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“Una storia quasi solo d’amore” di Paolo Di Paolo, raccontare l’amore senza cliché

“Una storia quasi solo d’amore” di Paolo Di Paolo, raccontare l’amore senza clichéUna storia quasi solo d’amore è il titolo dell’ultimo lavoro di Paolo Di Paolo, edito da Feltrinelli, un romanzo che sembra un dialogo ma che invece è una storia d’amore.

I protagonisti sono Nino e Teresa e il palcoscenico della loro storia d’amore è la Roma del 2013. Nino è appena rientrato da Londra. Era partito con la sua ex-fidanzata e una valigia cariche di speranze. Dopo una serie di buchi nell’acqua il suo sogno di fare fortuna all’estero è sbiadito e quindi Nino ha accettato la proposta della sua ex insegnante di recitazione Grazia di tenere un corso di teatro per pensionati. L’idea di spiegare come si recita a un branco di vecchi ultrasettantenni non lo alletta più di tanto ma accetta pur se a malincuore. Perché non era quello che sognava, anzi… è piuttosto convinto che sarà un altro ennesimo tassello da aggiungere alla lista delle cose inutili che ha fatto. Ma dopotutto, che cosa ha da perdere? Nino ha vent’anni, è della generazione che chiamano nativi digitali, senza fede né ideali, non ha prospettive future, vive alla mercé del suo realismo misto a pragmatismo, infuso da profondo senso d’insoddisfazione.

A scompaginare la vita di Nino ci pensa l’amore. Una sera fuori dal teatro incontra Teresa, la nipote di Grazia e di punto in bianco tutto cambia.

Teresa ha dieci anni più di Nino, è più adulta, più matura. Lavora in un’agenzia di viaggi, passa le sue giornate proponendo tour e pacchetti vacanze a coppiette e turisti che lei non farà mai e che forse non farebbe comunque, anche se ne avesse la possibilità. Ha un quasi matrimonio alle spalle e ha una cosa che a Nino manca del tutto: la fede.

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“Una storia quasi solo d’amore” di Paolo Di Paolo, raccontare l’amore senza clichéIn Una storia quasi solo d’amore Paolo di Paolo inscena l’innamoramento: l’incontro-scontro, la ricerca, la conquista, il possedersi. Leggendo viene presto da chiedersi che cosa possano mai avere in comune Nino e Teresa, diversi in tutto e apparentemente lontani non solo nell’età. Ma si rende presto evidente come la domanda non sia questa. Perché esiste probabilmente un solo campo in cui il pregiudizio perde ogni suo potere: l’amore. Nell’innamoramento, semplice, fatale, inevitabile, le orbite di Nino e Teresa si approssimano, diventano concentriche. Loro sono ambedue alla ricerca di un proprio posto su questa Terra e alla fine lo scontro pare inevitabile.

Paolo Di Paolo dimostra come sia possibile raccontare l’amore svincolandosi dai cliché del romanzo rosa o sentimentale. Il suo libro ha una dose di sperimentalismo che spiazza chi legge. Le frasi sono ora morbide e voluttuose, ora spigolose e ruvide. I capitoli sono sciolti in paragrafi che però non aspirano a essere frammenti e spesso si ha la sensazione di leggere non un “vero” romanzo di genere ma, piuttosto, la sceneggiatura di un’opera teatrale, in cui i protagonisti sono attori in carne ossa, che si apprestano a recitare un ruolo.

Quando si parla dell’amore c’è il rischio di essere banali, di dire cose già dette. Eppure inUna storia quasi solo d’amore la chiave di volta sta nel suo quasi. Questo romanzo ha tanti rami che attorcigliano in un racconto sul contemporaneo dotato di un’attualità incredibile e direi inattesa. E così succede che parlando dell’amore e dell’innamoramento in Una storia quasi solo d’amore Paolo Di Paolo finisca per parlare un po’ anche di tutto il resto: di cosa vuol dire avere venti e trent’anni oggi, di senso di smarrimento e speranze disilluse, di morte e malattia, e soprattutto lo scrittore romano classe 1983 dà il senso di cosa vuole dire sentirsi spettatori inermi di una realtà che sta finendo, lastricata di preghiere, corsi di teatro per terza età e agenzie di viaggi. E in questo mondo che tramonta e si sgretola, i dialoghi sentimentali ed emotivi e i rapporti umani che lo costituiscono non possono avere dei contorni netti, perché è la dimensione in cui sono calati a non essere tale. La modernità è da sempre frammento, confine labile.

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