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Scrittori da (ri)scoprire – Riccardo Bacchelli

Scrittori da (ri)scoprire – Riccardo BacchelliRiccardo Bacchelli (Bologna, 1891 – Monza, 1985) è uno scrittore che ha operato per quasi tutto il Novecento, partecipando a molteplici esperienze culturali e spaziando in vari generi letterari.

Nasce a Bologna in una famiglia benestante di idee liberali, primogenito di cinque tra fratelli e sorelle. Il padre è un noto e stimato avvocato, per alcuni anni amministratore provinciale (è tra i fondatori del celebre Istituto Ortopedico Rizzoli) e poi deputato al parlamento del Regno d’Italia dal 1909 al 1913, mentre la madre è di origine germanica, valente pianista e grande lettrice di Goethe, attraverso il quale dà lezioni di tedesco a Giosuè Carducci.

Il giovane Riccardo si diploma al liceo classico e si iscrive alla facoltà di lettere, seguendo tra l’altro i corsi di Giovanni Pascoli, ma interrompe gli studi senza laurearsi. Nel 1911, ancora studente, scrive Il filo meraviglioso di Lodovico Clò, a metà strada tra il romanzo e la favola, che stampa a dispense da vendere direttamente ai lettori e che verrà pubblicato da un editore solo nel 1947. Per qualche anno si dedica a collaborazioni con giornali e riviste, scrivendo soprattutto recensioni letterarie e artistiche. Si trasferisce anche per un breve periodo a Firenze, dove scrive per la celebre rivista «La Voce» diretta da Giuseppe Prezzolini, diventa amico di Dino Campana, Scipio Slataper e Vincenzo Cardarelli e dopo questa esperienza pubblica un volume di poesie, i Poemi lirici (1914).

 

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Allo scoppio del primo conflitto mondiale Bacchelli, che non era interventista, si arruola comunque come volontario e combatte fino all’armistizio sul Carso: il vissuto degli anni di guerra tornerà spesso nei suoi romanzi. Nel 1919 viene congedato e si trasferisce a Roma, dove è tra i fondatori, con Cardarelli e altri cinque autori, della rivista «La Ronda», che fino al 1923 esprime una concezione della letteratura tradizionalista, di fedeltà ai classici in opposizione al movimento futurista e alle altre avanguardie. In questi anni Bacchelli scrive più che altro testi teatrali, a partire da una particolare riscrittura dell’Amleto (1919), che vengono rappresentati con successo da diverse compagnie. Dopo la chiusura de «La Ronda» conosce Ada Fochessati, da quel momento sua compagna fino alla morte, e si trasferisce a Milano per collaborare a «La Fiera letteraria». Nel 1927 insieme a Orio Vergani e ad altri redattori della rivista fonda il Premio Bagutta, dal nome della via dove c’è la trattoria che frequentano abitualmente.

Scrittori da (ri)scoprire – Riccardo Bacchelli

Nello stesso anno Bacchelli pubblica il suo primo romanzo, Il diavolo a Pontelungo, in cui ricostruisce le vicende utopiche di un gruppo di anarchici, guidati da Bakunin e Cafiero, che nel 1874 avevano cercato di far partire da Bologna un’insurrezione mondiale. Il tono della narrazione è leggero e spesso divertito, ma la ricostruzione storica molto accurata.

Da quel momento in poi lo scrittore sembra trovare nel romanzo la sua forma letteraria migliore, seguendo due filoni distinti: uno è di ambientazione contemporanea, spesso incentrato su storie sentimentali e problemi di coppia, e comprende La città degli amanti (1929), Una passione coniugale (1930), Oggi, domani e mai (1932), Il rabdomante (1935) e Iride (1937). Il secondo filone è quello del romanzo storico, con Mal d’Africa (1934), sulle avventure africane dell’esploratore Gaetano Casati alla fine dell’Ottocento, che ottiene un grande successo perché esce al tempo della guerra d’Etiopia, anche se la visione africana di Bacchelli non coincide per nulla con la mentalità del regime ed è casomai anticolonialista, seguito da L’ammiraglio dell’Oceano (1936).

A questo secondo filone appartiene anche il romanzo più famoso di Bacchelli, Il mulino del Po, formato in realtà da una trilogia pubblicata tra il 1938 e il 1940: Dio ti salvi, La miseria viene in barca e Mondo vecchio sempre nuovo.

Si tratta di una corposa saga familiare ambientata nel secolo che va dal 1812, con la campagna napoleonica di Russia, al 1918 in cui si conclude la Prima guerra mondiale. Al centro del romanzo c’è appunto un mulino, costruito dal capostipite Lazzaro Scacerni su un terreno in riva al fiume ottenuto in eredità, attorno a cui si dipanano le sue vicende personali e quelle dei suoi discendenti.

Scrittori da (ri)scoprire – Riccardo Bacchelli

Come tutti i romanzi di Bacchelli, l’opera ha una struttura e uno stile che si rifanno alla classica narrativa ottocentesca, senza nessuna concessione allo sperimentalismo delle avanguardie.

Il mulino del Po ottiene un larghissimo successo: nel 1949 Alberto Lattuada ricava un film dal terzo volume, mentre nel 1963 va in onda sulla Rai uno sceneggiato ispirato al primo volume e diretto da Sandro Bolchi. Con il successo arrivano una laurea in lettere honoris causa dell’Università di Bologna e l’elezione nel 1941 ad Accademico d’Italia, da cui peraltro Bacchelli, mai stato fascista anche se nemmeno deciso oppositore del regime, si dimette nel 1944.

 

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Dopo la fine del secondo conflitto mondiale lo scrittore inaugura una nuova fase narrativa, con una serie di romanzi storici di ispirazione religiosa, tra cui Non ti chiamerò più padre (1959) che analizza la vita di San Francesco dal punto di vista del padre Bernardone. Torna a scrivere opere teatrali e molti saggi di critica letteraria, intraprende un grande lavoro di riordino dei suoi scritti precedenti e fa vari viaggi all’estero, scrivendo corrispondenze per diversi quotidiani. I romanzi che scrive dagli anni Cinquanta ai Settanta spaziano tra argomenti storici, come per Il figlio di Stalin (1953), e un ritorno al mondo dei sentimenti amorosi, con Tre giorni di passione (1959) e L’Afrodite (1969). Non mancano, in una produzione molto vasta, riflessioni sulle contraddizioni della società contemporanea, che danno vita a Il progresso è un razzo (1975).

Negli ultimi anni Bacchelli, cieco e malato, si trova in condizioni economiche precarie, nonostante gli aiuti del comune di Bologna, che acquista il suo monumentale archivio, e del comune di Milano. Si sollecita da più parti la creazione di un fondo statale per gli intellettuali caduti in povertà e la “legge Bacchelli” nasce a questo scopo nell’estate del 1985, ma lo scrittore non fa in tempo a usufruirne perché si spegne a Monza, ultranovantenne, nel mese di ottobre dello stesso anno.

Scrittori da (ri)scoprire – Vitaliano Brancati

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