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Ugo Foscolo e Quirina Mocenni Magiotti: lettere d’amore, amicizia e interesse

Ugo Foscolo e Quirina Mocenni Magiotti: lettere d’amore, amicizia e interesseQuella tra Ugo Foscolo e Quirina Mocenni Magiotti fu una storia d’amore prima, d’amicizia poi e d’interesse infine, ripercorrendo i tre passaggi che si possono evincere anche dalla loro fitta corrispondenza.

L’incontro tra i due avvenne a Firenze. Era l’ottobre del 1812 quando Leopoldo e Massimiliana Cicognara presentarono Ugo a Quirina, presso l’albergo delle Quattro nazioni, dove il poeta e i Cicognara alloggiavano. La scintilla scoccò presto e fino a quando Foscolo non lasciò Firenze nell’autunno del 1813 la relazione amorosa andò avanti senza intoppi, nonostante Quirina fosse già sposata, già da dieci anni, con Ferdinando Magiotti di Montevarchi.

Dopo la partenza di Foscolo da Firenze, i due non s’incontrarono più ma continuarono una fitta relazione epistolare che trasformò l’amore in amicizia (nonostante la parentesi di un ritorno di fiamma nel 1816, anno in cui Foscolo le chiese di sposarlo).

Cosa c’entra l’interesse in tutto questo? Quirina aiutò Foscolo quando questi si ritrovò nelle mani degli strozzini, prestandogli 80 zecchini che però non le furono più restituiti. E più volte, anche negli anni successivi alla separazione, continuò a offrirgli il suo aiuto finanziario al punto che non sempre è possibile distinguere quanto l’amore del poeta nei suoi confronti fosse reale e disinteressato oppure soltanto un modo per spingerla di nuovo ad aiutarlo.

La corrispondenza tra la Quirino e Foscolo, comunque, durò quasi 12 anni, nonostante dopo il 1819 sia andata sempre più diradandosi, con una momentanea interruzione per quasi due anni fino al 1821.

Qui di seguito, vi riportiamo alcune lettere di Ugo e altre di Quirina, da cui si possono evidenziare anche le differenze di approccio alla loro storia e il lento evolversi della stessa.

 

Lettere di Ugo Foscolo a Quirina Mocenni Magiotti

 

Ugo Foscolo e Quirina Mocenni Magiotti: lettere d’amore, amicizia e interesse

 

Signorina mia,

Stasera io sarò da Lei. S’ella non va al Teatro, starò lungamente con lei. – S’ella ci va, starò poco. – S’ella non sarà in casa, bacierò l’uscio.

 

***

 

Sono malato, mia cara amica – e improvvisamente – e con tutto il bellissimo sole non potrò muovermi, ma se la tristissima esperienza non m’inganna, passerà presto, e potrò vedervi stasera. Fate che io sappia se starete in casa.

 

***

 

Mia cara amica,

Nè ieri sera, nè stamattina, nè oggi, nè domani forse – insomma non so per quanto starò in casa ; sono ammalato che nulla più ; e peggioro sempre – e grazie al mio chirurgo : – addio mia Quirina. – Stasera non venite ; perchè il sabbato sogliono venire alcune persone a desinare, e non vorrei che vedendovi si scandalizzassero per fare scandalizzare gli altri. Addio, non mi regge in mano la penna.

 

***

 

Questa sera, Donna gentile, e con mio sommo dispiacere, non potrò venire a vedervi. Di dieci cose ch’io voleva fare non ne ho fatta in tutt’oggi una sola. Una benedetta partita puntigliosissima agli scacchi mi fece perdere il tempo, e quasi anche il buon umore ch’io aveva portato di Lombardia. Alla partita è succeduto un invito grazioso, ed ho desinato col mio competitore : appena n’esco, bisogna ch’o mi faccia da Pietro barbitonsore scorticare le guance per presentarmi a Madame la Comtesse. Dunque per istasera addio : e buona sera alla Grifagna, e la buona notte alla Badessa, e una carezza alla Topina.

