Un romanzo che fa ridiventare bambini. “Il cielo non è per tutti” di Barbara Garlaschelli
Ho letto e recensito anche un altro testo di Barbara Garlaschelli, Non volevo morire vergine, edito da Piemme nel 2017: un libro che affronta un tema spigoloso come il rapporto tra sesso e disabilità e che, lo ricordo perfettamente, viene raccontato in modo serio e ironico allo stesso tempo, generando una mescolanza di stili e di emozioni che mi hanno fatto apprezzare da subito l’autrice milanese. E che, sono certo, in futuro mi porterà a leggere anche tutti gli altri volumi pubblicati dalla stessa scrittrice.
È con questo spirito che mi sono avvicinato a Il cielo non è per tutti, pubblicato da Frassinelli: con la voglia d’immergermi nuovamente in un mix di suggestioni e assaporare ancora quell’arte fine della narrazione che contraddistingue il suo modo di scrivere. E invece non è stato così: ho letto tutt’altro! Mi sono ritrovato davanti un testo semplice, fatto di vocaboli spontanei e frasi genuine; un volume colmo di naturalezza, perfetto per la trama e per i protagonisti della storia raccontata. Un testo capace di catapultare il lettore indietro nel tempo, agli anni dell’infanzia. Un libro realizzato quindi in maniera differente da quello precedente, ma che raggiunge ugualmente il suo scopo: far tornare il lettore un po’ bambino, facendogli quasi riviere un’età dimenticata. E in effetti, sulla quarta di copertina si legge: «Siamo stati tutti bambini, solo che molti hanno abbandonato l’infanzia nel garage degli attrezzi dimenticati, tra la polvere e la vernice seccata dentro bidoni di plastica, e non ricordano nulla, nemmeno di avere ricordi».
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La storia si svolge in un’afosa città della pianura padana. Una di quelle città dal sapore inconfondibile di vuoto; un vuoto generato dal periodo, in cui sono tutti in vacanza, tranne «chi non ha abbastanza soldi per andarsene, chi è troppo vecchio e chi è troppo piccolo».
Incastrati in situazioni simili ci sono anche Giacomo e Alida, due bambini vittime – ciascuno a suo modo – dell’estate e degli eventi che li circondano. Giacomo, ad esempio, sta per affrontare il lutto per la scomparsa di suo nonno, un signore irascibile e odiato da tutti. Alida, invece, non sopporta più sua madre, iperprotettiva ai limiti dell’ossessione. Così un pomeriggio, si conoscono per caso ai giardini e decidono di scappare assieme. Giacomo in sella a Freccia, la sua stupenda bicicletta rossa, e Alida con in tasca il suo inseparabile smartphone. Giacomo scappa dalla colpa: si sente un assassino per aver ucciso il padre di suo padre; Alida fugge da una madre troppo attaccata al denaro, che la porta a lavorare spesso di notte e a lasciarla sola.
Scompaiono quella notte stessa e gettano nel panico i famigliari: la mamma e il fratello di Giacomo, e la madre e lo zio di Alida, in primis.
Il libro parte piano, in maniera quasi troppo confusionaria. Si passa da Giacomo ad Alida, da un capitolo all’altro, e si fa quasi fatica a seguire le due storie. Ma è una sensazione che dura poco. Presentati i personaggi principali e i loro famigliari, si entra in sintonia con tutto il meccanismo pensato dall’autrice e, anzi, si apprezza ancora di più la struttura narrativa scelta. Una struttura snella, fatta di capitoli brevi, sormontati dal nome del protagonista interessato.
I personaggi sono costruiti in maniera sapiente e precisa, e ciascuno ha caratteristiche peculiari dettagliatissime e ben definite. Ogniqualvolta si passa da un paragrafo all’altro, infatti, si entra subito in sintonia con le emozioni provate da chi è al centro del capitolo. Tant’è che ciascuno dei personaggi potrebbe benissimo essere considerato come un protagonista della storia.
La trama è lineare, cronologica per quanto concerne l’evolversi della storia: non sono quindi presenti salti temporali; a parte qualche digressione utile a raccontare meglio i background dei personaggi. Non vi sono artifici narrativi complessi: l’autrice – e il lettore se ne rende conto sin dalle prime pagine – ha solo inserito alcuni periodi che, a tratti, aiutano la suspense. Non sono presenti nemmeno grandi colpi di scena, ma il ritmo incalzante dei fatti raccontanti e i protagonisti ben strutturati rendono davvero piacevole la lettura delle 266 pagine che compongono l’opera.
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A mio parere, a parte i dettagli narrativi tecnici, Il cielo non è per tutti di Barbara Garlaschelli ha soprattutto un grande pregio: quello di far riscoprire al lettore sentimenti e pensieri sopiti nei ricordi. Ricordi che, purtroppo, sono spesso sbiaditi o dimenticati. E mi riferisco anche a un modo di ragionare prettamente legato all’infanzia o all’adolescenza: un modo di vedere il mondo con occhi puri e ingenui, a volte maturo ma senza filtri.
Per la prima foto, copyright: Hugues de BUYER-MIMEURE su Unsplash.
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