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Un romanzo che sembra un labirinto. “Piranesi” di Susanna Clarke

Un romanzo che sembra un labirinto. “Piranesi” di Susanna ClarkeÈ un mondo altro, quello di Piranesi, il romanzo di Susanna Clarke, edito in Italia da Fazi, nella traduzione di Donatella Rizzati. È un mondo acquoso, labirintico, pieno di misteri e di intricati personaggi. O forse c’è un solo personaggio, che trascrive in un diario i suoi giorni, inventando calendari, i prima e i dopo, i punti di riferimento in una geografia acquosa, appunto, e popolata da statue, saloni immensi e spopolati, e pensieri.

Ci si sente estraniati per lungo tempo. Come sulla giostra, al Luna park, stomaco in gola, il mondo una sbavatura dalla quale è difficile estrarre volti e biografie. Chi parla? Chi conta i giorni trascorsi in questo mondo altro?

Parla, conta e tiene la contabilità dei Saloni e delle Statue, Piranesi. Ci vive lì, nella Casa, da sempre. La solitudine di Piranesi si interrompe soltanto il martedì e il venerdì, quando incontra l’Altro e gli racconta cos’ha scoperto di nuovo.

 

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La quiete dei giorni si interrompe in modo improvviso: Piranesi inizia a ricevere messaggi misteriosi da qualcuno che è arrivato nella Casa e vuole mettersi in contatto con lo studioso. Di chi si tratta? Per Piranesi, è un amico; per l’Altro è una minaccia. E il mondo che conosceva si rivela pieno di segreti, sconosciuto.

Suddiviso su tre livelli, il mondo di Piranesi ha una parte superiore, alla quale è meglio non accedere, comunque la via per raggiungerla è insidiosa, irta di pericoli: una coltre la avvolge rendendola inaccessibile. I saloni nella parte inferiore sono martoriati dalle maree che risalgono da chissà quali abissi. La struttura di questo mondo, della Casa, è insolita, eppure, nelle sue pieghe più intime, tradisce qualcosa di metafisico, di già noto. C’è il nostro mondo rispecchiato in quello di Piranesi.

Un romanzo che sembra un labirinto. “Piranesi” di Susanna Clarke

A differenza nostra, però, Piranesi, nel parlare della Casa, nello scoprire il proprio Mondo, mantiene nello sguardo lo stupore. C’è meraviglia nel modo in cui parla agli animali, nella maniera in cui li accudisce, sta loro accanto.

Il cambiamento, come anticipavo, avviene in modo repentino. Piranesi diventa inquieto. Qualcuno, dice l’Altro, gli vuole fare del male. Perché?

Resta difficile parlare della trama del romanzo poiché il modo in cui è pensata è tale da richiedere la lettura. È il cubo di Rubik che, all’inizio, appare non allineato, ma incastro dopo incastro, i colori si abbinano in pareti uniforme fino a completarsi armoniosamente.

Un romanzo che sembra un labirinto. “Piranesi” di Susanna Clarke

Lo stile è piacevole; è caldo, come le acque primordiali che sembrano nutrire, avvolgere, la Casa. Bisogna lasciarsi andare, quando si incomincia la lettura, non lottare contro la sensazione di smarrimento che coglie il lettore appena varcata la soglia del Mondo di Piranesi. Serve perdere il controllo muovendosi nel labirinto di Saloni che scandisce la vita del protagonista, il suo tempo che, a tratti, pare non combaciare con quello degli altri e nemmeno con i ricordi. È necessario perdersi per ritrovarsi.

Molto interessante è anche il nome scelto per il protagonista, nonché per il titolo. Piranesi. Come Giovanni Battista Piranesi nato a Venezia, nel 1720, incisore e architetto italiano. Di lui si legge che fu uno degli iniziatori dell’immaginario gotico e che grazie alle sue Carceri Walpole trae ispirazione per la stesura deIl castello di Otranto, il primo romanzo gotico.

 

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È da Le carceri che Susanna Clarke pare prenda spunto nell’erigere la Casa e il mondo del suo Piranesi. A guardare l’opera del pittore e a leggere, poi, il romanzo, colpisce molto come le due forme d’arte comunicano, si riversano l’una nell’altra. E la chiusura di cui la Casa si fa custode ricorda di nuovo il nostro mondo, l’isolamento, il confinamento a cui siamo stati obbligati in questo periodo storico. È nello sguardo, in primis, che differiamo, noi e Piranesi: per noi lo stupore tarda a insinuarsi nelle nostre vite, il labirinto che è diventata la nostra esistenza non ci porta alle stesse esperienze di Piranesi. Nei nostri Saloni, le statue raccontano altre storie. Entrambe – le nostre e quelle di Piranesi –, comunque, da scoprire.


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