 

Ugo Foscolo e Quirina Mocenni Magiotti: lettere d’amore, amicizia e interesse

 

S’io non avessi la certezza che domani – tutto domani – t’avrò vicina e starò solo con te, io non sopporterei con tanta rassegnazione l’infiammazione che mi arde tutto dentro e fuori. Sono stato male tutt’oggi – male davvero benché i miei ospiti sieno stati oltre ogni mia speranza benissimo – ed è tutto tuo merito, mia Quirina – la loro soddisfazione e i loro ringraziamenti non mi hanno servito di rimedio. Il tuo Giuseppe – e ti ringrazio anche di ciò – s’è portato da eroe; ma io gli sarò più grato domani, perché t’accompagnerà. Non so, poveretta mia, se tu mi farai dimani più da ospite che da infermiera ; ma s’io starò anche morente vicino a te, non sentirò nè il dolore, nè il languore dell’infermità. Or addio, Quirina mia ; vado a letto. Ardo tutto, e appena ho respiro ; ma sinchè ne avrò, sarà tutto tuo. Addio, addio.

 

***

 

Milano 18 dicembre 1813.

 

Mia cara Amica,

Ti vado scrivendo, e t’andrò più sempre scrivendo : e per quanto io non abbia tue lettere, m’andrò, finchè avrò vita e memoria, ricordando teneramente di te e del tuo delicato e generosissimo amore, e non senza rimorso di non avertene rimeritata com’io doveva. Mia cara amica, ora che ti sono lontano, e vado affrettando con tutti i miei pensieri ed i miei desiderj il momento di rivederti, ora sono tuo più che mai. Le mie triste immaginazioni possono bensì aggirare e coprire di tenebre l’anima mia, ma non mai svolgerla dagli affetti ch’ella ha bisogno di sentire perpetui e soavi e sacri, perchè non sa dove rivolgersi per trovare consolazione. Non mi dimenticare dunque, mia casa amica, e non volermi punire : se non puoi scrivermi, avrai mie lettere, almeno finchè potranno passare ; ed io avrò, almeno, il conforto di pensare che tu le ricevi e leggi. Se tu sapessi com’ io sto male ! e come io starò male ! ma allora non te lo dirò. Sono atterrito : – me ne vergogno ; tuttavia non posso liberarmi dal terrore oscurissimo che mi assedia tutti i giorni ognor più, e che mi ripercuote ne’ momenti ch’io richiamo il mio coraggio a cacciarlo. Se non avessi mia Madre ! – In tutti i casi estremi verrei a Firenze, perchè io voglio e devo morire a Firenze. Ti dirò allora ogni cosa, e mi compiangerai con amarissime lagrime. Or addio, mia Quirina ; salutami la Gigia e baciami la Caterina. La tua Topina è l’unica creatura su la terra ov’io vivo, con la quale io non cerchi di mascherare il mio afflittisimo volta. Addio, addio.

 

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Lettere di Quirina Mocenni Magiotti a Ugo Foscolo

Ugo Foscolo e Quirina Mocenni Magiotti: lettere d’amore, amicizia e interesse

 

Firenze, 6 maggio 1813.

 

Amico mio,

Indarno ho aspettato che giungessero vostre lettere ; nulla so di voi dall’11 febbrajo, giorno ch’io ricevei l’ultima vostra in data del 14. Non so se più sia il desiderio di vostre nuove o il timore che dandomele mi confermiate cò che ho sentito dire d’un certo disastro accadutovi per voler difendere Prina dal furore del popolo, sempre ubriaco e violento quando è padrone di sè. Ma qualunque siano le circostanze che vi abbiano disturbato, vi prego di dirmele ; dirmi lo stato vostro passato, quello presente, e come state di salute. Voi non sapere quanto mi son grate le vostre lettere che di voi ricevo, pensate che sono tre mesi che ne sono priva, e ch e ciò mi fa dispiacere sommo ; perciò non mi tenete più in pena.

Sarete già istrutto del nostro ritorno agli antichi sistemi : le leggi su gl’ impiegati del 90 ritornano in vigore ; pochi giorni sono bastati per demolire quel grande edificio, che avea costato venti anni di fatiche e di sangue. Che rovesci !!

 

Addio, Ugo, sono con vera amicizia

Quirina M. M.

 

***

 

Firenze, 28 agosto.

