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Scrittori da (ri)scoprire – Milena Milani

Scrittori da (ri)scoprire – Milena MilaniScrittrice, giornalista e affermata pittrice, Milena Milani (Savona, 1917 – Savona, 2013) ha vissuto tutta la sua lunghissima esistenza tra arte e letteratura, lasciando una traccia significativa in entrambi i mondi.

Nasce a Savona nel 1917, da padre livornese di tendenze anarchiche e madre piemontese, che la chiamano Milena perché, come avrebbe poi lei raccontato più volte da adulta, se fosse stata un maschio si sarebbe dovuto chiamare Lenin, e Milena sembrava loro il nome femminile più simile.

Diplomatasi alle magistrali, Milani decide di andare a frequentare l’università a Roma, dove è obbligata a iscriversi ai GUF (Gruppi Universitari Fascisti), grazie ai quali rivela comunque le sue doti letterarie partecipando con le sue poesie ai Littoriali, le competizioni culturali organizzate per gli universitari. A Roma, però, frequenta anche un gruppo di intellettuali poco fedeli al regime, che si riuniscono abitualmente in una saletta del Caffè Aragno, e che comprende tra gli altri Giuseppe Ungaretti, Filippo Tommaso Marinetti e Vincenzo Cardarelli.

Presa di mira dai nazisti che hanno occupato Roma, nel 1943 Milani si trasferisce a Venezia, dove incontra Carlo Cardazzo, suo compagno per i successivi vent’anni, collezionista d’arte, raffinato editore e gallerista. Con lui scopre la propria vocazione artistica oltre che letteraria e negli anni successivi, oltre a lavorare come giornalista per diverse testate, si dedica alla pittura e pubblica la sua prima silloge poetica Ignoti furono i cieli (1944).

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Storia di Anna Drei (1947), il suo primo romanzo, presenta un’ambientazione noir che risente del suo grande interesse per la lingua e la cultura francese, che la porta anche a effettuare numerose traduzioni, tra cui quelle di diversi testi teorici di artisti come Joan Mirò e Vasilij Kandiskij.

Emilia sulla diga (1954) è invece una raccolta di racconti in cui Milani mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla condizione femminile dell’epoca.

Per circa un decennio la scrittrice è impegnata soprattutto sul fronte artistico, al seguito di Cardazzo che si muove fra varie città europee alla scoperta di nuovi artisti e che apre gallerie d’arte a Venezia e a Milano. Milani aderisce al movimento dello Spazialismo di Lucio Fontana ed è l’unica donna a firmarne il manifesto programmatico.

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Nel 1963 Carlo Cardazzo scompare ad appena cinquantasette anni, le sue attività artistiche vengono rilevate dal fratello e Milani torna alla narrativa, pubblicando il suo romanzo più famoso, La ragazza di nome Giulio (1964), tormentato romanzo di formazione dalla forte carica erotica, che diventa subito un caso letterario. Il libro viene sequestrato e l’autrice condannata, assieme al direttore editoriale di Longanesi Mario Monti, ad alcuni mesi di reclusione per oscenità, ma l’accusa viene ribaltata nel successivo processo d’appello, decretando un grande successo del romanzo in Italia e all’estero: nel 1970 esce anche il film omonimo, diretto da Tonino Valerii.

 

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Negli stessi anni Milani si dedica molto attivamente alla pittura e organizza mostre personali in diverse città italiane, ma non smette di scrivere e pubblica racconti e romanzi, spesso autobiografici, che esprimono sempre una vena anticonformista e femminista, tra cui Io, donna e gli altri (1972), Soltanto amore (1976), Oggetto sessuale (1977), La rossa di via Tadino (1979), Umori e amori (1982), L’angelo nero e altri ricordi (1984). Continua anche a scrivere come giornalista e critica d’arte ed è molto attiva in politica con il Partito Repubblicano Italiano.

Sempre impegnata in molte battaglie civili, Milena Milani trascorre i suoi ultimi anni di vita ad Albissola Marina, dove è ricordata da un suo monumento dedicato agli artisti locali, e nel 2013 si spegne, novantaseienne, all’ospedale di Savona, la sua città natale.

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