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Un’amicizia sincera e commovente. “La felicità non va interrotta” di Anna Bardazzi

Un’amicizia sincera e commovente. “La felicità non va interrotta” di Anna BardazziPer il proprio romanzo d’esordio La felicità non va interrotta (Salani Editore), Anna Bardazzi ha scelto di raccontarci la commovente e sincera storia di una grande amicizia in grado di superare barriere geografiche e difficoltà linguistiche, abitudini di vita opposte e caratteri differenti.

Il giorno in cui s’incontrano per la prima volta, Lena è appena scesa da un aereo proveniente dalla Bielorussia. Ha sette anni, pesa diciotto chili ed è una delle migliaia di minori mandati in Italia per disintossicarsi dalle radiazioni del disastro di Chernobyl, il più grave incidente nella storia del nucleare civile insieme a Fukushima. Quell’incidente, avvenuto la notte del 26 aprile 1986 presso la centrale nucleare di Chernobyl, nell’allora Repubblica Socialista sovietica ucraina, causò il rilascio di un’ingente quantità di radioattività. Da quel momento, l’Italia si è premurata di curare oltre venticinque mila bambini bielorussi ucraini e russi, vittime delle radioattività ancora purtroppo presenti nell’area.

 

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Quel giorno in aeroporto Anna attende Lena insieme ai suoi genitori per ospitarla per un mese in casa loro. Teme che questa bambina dai capelli color oro possa rubarle i giocattoli o addirittura sottrarle l’affetto della sua famiglia.

«Dal suo arrivo, in casa nostra c’era un’altra bambina che toccava le mie cose, che prendeva i baci dei miei genitori prima di addormentarsi, che quando piangeva tutti si preoccupavano di farla ridere, in più aveva gli occhi azzurri ed era bellissima e io già allora mi vedevo brutta e senza niente di speciale».

Un’amicizia sincera e commovente. “La felicità non va interrotta” di Anna Bardazzi

Eppure, a queste due bambine di sette anni, basta un solo sguardo per sigillare un legame speciale che le renderà sorelle per sempre, anche quando saranno lontane e cresceranno.

«Ed era stato uno sguardo come quello di certi innamorati, e forse era stato lì che avevo capito che l’amore è […] scegliersi in un mondo composto da miliardi di persone e sapere che, comunque andrà, il filo rosso non si spezzerà mai».

 

Trascorrono vent’anni ed eccole di nuovo in un aeroporto, stavolta a Minsk. Anna è adesso una giovane donna laureata in Scienze politiche, che vive a Parigi e desidera salvare il destino della Bielorussia per renderlo un luogo migliore e offrire così alla sua amica/sorella la vita che merita. Lena, invece, si è laureata in Giurisprudenza, esercita la professione di procuratore legale, ed è cresciuta in balia di molteplici avvenimenti nefasti. La madre li ha abbandonati per fare la prostituta, il fratellino disabile del quale per anni si è presa cura insieme all’amata nonna Sasha è morto, mentre il fratello maggiore Dima, che per anni ha abusato di lei, è diventato sempre più violento e scontroso. Soprattutto Lena oggi ha qualcuno al quale badare, una bambina, Nastia, che ha scelto di crescere da sola e senza un padre.

Quando le due donne si riabbracciano, Lena confessa ad Anna, quasi a fior di labbra, un segreto che le pesa dentro come un macigno e che rischierà di cambiare per sempre il corso delle loro esistenze.

Un’amicizia sincera e commovente. “La felicità non va interrotta” di Anna Bardazzi

In La felicità non va interrotta Anna Bardazzi alterna le voci delle due protagoniste per raccontarci il destino di due giovani donne, che è poi il destino di tante altre donne che quotidianamente devono tirare fuori la forza per lottare in modo da riuscire a vivere una vita migliore e degna di essere chiamata tale. Sia Anna che Lena espongono i propri punti di vista, i desideri da entrambe provate, le emozioni che le attanagliano: la prima vive di utopie politiche e sociali, ama fin da bambina Igor, che tuttavia pur ricambiandola, ha alla fine scelto di sposare un’altra donna, dalla quale ha avuto due bambine e che non trova il coraggio di lasciare; la seconda invece ha dedicato la propria vita ad aiutare gli altri concentrandosi poco su se stessa e ha trovato in Anna una grande ancora alla quale sostenersi nel momento del bisogno. Lei è «quel tipo di persona che durante una bufera non si mette al riparo per guardarla sfuriare, ma ci balla dentro. Quel tipo di persona che se hai un problema ti abbraccia con gli occhi, e intanto cerca la soluzione».

 

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Non cadendo mai in un eccessivo e smielato sentimentalismo, l’autrice riesce perfettamente e con delicatezza a delineare i personaggi da lei descritti e lo sfondo geografico diametralmente opposto che fa da cornice. Da una parte vi sono gli agi nei quali Anna è cresciuta, l’appartamento costoso che possiede a Parigi, il denaro che non le è mai mancato; dall’altra vi è la povertà di Lena, la casa in legno e priva di bagno e i sacrifici da lei compiuti per poter studiare. Il legame profondo che unisce le due amiche/sorelle è sincero, commovente e palpabile pagina dopo pagina. Il finale toccante, pur lasciandoci un po’ commossi, fa anche un po’ sorridere, poiché fa riflettere sul fatto che, qualunque sia il destino a ciascuno di noi riservato dagli eventi, certi legami non saranno mai interrotti. La felicità va assaporata attimo dopo attimo e vissuta fino in fondo, perché la vita, nonostante talvolta il dolore che dà, offre spesso un risvolto della medaglia, una nuova opportunità per ricominciare sempre e comunque.


Per la prima foto, copyright: Ali Yılmaz su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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