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“Una commedia italiana” di Piersandro Pallavicini: prodigio di filologia cinematografica

Piersandro Pallavicini, Una commedia italianaSe, dopo questo articolo, vi venisse voglia di leggere Una commedia Italiana di Piersandro Pallavicini (Feltrinelli), vi consiglio di provvedere a creare una certa atmosfera, un ambiente, un contesto, una scenografia adatta insomma, alternativa alla solita sedia, o al divano o al letto o qualunque altro posto e modo siate abituati a leggere. Cercate anche di trovarvi a Solària, il paese più alto d’Italia oppure in volo verso Londra. Perché? Il perché, come si dice, lo scoprirete solo leggendo (il libro, non la recensione, o se volete entrambi, il che è sicuramente meglio…).

Ad ogni modo, se avete scelto Solària, dovete assolutamente trovare «una casa a scomparsa» dove «tutto è dietro a un pannello, e tutto si mostra solo premendo certi grossi pulsanti […] come la villa di Hollywood Party». È l’ultima casa lungo la salita che porta agli alpeggi, quindi è impossibile sbagliarvi. Ora, accomodatevi su una chaise longue e sorseggiate un Martini («tre quarti di gin, un quarto di vermouth. Dry, non bianco. Adesso mescolare, non agitare»). Garanzia (soddisfatti o rimborsati) che, in compagnia della famiglia Pampaloni, godrete di una delle letture più raffinate e disimpegnate e, allo stesso tempo, più frivole e caustiche dell’anno. Attenzione, tuttavia, a non cadere vittima di uno dei famosi scherzi del dott. Alfredo Pampaloni, che dottore non lo è per niente. È, invece, un furmagiätt, o meglio, un perito chimico convertito in industriale dei formaggi, formidabile scherzador, impareggiabile cialtrone, che si riserva, per dirla con Tognazzi, il «diritto alla cazzata»* purché espletata in giacca blu, pantaloni bianchi e mocassini rigorosamente senza calze.

Dottoressa, anzi professoressa di Chimica alla Statale di Milano, è sua figlia, Ave Ninchi… pardon, Carla Pampaloni che, con l’inseparabile collega e amica da tempi immemorabili Paola Ottolina (detta can-bulldog aka racchiona aka virago), è stata precettata a trascorrere le vacanze estive dell’anno del signore 2012 a Solària, appunto, insieme al fratello Rogoredo detto Edo residente in quel di Londra, gallerista approssimativo, segni particolari una singolare tirchieria sfociante in una rara forma di cleptomania. La ragione di questa adunata di famiglia è la divisione del patrimonio del vecchio Alfredo, che – ça va sans dire – tra personaggi del genere, in un luogo del genere, mica può avvenire in tranquillità: una firma con una Montblanc davanti al notaio e via… Prima ci vogliono, come minimo, un’accetta conficcata nella cassetta della centralina elettrica, una valanga di palle di fuoco, muri imbrattati di ingiurie e un vice ispettore di polizia donna, attempata controfigura della Fenech per far luce su questa sequela di accidenti.

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Piersandro PallaviciniSe il precedente romanzo di Pallavicini, Romanzo per Signora, era un capolavoro di filologia letteraria, questo Una commedia italiana è un prodigio di filologia cinematografica di cui il titolo è evidentemente testimone e compendio. Sì, il canone della commedia all’italiana, il sintomo più potente delle trasformazioni sociali e antropologiche dell’Italia del secondo dopoguerra raccontate da quella bizzarra ma, a suo modo, anche molto precisa cartina di tornasole che è il cinema. Lo stesso cinema inseguito, per celia o per amore, da Alfredo Pampaloni nelle sue misteriose fughe estive in Spider negli anni ‘60.

Questo romanzo presenta soggetti di grande intelligenza comica, scoprendo il personaggio che si cela dietro la persona comune, tanto che viene quasi spontaneo chiedersi se il merito sia da attribuire all’occhio clinico del Pallavicini scrittore o del Pallavicini docente di chimica e, pertanto, in grado di cogliere reazioni occulte allo sguardo profano per trasfonderle in una formula vincente. La trama si snoda per episodi che, nonostante gli shift spazio-temporali, s’incorporano in un intreccio puntuale, coeso anche al di là della stretta logica narrativa e soprattutto fedele alla pura ispirazione del genere, letterario e cinematografico, della commedia intesa non come mero bozzettismo ma come guizzo di realtà straripante, iconoclasta, anarchica. Il tutto diretto da una prosa schietta e scaltrita, avallo supplementare, se ancora ce ne fosse bisogno, della destrezza affabulatoria dell’autore, scanzonata e vibrante, bizzarra e geniale nel sintetizzare registri linguistici diversi, dal parlato-dialettale al tecnico, dal brillante al satirico, mantenendo, sempre e comunque, la scrittura come un amalgama felice e non puro esercizio di stile. Esattamente come la vera Commedia Italiana di cui questo fortunato libro di Piersandro Pallavicini si fa riduzione letteraria.

 

*Ci si riferisce alla giustificazione opposta dall’attore alle accuse seguite alla celebre goliardata organizzata nel 1979 quando si fece fotografare in manette con l’accusa di essere il “grande vecchio” delle Brigate Rosse, scherzo architettato con la complicità del settimanale satirico «Il Male».

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