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Se esistesse una biblioteca ideale

biblioteca idealeQualche tempo fa un mio amico, su facebook, ha cercato con l’aiuto di tutti i sui contatti appassionati di buona letteratura di stilare una classifica dei 100 migliori libri di tutti i tempi, quelli che, secondo la sua definizione, spaccano il culo al mondo (e mi perdonerete spero la volgarità).

Parallelamente gira in rete la classifica dei 100 libri da leggere stilato della BBC. Ma anche qui, si tratta di una lista composta grazie ai voti dei lettori e non da esperti. Per questo vi si trovano dentro perle di assoluta inettitudine letteraria come Il diario di Bridget Jones o Il codice Da Vinci. L’ulteriore prova del fatto che la lista non sia particolarmente colta è che molti – checché ne dica la BBC stessa che ipotizza la lettura di al massimo sei libri di questi da parte di coloro che si definiscono grandi lettori – hanno letto almeno un quarto delle opere in essa contenuta, me compresa.

Molto più interessante la lista stilata dal mio amico e dai suoi contatti.

L’intento però di definire quali siano i libri davvero da leggere, in un’ottica di cultura, non è nuovo, e probabilmente non avrà mai una risposta definitiva, non solo perché ogni anno nel mondo si pubblicano migliaia di libri, ma soprattutto perché una tale classifica può solo essere soggettiva. Ciò non di meno, qualcuno in Francia provò non a stilare una classifica, ma ad elencare i libri che sarebbe opportuno avere nella propria biblioteca. Nel 1988 uscì, per le edizioni Albin Michel, un volume di più di seicento pagine a cura di Bernard Pivot, sotto la direzione di Bernard Boncenne: La bibliothèque idéale, con poi una nuova edizione nel 1991.

Per i francesi Bernard Pivot, classe 1935, è un mito: colui che dal 1975 al 1990 condusse Apostrophe, incollando al televisore milioni di telespettatori in prima serata con una trasmissione di critica letteraria che ospitava autori di fama internazionale (indimenticabile la puntata con un Bukowsky completamente ubriaco). Nel 1986 Pierre Perret, famoso cantautore francese, gli intitolò una canzone nella quale sottolineava come tutto in Francia si fermasse il venerdì sera perché tutti guardavano Apostrophe.

Ma torniamo, come si dice in francese, alle nostre pecore, ossia a La bibliothèque idéale. Nella prefazione del volume Pivot avverte: “Lettore di questo libro, hai appena aperto un’utopia di duemila quattrocento libri”. “[…]Nessuno, suppongo, pretenderà di aver letto tutti i volumi de La biblioteca ideale, né si assegnerà il compito di conquistarli tutti, ma sarà di qualche conforto costatare che se ne sono scorsi alcuni, o, meglio, che si possiede una buona familiarità con alcune decine di essi. È a quel punto che, consultando la lista in tale o tal altro argomento, ci si riprometterà di non perdersi questo o di tuffarsi presto in quello.”

Avendo spazio, mi piacerebbe tradurvi e sottoporvi i paragrafi nei quali Pivot descrive con maestria l’invasione della casa da parte dei libri, probabilmente dotati di vita propria. Ma non è questo il luogo, perché non è l’argomento. Argomento, appunto. È per argomento che quest’opera si prefigge di indicarci quali sarebbero i libri da leggere, e per ogni tema ci propone una lista dei 10 imprescindibili, ai quali ne aggiunge poi 15 per darci i 25 più importanti, e poi altri 24 per arrivare a 49, il cinquantesimo essendo quello scelto da noi stessi.

La bibliothèque idéale, Bernard PivotOr dunque, quali sono queste categorie? Le prime quindici riguardano le letterature per nazionalità o per area geografica. La letteratura francese, italiana, russa… ma anche quella nordica, del Mediterraneo orientale e del Maghreb, quella ispano-americana, quella lusitana (Portogallo e Brasile)… con una tripla classificazione per quella francofona che, oltre ad una categoria generalista, vede quella del romanzo d’amore e della poesia. E poi giù di categorie tematiche, una ventina, tra polizieschi, fantascientifici, d’avventura, teatro, biografie, fumetti… per poi passare alla lista delle categorie che riguardano la storia e il sapere. Quarantasette tipologie in tutto, per un totale di 2.303 libri che potrebbero entrare in casa nostra a riempire gli scaffali di un’utopica biblioteca ideale. Alcune opere che non si trovano in una categoria possono trovarsi in un’altra. Ad esempio, Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati non si trova nella letteratura italiana ma nel romanzo d’avventura, così come La Storia di Elsa Morante si trova in quella dei romanzi storici.

Oltre all’elenco, La bibliothèque idéale ci offre un riassunto in poche righe di ogni opera, cenni storici, chicche, pareri di coloro che hanno contribuito alla scelta, e per ogni categoria un’introduzione.

 

Malgrado io abbia saltato a pie’ pari alcune categorie delle quali so di non aver mai letto nulla (letteratura cinese o, ahimè, anche russa ad esempio) e in alcuni casi di cui mai nulla leggerò, sono orgogliosa di aver letto sessantuno opere (ma benché la possieda, posso davvero dire di aver letto l’enciclopedia di Diderot e D’Alembert?), spesso francesi, lo ammetto, sulle 2.303 elencate e di conoscere l’esistenza di molte altre; averne lette invece ventitré della lista di cento della BBC non mi procura alcun piacere, e mi piacerebbe avere nella mia biblioteca se non tutte almeno un migliaio di quelle elencate nell’opera presentata da Pivot (e probabilmente per molte di esse mi basterebbe andar a fare una razzia nella casa paterna, non averle lette è quindi solo mea maxima culpa).

Assolutamente internazionale, La bibliothèque idéale credo possa essere un buon riferimento per i lettori di qualsiasi nazionalità (tranne per il capitolo sui libri di cucina), ma sarebbe interessante averne una versione italiana per paragonare la scelta degli intellettuali nostrani a quella degli intellettuali francesi. Sarebbe altresì interessante averne una versione aggiornata che terrebbe in considerazione anche i capolavori degli ultimi venticinque anni. Qualcuno se ne sente il coraggio?

 

Potete trovare la lista di tutte le categorie qui

 

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