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Un romanzo della letteratura latina, il “Satyricon”

Un romanzo della letteratura latina, il “Satyricon”Non è semplice accostarsi all’opera attribuita a Petronio Arbitro, innanzitutto a causa della lacunosità con cui il testo ci è pervenuto, a cui va aggiunta l’incertezza sull’autore stesso.

Questo prosimetro ci è stato tramandato da una serie di codici che riportano, però, diversi titoli, tra i quali Satyri fragmenta, Satiricon, Satyricon, Satirarum libri; è ormai tradizione indicare l’opera con il genitivo plurale greco Satyricon, sottintendendo libri, riferendosi a “libri di cose satiresche”, dunque a tema comico e licenzioso.

Quasi tutti gli studiosi concordano nel datare il testo al I secolo d.C., individuando nel Petronio tacitiano l’autore; era questi uomo di alto rango alla corte di Nerone, condannato poi dallo stesso imperatore nel 66. Nel xvilibro degli Annales, Tacito narra che Petronio fu proconsole in Bitinia e poi console, dimostrandosi energico e all’altezza del compito. Tuttavia, egli era anche dedito ai piaceri della vita, un gaudente raffinato, e così fu accolto al palazzo di Nerone, tra una ristretta cerchia di intimi, come elegantiae arbiter, cioè un arbitro del buon gusto di cui Nerone seguiva consigli e raccomandazioni.

 

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Non solo la descrizione fatta da Tacito ben corrisponde al profilo dello scrittore che emerge dal testo, ma ci sono indizi disseminati nell’opera che rimandano all’età di Nerone, tra cui nomi di gladiatori e attori celebri in quel periodo, un personaggio del racconto che polemizza contro il Bellum civile di Lucano, e alcuni passi poetici di un poemetto intitolato Troiae halōsis, La presa di Troia, stesso titolo di una composizione di Nerone. Solitamente il Satyricon viene definito “romanzo”, ma va ricordato che nella letteratura classica non esiste un genere che possa essere simile in tutto e per tutto al nostro romanzo moderno; con il termine “romanzo” ci si riferisce per scelta convenzionale a opere come le Metamorfosi (o L’asino d’oro) di Apuleio. Così come l’opera di Apuleio, anche quella di Petronio narra trame avventurose e composite, svolte nel paradigma narrativo del viaggio; si distingue, invece, dal fatto che il testo non è interamente in prosa, presentando inserti poetici anche piuttosto estesi. Queste caratteristiche avvicinano di più il Satyricon a un altro genere letterario, quello delle satire menippee.

Un romanzo della letteratura latina, il “Satyricon”

Si ipotizza che l’opera fosse vasta poiché, grazie ai frammenti conservati, si sa che essi appartenevano ai libri xv e xvi, e gli editori l’hanno ordinata in 141 capitoli. La vicenda è raccontata in prima persona dal giovane Encolpio, che ricorda le avventure vissute durante un viaggio fatto con un bel giovane di nome Gìtone, di cui è innamorato. Il primo frammento narra di Encolpio che conosce un retore, Agamennone, che ragiona sulla decadenza dell’eloquenza, e parte della sua oratoria è in versi, mostrando subito la mescolanza di prosa e poesia; in seguito Encolpio torna alla locanda dove alloggia con Gìtone, e lì è ospitato anche Ascilto, giovane rivale nell’amore per Gìtone.

I tre giovani attraversano peripezie in una “città greca” campana, si pensa Napoli o Pozzuoli; Quartilla, sacerdotessa di Priàpo, li accusa di aver recato offesa al dio, e per rimediare li fa partecipare a un’orgia. Segue poi il lungo, e celebre, racconto della cena a cui partecipa anche Agamennone che si svolge nella casa dell’opulento liberto Trimalchione; la narrazione della cena occupa praticamente quasi la metà di tutti i frammenti conservati, con un interminabile convivio in cui Trimalchione esibisce sfarzo e ricchezza dando spettacoli talvolta grotteschi, fino a portare Encolpio al disgusto per quell’ostentazione esagerata e di infimo gusto. Dopo la cena, Encolpio e Ascilto litigano per Gìtone, il quale sceglie Ascilto. Encolpio incontra poco dopo Eumolpo, vecchio letterato, che osservando il giovane intento ad ammirare un quadro che raffigura la presa di Troia, gliene dà una descrizione in versi, per esattezza 65 trimetri giambici, con la suddetta Troiae halōsis. Il giovane e il vecchio diventano compagni di viaggio, e dopo aver ritrovato Gìtone vivono altre avventure, a cui si aggiungono le gelosie di Encolpio, poiché Eumolpo diventa un nuovo rivale per l’amore di Gìtone. Dopo un naufragio, i tre arrivano a Crotone, e Gìtone e Encolpio si fingono servi di Eumolpo, a sua volta fintosi vecchio ricco senza eredi, e così facendo approfittano di pasti e regali dei cacciatori di eredità.

