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“Volevo dirti delle stelle”. Incontro con Roberto Emanuelli

“Volevo dirti delle stelle”. Incontro con Roberto EmanuelliVolevo dirti delle stelle (Sperling&Kupfer, 2021) è il sesto romanzo di Roberto Emanuelli, i cui libri riscuotono un buon successo grazie a una collaudata miscela di trame sentimentali, ambientazioni contemporanee, forti interazioni col mondo della rete e numerosi riferimenti musicali.

Questa volta la vicenda riguarda Claudia e Matteo, quarantenni romani – lei insegnante, lui ex avvocato convertitosi in imprenditore – il cui rapporto, nato sui banchi dell’università, si guasta all’improvviso. Il motivo è l’incontro di Matteo con Greta, una diciannovenne bella e sfrontata, che nasconde sotto l’apparente sicurezza le cicatrici morali e materiali di un passato difficile, ma che non impiega molto tempo a convincerlo a tradire la compagna di sempre.

Matteo si trova presto di fronte a un bivio, ma anche le due donne devono prendere delle decisioni: Greta può fidarsi di un uomo tanto più vecchio di lei e appartenente a un mondo del tutto diverso dal suo? E Claudia deve quindi ammettere di non conoscere veramente l’uomo con cui ha diviso metà della sua vita?

Ne abbiamo parlato con l’autore in un incontro online.

 

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Matteo, Claudia e Greta: quale dei tre personaggi l’ha coinvolta e impegnata di più nella scrittura?

Nei romanzi precedenti di solito il personaggio che m’impegnava di più era quello femminile, ma in questo caso, forse per la prima volta, mi ha coinvolto maggiormente il protagonista maschile, perché contiene più elementi che fanno parte della mia esperienza personale, dalla morte del padre agli attacchi di panico.

“Volevo dirti delle stelle”. Incontro con Roberto Emanuelli

I diversi punti di vista del racconto sono molto differenti tra loro. Qual è stato il più difficile da raccontare?

Forse Greta, più lontano da me dal punto di vista generazionale, anche se dentro di me c’è ancora un po’ della mia adolescenza. Claudia è stata più facile perché ha attraversato esperienze simili alle mie, per cui mi riconoscevo nel suo dolore.

 

Non si è confrontato con qualche adolescente?

No, a parte qualche scambio di messaggi con ragazzi che mi seguono sui social. Spero di avere la capacità di adattarmi a linguaggi anche diversi dal mio.

 

Personalmente ho qualche perplessità su questo libro, nel senso che ho riscontrato un certo appiattimento delle voci: mi sono sembrati poco credibili due quarantenni che appaiono un po’ troppo adolescenziali, troppo poco staccati del mondo di Greta e dei suoi amici. È solo una mia impressione?

Viviamo in una società liquida e i quarantenni di oggi, fascia a cui appartengo anch’io, purtroppo, o per fortuna a seconda dei punti di vista, sono sicuramente più adolescenziali rispetto a quelli che ci hanno preceduto. Io non mi sono mai sposato, non ho figli, vivo da solo e in un certo senso vorrei anch’io diventare grande e magari farmi una famiglia, ma finora non ne ho avuto la possibilità. Penso che, tutto sommato, potrebbe essere in atto un appiattimento della società, e non solo del linguaggio, sotto questo profilo. Le scelte di Claudio e Matteo sono quelle che potrei fare io, quindi se loro sono un po’ superficiali e adolescenziali credo di esserlo anch’io.

 

Il romanzo è calato nella realtà e si svolge in gran parte nel 2021. È stata una scelta precisa quella di non parlare della pandemia?

Sì. Me l’hanno fatto notare in sede di revisione del romanzo. Mi sembrava davvero spoetizzante far togliere o mettere la mascherina ai personaggi…Poi le regole cambiano di continuo, per cui rischiavo di datare troppo la storia. Infine, penso che abbiamo tutti bisogno di sognare una normalità che spero stia tornando davvero.

