Viaggio, sogno e letteratura. “La verità dei topi” di Massimiliano Nuzzolo
L’ultimo libro di Massimiliano Nuzzolo, La verità dei topi (Les Flâneurs Edizioni), accompagna il lettore attraverso un incredibile viaggio che sfiora a tratti il paradosso.
Il protagonista è uno scrittore, Raphael De Novo, che durante una sera della sua normalissima vita, si reca all’inaugurazione di «uno splendido cannone a raggi psichedelici»,in occasione della rassegna Scrittura Creativa a più non posso. È stato invitato a tenere un breve discorso sul palco per parlare del suo ultimo libro che si sta«muovendo assai bene sul mercato».
Nuzzolo, con i romanzi precedenti, si è distinto per le trame fuori dall’ordinario e la scrittura pungente e anche nel suo nuovo lavoro lo conferma, fin dalle prime righe.
Se l’inizio del testo incuriosisce e ben predispone alla lettura, qualche pagina dopo un colpo di scena bizzarro rompe le righe riguardo a quello che il lettore si aspetterebbe di leggere.
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Lo scrittore protagonista, infatti, dopo essere svenuto sul palco, si risveglia nudo in una stanza, legato mani e piedi. Due aguzzini, tra i quali una sconcertante Signorina Rottenmeier, lo stanno interrogando con maniere poco eleganti e tanto di coltello. Hanno trovato delle prove schiaccianti nel microfilm che gli hanno rinvenuto in tasca e lo accusano di non essere per nulla uno scrittore, ma Mr. Kospic, l’ultimo erede, scomparso nel nulla, del più potente cartello sudamericano del narcotraffico. Il protagonista nega con tutte le sue forze, ma non serve a nulla.
«E iniziai a raccontare. E, come una Shahrazād moderna, barbuta e alquanto mascolina – credetemi miei cari –, avrei anche raccontato di aver visto il Papa e Mick Jagger ballare insieme una samba, di Michael Jackson, bonanima, che faceva causa a un bambino per molestie, di tutti i presidenti degli Stati Uniti d’America pronti a chiedere scusa ai popoli che avevano bombardato, nel mondo, senza reale motivo, eccetera eccetera eccetera.»
Il viaggio ha inizio: il libro, raccontato in prima persona dal protagonista, si dipana come una lunga e rocambolesca confessione della sua vita, che parte dalle luride periferie di Caracas per toccare quasi tutte le parti del mondo, come Spagna, Svizzera, Francia, Messico, Italia.
Un diario di viaggio che sembra un sogno, una storia fantastica, talmente assurda che si è molto tentati di crederci.

Patrick e Rebecca sono i bisnonni e pionieri di quello che sarebbe diventato l’impero di famiglia, il commercio di sostanze stupefacenti, che è in seguito portato avanti con adorabile nonchalance dalla nonna, la contessa Beatrice Du Marchand, madre adottiva del piccolo Edgar “Diddi” Kospic/Du Marchand, il padre del protagonista.
Diddi viene raccolto dalla contessa a Caracas: è uno dei tanti bambini orfani e mendicanti. Per sopravvivere vende topi ai ristoranti della città che ne cucinano le carni per le famiglie aristocratiche. Da questo momento in poi Diddi diventa il vero protagonista del libro: un bambino di undici anni, salvato dalla miseria, la cui vita cambierà per sempre.
L’autore riesce a mettere in piedi una storia inverosimile rendendola credibile, traendo ispirazione dal mondo vero ma filtrando le informazioni attraverso una creatività che sfiora lo psichedelico: per raccontare la vita di Egdar/Diddi non attinge soltanto ai fatti reali ma soprattutto a musica, libri e letteratura, cinema e politica.
«L’articolo era scritto o da un certo Clark Kent della «Metropolis Gazette». Bel coraggio quel giornalista. Un eroe... Anche se il nome le dava l’idea di uno pseudonimo... Chi avrebbe rischiato la propria vita per denunciare quella lordura? Comunque l’articolo era da super uomo. Roba da premio Pulitzer. Tirava giù tutto, anche il Cielo. E col Cielo un bel po’ di persone altolocate per potere, estrazione sociale e influenza nel mondo intero, persone che la contessa aveva conosciuto assai bene per affari»
La verità dei topi è un libro che si propone anche di essere una metafora della vita moderna, prendendone in giro la parte più bigotta, senza mai sfociare nella polemica o nel banale.
«Quarto singolo fu invece Mi consenta, brano allegro dal mood galvanizzante e ben orchestrato con il quale gli Spooh tentarono Sanremo ma furono eliminati alla prima serata. Come lato b Ruby Tuesday, una fantastica cover degli Stones che però in Italia non fu capita.»
La scelta di servirsi degli occhi di Diddi, un adolescente che attraverso l’io narrante è colui che in primis vive la storia, dona al testo leggerezza e innocenza e allo stesso modo dinamicità e ironia.
«Sembrava assai convinto delle sue parole e Diddi non volle apparire incredulo o indiscreto o rompicazzo e quindi non l’apostrofò.
Poi il giovane continuò: “Scusate, non mi sono nemmeno presentato. Piacere, Grenouille, garzone profumiere in viaggio da Parigi”, e gli porse la mano.»

Ogni volta che l’autore attinge a una fonte presa in prestito dalla narrativa o dalla musica, rimanda il lettore a delle specifiche note a fondo volume, che invita a leggere, perché fanno anch’esse parte del testo e ne mantengono l’ironia.
Il libro è un grande pot-pourri di situazioni grottesche, avventure e complotti, tenuti insieme da un sarcasmo acuto e da un ritmo che non perde mai quota.
La sensazione è quella di trovarsi in mondo che rimane a metà fra Alice nel paese delle Meraviglie e Pulp fiction.
Come tutte le grandi storie, in questo romanzo nemmeno il finale delude. Protagonisti sono ancora una volta i topi, che appaiono qua e là in tutto il testo, nella veste di animali parlanti che vogliono lasciare un messaggio. Nuzzolo chiude la sua storia tenendo fede allo stato d’animo di tutto il volume, lasciando sulle labbra del lettore un sorriso.
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Un romanzo leggero ma meritevole di essere letto, adatto a tutti, soprattutto a chi preferisce prendere con ironia la vita, levarsi un po’ di polvere di dosso, e perché no, cominciare un viaggio fantastico nel mezzo tra sogno e verità.
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