In un altro frammento, Eumolpo spiega quali requisiti siano propri della poesia elevata. Nella parte finale, assai frammentaria, il dio Priàpo punisce Encolpio con l’impotenza, e ciò genera l’ira di una ricca amante che pensa di venire disprezzata dal giovane. È, naturalmente, impossibile sapere se la vicenda crotonese fosse l’ultima del racconto o ne seguissero altre.

Un romanzo della letteratura latina, il “Satyricon”

Nell’opera petroniana si trova una commistione di differenti generi letterari, dalla parodia alla poesia elegiaca, alla tragedia, ed è palese che l’autore provi divertimento a narrare le avventure di così tanti diversi personaggi che sono colmi di vizi di ogni sorta, uomini e donne, giovani e vecchi, volgari arricchiti e intellettuali ormai falliti.

Va detto che Petronio mantiene un certo distacco, racconta tutto con disincanto, sempre lucido e critico, con sarcasmo, ironia, toccando tutte le corde della comicità, da quella più fine, sagace, a quella più grossolana e indecente. La materia comica riguarda, come sempre accade nella classicità, la vita di tutti i giorni, i ceti più bassi, e, dunque, anche il testo petroniano si inserisce in un “realismo” comico senza filtri morali (che invece erano presenti nelle satire).

Fondamentale in questo senso è lo stile, che si adatta alle situazioni descritte e dona tono ai personaggi, ciascuno dei quali ha un proprio modo di esprimersi a seconda del livello sociale e della funzione che riveste. Lo stile dell’autore è piuttosto semplice, aperto al colloquio, con vari grecismi e rari termini triviali; se a parlare è un personaggio colto, il linguaggio si eleva nettamente, seppur con intenti ironici, e diviene enfatico, ricchissimo. Se invece a parlare è un personaggio come Trimalchione, ecco che irrompe un linguaggio più volgare, colorito, frutto di una cultura bassa.

Un romanzo della letteratura latina, il “Satyricon”

Alcuni esempi di questo linguaggio popolare, cotidianus, si possono osservare nel discorso di Ermerote, un altro liberto commensale alla cena di Trimalchione, a cui Encolpio chiede informazioni:

 

tantum auri vides “vale tanto oro quanto pesa”

lacte gallinaceum “latte di gallina”, cioè qualcosa che non esiste

nec quid nec quare “né perché né percome”

nummorum nummos “soldi che partoriscono soldi”

 

Oltre a queste espressioni, si trovano anche alcuni hapax quali lupatria, per indicare con sprezzo una prostituta, e il verbo culare.

 

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Petronio sceglie dunque il realismo, scrive in lingua semplice e naturale, senza trascurare però eleganza e piacevolezza nella lettura. Non c’è costruzione letteraria, non ci sono escamotage, ma un atteggiamento sincero di quod facit populus, cioè la vita vera, la gente comune e le sue azioni.

Indubbiamente è questo a rendere tanto interessante, e mai sorpassata, quest’opera, seppur ne renda tanto complessa e non pienamente afferrabile l’interpretazione, continuando a fluttuare in una totale ambiguità, per quanto sempre acuta, intelligente e umoristica.


Riferimenti bibliografici

Petronio, in G. Garbarino, Storia e Testi della letteratura latina, Paravia, 2001, pp. 299-314.

Tacito, Annali, introduzione di C. Questa, traduzione di B. Ceva, testo latino a fronte, BUR, 2 voll.

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