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William Faulkner e la sua recensione di “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway

William Faulkner e la sua recensione di “Il vecchio e il mare” di Ernest HemingwayNella metà del XX secolo, i due pezzi grossi della scena letteraria americana erano William Faulkner ed Ernest Hemingway. Entrambi godevano di un’ampia fama a livello internazionale sia come autori di romanzi che di racconti, ed entrambi sono stati insigniti del Premio Nobel per la Letteratura.

Nato nel Mississippi, Faulkner scriveva storie allegoriche del Sud in uno stile ellittico. I suoi lavori si contraddistinguono per l’uso del flusso di coscienza e per il continuo cambiamento dei punti di vista. Amava anche fare un uso smodato delle frasi lunghe, al punto da detenere il record per la frase più lunga nella storia della letteratura che, secondo il Guinness dei primati, si trova nel capitolo 6 di Assalonne! Assalonne!. Hemingway, invece, ha insabbiato la florida prosa dei libri di età vittoriana in frasi brevi, terse e ingannevolmente semplici.

 

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Una differenza enorme, dunque, che non era sfuggita nemmeno agli stessi scrittori che non si sono fatti mancare punzecchiamenti vari, al punto che Faulkner parlando di Hemingway disse: «Non ha mai usato una parola che abbia costretto il lettore a usare un dizionario».

Altrettanto caustica la risposta di Hemingway: «Povero Faulkner. Pensa davvero che le grandi emozioni derivino da grandi parole?».

 

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Stando a quanto si riporta dell’accaduto, per Faulkner quella frase non voleva essere un insulto, ma Hemingway la recepì come tale. E questo complicò molto i già tesi rapporti tra i due autori.

 

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William Faulkner e la sua recensione di “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway

Anche se non s’incontrarono mai, erano entrambi consapevoli del talento dell’altro e animati da una grande competitività, soprattutto Hemingway che, nonostante l’apparenza da macho, era molto insicuro. E se Hemingway definiva Faulkner «il migliore di tutti noi», questi di certo non si risparmiava, ricambiando con un: «Penso che sia il migliore che abbiamo avuto», anche se quando un editore propose Hemingway come autore della prefazione di un libro dedicato a Faulkner, quest’ultimo rispose:

 

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«Mi sembra di cattivo gusto chiedere a lui di scrivere una prefazione a un mio lavoro. È come chiedere a un cavallo nel mezzo di una corsa di scrivere un trafiletto su un altro cavallo sullo stesso campo da corsa».

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E quando Breit chiese a Faulkner di scrivere una recensione a Il vecchio e il mare di Hemingway, egli rifiutò. Ma quando un paio di mesi dopo ricevette la stessa richiesta dalla rivista letteraria «Shenandoah», Faulkner cedette, lodando il romanzo in una recensione della lunghezza di un paragrafo. Eccola:

 

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William Faulkner e la sua recensione di “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway

Il suo meglio. Il tempo potrà mostrare come sia il miglior pezzo singolo di ognuno di noi, voglio dire il suo e dei miei contemporanei. Questa volta, ha scoperto Dio, un Creatore. Finora, i suoi uomini e le sue donne si erano fatti da soli, si erano formati dalla loro stessa argilla; le loro vittorie e le sconfitte erano nelle loro mani, solo per dimostrare a sé stessi o a un altro quanto potevano essere duri.

 

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Ma questa volta, ha scritto sul peccato: su qualcosa che da qualche parte ha fatto tutti loro: il vecchio che doveva catturare il pesce e poi l’ha perso, e il pesce che doveva essere catturato ed è stato perso, gli squali che dovevano derubare il vecchio del suo pesce; li fa fatti tutti e li ha amati tutti e ha provato pietà per tutti loro. È tutto giusto. Lode a Dio che qualunque cosa abbia fatto e ama e compatisce Hemingway e io gli abbiamo impedito di toccarla ulteriormente.

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