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Scrittori da (ri)scoprire – Vitaliano Brancati

Scrittori da (ri)scoprire – Vitaliano BrancatiScrittore, sceneggiatore e drammaturgo, Vitaliano Brancati (Pachino, 1907- Torino, 1954) rappresenta in modo emblematico i molti intellettuali italiani affermatisi negli anni Trenta che, dopo un’adesione convinta ed entusiasta al fascismo, se ne allontanano delusi e finiscono per ripudiarlo.

Nasce a Pachino, in provincia di Siracusa, in una famiglia amante delle lettere: sia il padre, sia il nonno si erano cimentati nella produzione di racconti e poesie. Frequenta le scuole a Modica e poi a Catania, dove si laurea in lettere e inizia a collaborare con alcuni giornali.

Le sue prime opere sono tre drammi teatrali: Fedor (1928), Everest (1931) e Piave (1932) che aderiscono pienamente all’ideologia del regime mussoliniano e appaiono intrisi di propaganda e di nazionalismo. Trasferito come insegnante a Roma, Brancati continua in parallelo l’attività giornalistica e pubblica il romanzo breve Singolare avventura di viaggio (1932), che però viene aspramente criticato e censurato per la forte carica erotica della vicenda narrata. L’amarezza per la censura e la frequentazione di alcuni intellettuali romani già profondamente critici nei confronti del fascismo, tra cui Alberto Moravia, determinano in Brancati una crisi profonda. Lascia Roma, torna in Sicilia ottenendo una cattedra come professore di lettere a Caltanissetta e nel 1935 ripudia tutto ciò che aveva scritto fino a quel momento, sia come giornalista, sia come autore.

 

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La prima opera della sua nuova fase artistica è il romanzo Gli anni perduti, scritto nel 1936 e pubblicato a puntate due anni più tardi nel settimanale «Omnibus», diretto da Leo Longanesi, che racconta una vicenda in parte ispirata alle Anime morte di Gogol, in cui si riflette l’amarezza accumulata da Brancati negli anni romani, unita a una visione impietosa dell’atmosfera sonnolenta della provincia siciliana.

Scrittori da (ri)scoprire – Vitaliano Brancati

Il successo arriva nel 1941 con Don Giovanni in Sicilia, ritratto ironico di un quarantenne siciliano alle prese con le donne, in realtà più sognate e immaginate che frequentate realmente, e con un trasferimento a Milano, che lo allontana da una vita pigra e sonnolenta per scaraventarlo in un mondo molto più dinamico.

Tornato a Roma, Brancati conosce l’attrice Anna Proclemer, molto più giovane di lui, che sposa qualche anno dopo e da cui ha una figlia. Nello stesso periodo inizia un’intensa attività di sceneggiatore, che lo porta a scrivere i soggetti di molti film di successo dei principali registi dell’epoca – Monicelli, Zampa, Rossellini –, ricavandone alcuni da suoi precedenti racconti.

Negli anni della guerra Brancati si rifugia a Catania, da dove assiste alla caduta del fascismo. Scrive diversi componimenti satirici, tra racconti e opere teatrali, in cui sottolinea la mancanza da parte di molti italiani di un autentico processo di autocritica nei confronti del regime, ma anche di un serio rinnovamento dello stato.

Nel 1949 esce Il bell’Antonio, un romanzo che riprende in parte i temi del Don Giovanni in Sicilia e descrive con feroce ironia il “gallismo” dei maschi siciliani, in una riconoscibile Catania prebellica, spiazzati dalla scoperta dell’impotenza del protagonista, considerato dai concittadini un simbolo di virilità. Molti anni dopo Mauro Bolognini ne ricaverà un film di successo, interpretato da Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale, che però sarà ambientato nella Catania del 1960 e perderà quindi i riferimenti politici all’epoca fascista, che sono uno dei punti salienti del romanzo.

Scrittori da (ri)scoprire – Vitaliano Brancati

Nel 1953 Brancati si separa dalla moglie, destinata a una grande carriera come attrice teatrale. L’anno successivo, operato a Torino per l’asportazione di una cisti che si era improvvisamente ingrossata, muore nel corso dell’operazione per una crisi cardiaca.

Paolo il caldo, romanzo lasciato incompiuto ancora incentrato sui temi della passione e dell’erotismo sfrenato, viene pubblicato nel 1955. Anche da quest’ultima opera verrà ricavato, quasi vent’anni dopo, un film omonimo diretto da Marco Vicario e interpretato da Giancarlo Giannini.

 

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Erede della grande tradizione narrativa di Verga e De Roberto, Vitaliano Brancati racconta come nessun altro ha saputo fare la vita della borghesia siciliana nel periodo tra le due guerre mondiali, la sua reazione al fascismo e tutti i cliché che hanno alimentato una certa visione maschile dei rapporti tra uomo e donna, le cui tracce permangono ancora in molte parti della società contemporanea.

 

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