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Scrittori da (ri)scoprire – Piero Jahier

Scrittori da (ri)scoprire – Piero JahierTra i grandi narratori della Prima guerra mondiale troviamo anche Piero Jahier (Genova, 1884 – Firenze,1966), scrittore, traduttore, giornalista e poeta.

Nasce a Genova, secondo di sei figli, da padre piemontese e madre toscana. Il padre, pastore della Chiesa battista, era stato inviato in missione apostolica in quella città, ma pochi anni dopo la famiglia torna in Piemonte, prima a Torino e poi a Susa, dove Piero frequenta le scuole elementari. Dopo un dissesto economico, causato dal fallimento della banca che custodiva i loro risparmi, i genitori si trasferiscono a Firenze presso la casa materna, ma nel 1897 il padre, preso dal rimorso per aver tradito la moglie, si suicida, lasciando la famiglia in ristrettezze. Il giovane Piero riesce a iscriversi alla facoltà di teologia grazie a una borsa di studi, ma contemporaneamente trova un impiego presso le ferrovie e inizia a frequentare gli ambienti letterari fiorentini. Scrive articoli per varie riviste, abbandonando dopo un paio d’anni la facoltà di teologia e continuando a lavorare per le ferrovie.

 

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Nel 1909 incontra Giuseppe Prezzolini, figura di spicco nel mondo culturale di Firenze, che lo porta a collaborare alla sua prestigiosa rivista «La Voce», per la quale Jahier scrive diversi articoli, spesso di carattere religioso, e poi a dirigere, tra il 1911 e il 1913, la casa editrice chiamata Libreria della Voce. Negli stessi anni Jahier si laurea in giurisprudenza e ottiene un diploma specialistico per l’insegnamento del francese, grazie al quale inizia a fare molte traduzioni.

Nel 1915 è appunto la Libreria della Voce a pubblicare la sua prima opera in prosa, Resultanze in merito alla vita e al carattere di Gino Bianchi, un testo che traccia un ritratto ironico e impietoso del tipico impiegato burocrate.

Scrittori da (ri)scoprire – Piero Jahier

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale Jahier, che come quasi tutti gli autori che gravitano attorno alla rivista «La Voce» è un convinto interventista, dopo essere stato richiamato e destinato alla milizia territoriale nelle retrovie, chiede di essere inviato al fronte, ma per motivi di età viene comunque destinato all’addestramento delle reclute.

Dopo la disfatta di Caporetto gli viene affidato un battaglione di soldati sbandati e nel 1918, assegnato alla propaganda e assistenza, diviene direttore di un giornale destinato alle truppe, «L’Astico», a cui collaborano anche firme illustri dell’epoca. Nel 1919, ottenuto il congedo, Jahier e Prezzolini fondano un’altra rivista, «Il nuovo contadino», rivolto ai tanti reduci provenienti dal mondo contadino che avevano conosciuto e frequentato durante il conflitto. Si tratta di un progetto di educazione morale e civile delle classi più povere e meno acculturate, che però ha breve durata.

Nello stesso anno vedono la luce Ragazzo, un testo autobiografico in cui Jahier racconta la propria adolescenza, e subito dopo il suo libro più importante, Con me e con gli alpini.

In questo romanzo lo scrittore trasfonde tutta l’esperienza degli anni di guerra: il conflitto mondiale è visto come l’ultimo atto del Risorgimento italiano, ma la vita di trincea è descritta senza retorica e senza trionfalismi, elevando gli alpini, spesso provenienti dalle zone più povere del paese, a simbolo di tutto l’esercito.

Scrittori da (ri)scoprire – Piero Jahier

Il libro riscuote un notevole successo e regala a Jahier la notorietà, al punto che Mussolini gli offre poco tempo dopo il ruolo di redattore capo del suo giornale «Il popolo d’Italia», ma lo scrittore rifiuta e continua a lavorare nelle ferrovie, iniziando tra l’altro a simpatizzare con l’antifascismo. Dopo una commemorazione pubblica di Matteotti, viene schedato dalla polizia e posto sotto stretta sorveglianza. Trasferito a Bologna, Jahier vive in isolamento per parecchi anni e smette di scrivere, limitandosi a tradurre opere di autori stranieri e a rielaborare sue opere precedenti, comprese le numerose poesie scritte negli anni della guerra. Nel 1939 l’editore Vallecchi, dopo aver pubblicato le sue traduzioni, fa uscire una nuova edizione di Ragazzo, che attira l’interesse di diversi giovani scrittori, tra cui Cesare Pavese, e gli procura una collaborazione con Einaudi, oltre a una riedizione di Con me e con gli alpini nel 1943.

 

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Dopo aver partecipato alla Resistenza nel Partito d’Azione e aver avuto brevi esperienze politiche, nel secondo dopoguerra Jahier si dedica a lunghe revisioni degli scritti giovanili e mantiene un forte interesse per il mondo contadino e alpino, mettendo insieme una ricca collezione di oggetti per il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma.

Muore a Firenze nel 1966, pochi giorni dopo aver assistito alla devastazione della città a causa della tragica alluvione del 4 novembre.

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