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Come scrivere un romanzo in 100 giorni

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  • Autore: Morgan Palmas
    Sab, 06/06/2009 - 13:02

    Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

    Ho iniziato a scrivere nel 2001. Non giovanissima, quindi. Non è stato un caso. Da qualche anno sentivo che avrei scritto, perciò mi ero documentata, leggendo libri sulla scrittura e integrando le mie letture. Sono sempre stata una grande lettrice ma ho sempre letto per 'settori' e per autori, e solo quello che mi piaceva. Da quando ho capito che la scrittura sarebbe stata così importante per me ho allargato i miei interessi anche ad altri libri. E soprattutto, ma questo negli ultimi anni, leggo con un occhio diverso, più attento alle parole, non solo alla storia.

    Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

    Io sono sicuramente verso il lato dell'istinto creativo. Credo influisca anche il carattere in questo. E lo dico nonostante la mia razionalità conclamata. Credo che ogni manifestazione artistica debba poter dare molto spazio all'istinto. Per la razionalità c'è già il resto della vita. L'istinto da solo, però, non basta. Quindi direi: iniziare d'istinto, sfogare la creatività e poi ripulire il tutto con la razionalità. Ma senza usarne troppa.

    Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos...







  • Autore: Morgan Palmas
    Sab, 06/06/2009 - 12:38
    Accade talvolta durante la narrazione che un personaggio senta la necessità di esprimere le sue idee a se stesso, in forma di monologo interiore.
    Egli/Ella non enuncia che sta pensando, bensì fa cadere in parola direttamente i suoi pensieri, uno dietro l’altro, uno scorrere di immagini, o di emozioni, o di frasi dettate da rabbia, o di percezione dell’ambiente circostante o di ricordi o di giudizi.

    Il monologo interiore è un’ottima tecnica per accelerare il ritmo: si possono rivelare elementi in un brevissimo spazio di narrazione, con un unico punto di vista; vi è l’opportunità di insinuare dubbi nel lettore e portarlo così verso una particolare prospettiva, magari confondendolo o depistando una previsione che appariva sempre più chiara.

    Non è qui la...
  • Autore: Morgan Palmas
    Ven, 05/06/2009 - 09:43

    Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

    Se devo indicare un anno preciso, direi il 1995: avevo 14 anni e, poiché al ginnasio non ci davano compiti abbastanza, per allungare i pomeriggi e non far preoccupare i miei genitori scrivevo ogni giorno due o tre pagine di fatti miei su un quaderno a quadretti – che dovrei ancora aver conservato da qualche parte, ma non lo dica troppo in giro altrimenti si scatena la caccia al tesoro. Più che caso fortuito è stata conseguenza naturale della fortuna di vivere in una casa piena di libri (che nel frattempo è diventata ancora più piena: al momento li abbiamo sistemati ovunque, sulle scrivanie, nelle étageres, presto anche nel frigorifero; e, curiosamente, i libri sono ancora lì ma io me ne sono andato) e soprattutto di venire portato molto piccolo a vedere il teatro, quando al mio paese ce ne era ancora uno. Non so quanto sia plausibile, ma la mia teoria è che vedere le idee in movimento, vive e presenti davanti a te, che si muovono e combattono sul palco, è il principale stimolo a confrontarsi con le proprie idee e a tradurle in parole che suonino bene. Infatti la prima cosa ardita che io abbia mai tentato di scrivere – con ambizioni letterarie, intendo – è stata una riduzione teatrale de Il Fu Mattia Pascal, un romanzo che evidentemente all’epoca ritenevo avesse bisogno dei miei miglioramenti. Per fortuna l’impresa è stata abbandonata...

  • Autore: Morgan Palmas
    Ven, 05/06/2009 - 09:26
    Siamo giunti alla quindicesima lezione, vorrei fare il punto della situazione, necessario talvolta per procedere con più serenità e vigore. Vi ho parlato finora dei seguenti elementi:

    - La motivazione e l’obiettivo per i quali avete deciso di scrivere un romanzo.
    - La gestione del tempo e la responsabilità verso la vostra mente.
    - Il rischio dell’illusorio autocompiacimento.
    - L’idea che sta alla base del romanzo e il personaggio principale.
    - La griglia con l’utilizzo del cerchio: 8 settori (macrotematiche) e 24 frecce (microtematiche).
    - La scelta di essere o meno un narratore onnisciente.
    - I rapporti fra intreccio e fabula.
    - I personaggi e le relazioni fra loro.
    - L’incipit e la programmazione delle giornate con un metodo.
    - Gli ostacoli e gli imprevisti nella narrazione.
    - I dettagli e il brainstorming.
    - Il...
  • Autore: Morgan Palmas
    Gio, 04/06/2009 - 10:19
    Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

    Mi sono avvicinato alla scrittura nel 1966, a sei anni, come tutti. In
    prima elementare. Andavo bene a scuola, soprattutto nello scrivere,
    perché sono nato in una famiglia colta.
    A quattordici anni, grazie all'abilità di una venditrice porta a
    porta, fui iscritto a un corso di dattilografia.
    A ventidue anni, grazie al diploma di dattilografia, trovai lavoro
    presso l'ufficio stampa della Confartigianato del Veneto. I miei
    compiti all'inizio erano: dattiloscrivere in bella copia i comunicati,
    incollare i francobolli sulle buste, alzare il telefono quando suonava
    e dire - a seconda dei casi - "Le passo il dottore" o "Il dottore è
    fuori stanza". In quell'ufficio incontrai, non subito, persone che
    videro in me qualche capacità e che mi formarono. Quando lasciai quel
    posto di lavoro, nel 1989, avevo una compiuta professionalità da
    ufficio stampa.
    Il mio secondo lavoro, dal 1989 al 1996, fu: fattorino-magazziniere in
    una libreria universitaria. Portavo in giro pacchi con l'ApeCar,
    preparavo le bolle delle rese, cose così.
    Il 30 aprile del 1988 ero a Roma per lavoro, ma avevo un mezzo
    pomeriggio libero. Andai a spasso. In una libreria comperai un piccolo
    libro di poesie, pubblicato da una casa editrice infame e scritto da
    una...



















  • Autore: Morgan Palmas
    Gio, 04/06/2009 - 10:10
    Il ritmo, altro argomento di primaria importanza.
    Non vi è mai capitato di leggere un romanzo e sentirvi spingere in avanti con forza l’anima oppure, al contrario, avere l’impressione di rallentare fino quasi a sembrare immobili? Risposta ovvia. Ecco, il ritmo si può gestire a priori, lo si può modulare. Alcuni avvertimenti, fra i molti, ne parleremo ancora nelle prossime settimane.
    Raccontare l’atto di un vecchio che fuma la pipa per pagine è assai diverso da narrare la corsa in auto di un rapinatore di banca, semplice da intuire, vero? Ma il ritmo può e deve essere coordinato attraverso forme più complesse.

    Riflettete sull’uso della punteggiatura: la virgola ha un significato temporale diverso dal punto, per non parlare dei punti...

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Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

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