 

La scelta di presentarci Claudia e Matteo all’età in cui erano più o meno coetanei di Greta cerca di mostrare le differenze tra i ventenni al principio degli anni Duemila e quelli di oggi. Cosa le piaceva di più di allora e cosa invece pensa sia magari meglio adesso?

Erano senza dubbio diversi perché avevano un approccio diverso nei confronti di tante cose, ad esempio riguardo al sesso. Potessi scegliere, direi che preferisco quella generazione, che è poi la mia. Pur essendo immerso nel mondo attuale, nella sua mancanza di filtri e nella sua sfacciataggine, credo che si siano persi molti valori che adesso rimpiango. Non tutti i giovani di oggi sono come Greta, naturalmente, ma basta andare su Instagram per trovare migliaia di profili di ragazze che si espongono in modo insulso. Si fanno ritrarre da fotografi professionisti come se l’unica cosa che conta fosse avere uno shooting, ma a che ti serve se non pensi di intraprendere una carriera come modella o come attrice? E poi sembra che finiscano tutte su uno yacht in Costa Smeralda… io mi chiedo dove stiano tutti questi yacht, a me non è mai capitato di salirci anche se sono una persona che in fondo guadagna abbastanza bene. Sono ragazze lontanissime dalla realtà.

Chi legge deve odiare Greta, che sfida il mondo senza nessun rispetto, anche se poi recupererà la sua dignità. Spesso, però, dietro l’apparenza di superficialità esiste qualcosa che non riesce ad emergere, perché manca un supporto da parte dei genitori, degli insegnanti o degli amici. Non è facile uscire da certi ambienti se non sei aiutato, ma si è sempre in tempo a migliorarsi.

“Volevo dirti delle stelle”. Incontro con Roberto Emanuelli

La musica è molto importante nel romanzo: in base a quali criteri ha scelto i brani musicali di cui si parla e che formano le playlist dei personaggi?

Ho studiato pianoforte da bambino, ho scritto canzoni perché per un certo periodo volevo fare il cantante rap e ho un fratello musicista, oltre a una collezione di vinili che apparteneva a mio padre. La musica fa parte della mia vita e l’ascolto di continuo.

Ascolto mentre scrivo e spesso mi piace inserire nella storia un motivo che mi piace particolarmente. C’è anche una ricerca mirata in base all’età dei personaggi: Greta magari ascolta pezzi che non appartengono ai miei gusti personali.

 

Rispetto ai romanzi precedenti c’è una scelta di parlare di sesso in modo molto più esplicito. Teme di essere criticato dai suoi lettori abituali?

C’è stata qualche piccola discussione con il mio editor, che aveva dei dubbi in proposito, ma poi ho fatto leggere il libro a qualche mia amica per sapere se lo trovassero fastidioso o volgare, e il loro giudizio mi ha rassicurato. Ho voluto raccontare la vita in un modo un po’ più esplicito e più autentico, meno patinato che negli altri romanzi, anche perché ci ho messo tanto delle mie esperienze personali, ad esempio del quartiere dove sono cresciuto.

 

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A proposito di tradimento: esiste una ricetta per non cadere in tentazione in una relazione duratura?

No, non credo nelle ricette. Io non ho mai tradito ma ho pensato di tradire, per cui mi chiedo: ma che differenza c’è tra il tradire materialmente e il farsi un film mentale in cui lo fai con un’altra? La tentazione nell’arco di un certo numero di anni arriva per forza, poi sta a te decidere se tradire o non tradire. C’è chi non si fa nessun problema a tradire, c’è chi lo fa soffrendo e pentendosi. Giocare con i sentimenti degli altri, mentire in continuazione per me è la cosa peggiore. Chi mente per tradire spesso poi finisce per mentire sempre anche nel resto della vita.

 

Ha cambiato qualcosa rispetto alla prima stesura?

Solo il narratore. Ero partito con un narratore in terza persona, ma poi mi sono ritrovato più a mio agio con la prima, anche se ho scelto di far parlare più voci.


Per la terza foto, la fonte è qui.

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