 

Amico mio,

 

Dopo d’aver ricevuto una men dolente lettera di voi, ho pure ritirate monete 39 dai sigg. Borri e C. Ve ne ringrazio, ma perché darvi tanta pena di farmi pagare non so ; oramai dovreste sapere che avete il diritto di approfittarvi di me in ciò che vi abbisogna, senza tanti scrupoli di restituzione per sì piccole somme, che a me non scomodano di tener fuori della mia tasca. Oggi saranno pagate a Fabre 20 monete a nome vostre e per darle alla Contessa senza che sappia da dove le vengono.

[…]

Addio, vi scriverò fra breve.

***

 

Caro Ugo,

Tu conosci presso a poco le mie finanze, il mio cuore, il mio sincero attaccamento per te, incapace di tradire l’ amicizia, tu potresti parlarmi a cuore aperto e se io potessi farti o dirti cosa a te giovevole, io sarei beata ; e mal mi conosci se quel che ti scrivo le credi parole vuote del desiderio di servirti ; credo e spero che non mi farai questo torto.

Or addio ; ho un certo presentimento che ti rivedrò a Firenze entro l’anno e lo tengo per sicuro ; il mio cuore me lo promette. Giulio Taja ti consegnò una mia lettera ? E di Stefano dimmi tutte le cose che sai.

 

***

 

(senza data)

 

Indolente ! e perché non rispondi alla mia lettera di tanta importanza per me ? Tutti i giorni corro da me stessa alla posta, e mai nulla di te, e le lettere che ricevo d’altre parti le straccerei prima di leggerle, tanto mi nauseano. L’inverno che si è fatto sentire più del solito quest’anno, temo sia micidiale alla tua salute ; d’altronde, tu potendo aver bisogno di denaro e se non te lo porge l’amicizia, chi più volentieri te lo darà? E in natura, è proprio d’un cuore sensibile l’amare, e disamare e il riamare. Nulla è costante quaggiù a ciò che si rapporta alla nostra natura terrestre. Il solo sublime sentimento dell’ amicizia può essere stabile ed utile. Amico dell’anima mia! L’idea di serbare presso di te il titolo d’amica mi compensa molte volte della mancanza della tua persona che mi sarebbe necessaria. Brucio di desiderio di rivederti in Toscana. Io ti amava e non ho pià amato…. Nell’ultima mia lettera ti chiedeva almeno uno squarcio delle tue Grazie. Farai da sordo al mio desiderio e alle preghiere che te ne ho fatto e che ti ripeto ? Per carità, consolami.

 

***

 

Ugo mio, dimmi che sei a Milano, che stai bene, che sei tranquillo e sarò tranquilla anch’io. Molte cose turbano la mia mente, ond’è che ho necessità di una tua semplice riga.

Dio ti assista.

 

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***

 

Firenze, 24 novembre 1824.

Voglia il Cielo, mio caro amico, che non abbiate ricevuto un’altra lettera senza data, ma col mio nome e che vi scrissi. Sebbene io conservi per voi lo stesso animo schietto e amichevole, pure, troppo credula alle invidiose lingue che per la vostra parzialità nel ricordarvi di me coi vostri doni letterari, seppero più e più volte lacerarmi nella parte la più delicata, qual’è il decoro, e per sommo dolore farmi comparire voi stesso autore di siffatta iniquità. Confesso il vero, troppo credula, lo ripeto, vi scritti poche righe scortesi. Non le abbiate per accette, perché io le revoco, abbiate però la bontà di non iscrivermi per ora, e nel caso che mi scriviate, non mi mandate mai lettere per persone particolari, ma servitevi della Posta per il qual mezzo resta fra noi soli il piacere di scambievole amicizia che vi manterrò eterna, essendomi graditissima la memoria delle dolcissime ore passate in vostra compagnia.

Addio ; a miglior tempo vi dirò tante cose che ora non posso per molte ragioni. State sano, conservate la vostra salute come il vostro ingegno, per il bene vostro e per l’utilità degli altri. Vi rinnovo le mie proteste di gratitudine, di amicizia e di desiderio d’esservi utile in qualche cosa.

Addio. Solo la vostra.

Q. M. M.

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