Scrittori da (ri)scoprire – Vincenzo Consolo
Vincenzo Consolo (Sant’Agata di Militello, 1933 – Milano 2012) è un altro esponente della grande famiglia di scrittori provenienti dalla Sicilia, forse la regione che vanta il maggior numero di presenze significative nella letteratura italiana del Novecento.
Figlio di un commerciante di granaglie, che per il suo lavoro è costretto a confrontarsi con la mafia, Consolo inizia presto a riflettere sulle condizioni di vita del mondo isolano, in particolare negli anni difficili del dopoguerra in cui ambienta il primo romanzo, La ferita dell’aprile (1963), pubblicato dopo aver conseguito una laurea in giurisprudenza e aver iniziato a insegnare nelle scuole agrarie. Il romanzo è l’unico scritto dall’autore in prima persona ed è strutturato come il diario di un anno scolastico: piace molto a Leonardo Sciascia, scrittore che Consolo ammira profondamente e a cui in seguito verrà accostato da diversi critici. Altri autori che lo influenzano sono Carlo Levi e il poeta Lucio Piccolo.
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Nel 1964 Consolo inizia a collaborare al quotidiano di Palermo «l’Ora», per il quale realizzerà numerose inchieste anche dopo aver vinto un concorso per entrare a lavorare alla RAI: a partire dal 1968 abbandona infatti l’insegnamento e si trasferisce a vivere a Milano, anche se la Sicilia rimane sempre al centro della sua attività letteraria. Pubblica racconti in diverse raccolte, tra cui la celebre antologia dei Narratori di Sicilia curata da Sciascia nel 1967, e si appassiona allo studio del linguaggio, approfondendo anche quello delle lingue antiche.
Nel 1976 esce quello che viene considerato il suo capolavoro, Il sorriso dell’ignoto marinaio: si tratta di un romanzo storico, ambientato nella Sicilia del 1860 e parla di una rivolta contadina che avviene in un piccolo paese dopo lo sbarco dei Mille, ma Garibaldi finisce per deludere le aspettative dei rivoltosi, che vengono repressi proprio dalle sue truppe.

Consolo affronta dunque uno dei temi scottanti della storia dell’Italia meridionale, quello del naufragio di molte delle aspettative risorgimentali dopo il conseguimento dell’Unità.
L’anno successivo lo scrittore diviene consulente per la narrativa italiana presso Einaudi, lavorando fianco a fianco con Italo Calvino e Natalia Ginzburg. Tutti i romanzi che pubblica in seguito – Retablo (1987), Nottetempo, casa per casa (1992) che vince il Premio Strega, L’olivo e l’olivastro (1994), Lo spasimo di Palermo (1998) –, ambientati in epoche diverse ma sempre in luoghi siciliani, vengono a costituire, insieme a gran parte dei racconti, una sorta di grande storia della Sicilia dal Settecento ad oggi.
Scrittore molto impegnato in tante battaglie intellettuali e politiche, autore anche di numerosi saggi, alla fine del Ventesimo secolo Consolo viene tradotto in tutte le principali lingue europee e conosce una discreta fortuna anche all’estero, mentre da alcuni suoi romanzi e racconti vengono tratti fortunati adattamenti teatrali.
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Il suo ultimo romanzo è Il corteo di Dioniso (2009): gravemente malato, Vincenzo Consolo trascorre gli ultimi anni lontano dal mondo letterario e muore a Milano al principio del 2012. Nello stesso anno vengono pubblicati gli ultimi racconti nella raccolta La mia isola è Las Vegas.

Maestro della contaminazione dei generi, nei romanzi e nei racconti Consolo appare sempre in bilico tra passato e presente, tra terra e mare, tra mito e storia, ma nella sua attività letteraria sono altrettanto importanti i saggi e le inchieste giornalistiche di una vita ricca di collaborazioni con tutti i maggiori quotidiani italiani. È stato, oltre che uno scrittore, un intellettuale completo e profondamente impegnato nelle vicende del suo tempo, come dimostrano anche le sue frequenti e decise prese di posizione nelle vicende politiche italiane e internazionali degli anni Ottanta e Novanta.
Scrittori da (ri)scoprire – Giuseppe Marotta
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