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Scrittori da (ri)scoprire – Luigi Santucci

Scrittori da (ri)scoprire – Luigi SantucciLuigi Santucci (Milano, 1918 – Milano, 1999) appartiene a un filone di scrittori considerati “cattolici”, per quanto egli stesso, in alcune interviste rilasciate negli anni Settanta, rifiutasse questa classificazione e si considerasse, casomai, un “cattolico del dissenso”.

Nato a Milano da una coppia alto borghese di cui rimane l’unico figlio, Santucci studia nel prestigioso istituto Leone XIII e si laurea in lettere nel 1941 con una tesi sulla letteratura infantile che qualche anno dopo, riveduta e ampliata, diventa il suo primo testo pubblicato, Limiti e ragioni della letteratura infantile (1942, poi 1958), quindi un piccolo classico sull’argomento.

Inizia subito a insegnare ma nel 1944, ricercato per le idee antifasciste, deve rifugiarsi per qualche mese in Svizzera, da dove torna per unirsi ai partigiani, collaborando a Milano alla stesura di un giornale clandestino insieme a Davide Maria Turoldo e ad altre figure di spicco dell’antifascismo cattolico. Frequenta comunque molti altri intellettuali della sua generazione: Elio Vittorini, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale, Mario Luzi, Vittorio Sereni.

 

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Nel 1947 Mondadori pubblica il suo primo romanzo, In Australia con mio nonno, a cui nel 1951 seguono i racconti della raccolta Lo zio prete. L’anno prima aveva sposato Bice Cima, da cui avrà quattro figli.

Scrittori da (ri)scoprire – Luigi Santucci

Negli anni Cinquanta Santucci scrive soprattutto saggi, spesso di argomento religioso, e opere teatrali poi rappresentate con successo dai migliori attori italiani, come L’angelo di Caino portato sulla scena nel 1956 dai giovani Giorgio Albertazzi e Gianmaria Volonté. Un altro testo di successo sarà Noblesse oblige, in dialetto milanese, interpretato fra gli altri da Gianrico Tedeschi.

A partire dal 1962 Santucci lascia l’insegnamento e si dedica esclusivamente alla scrittura. Nel 1963 esce il suo romanzo più popolare, Il velocifero, una divertente saga familiare ambientata a Milano negli ultimi anni della Belle Époque, subito prima della Grande Guerra, che è tra i finalisti del Premio Campiello. Tre anni dopo lo scrittore si aggiudica lo stesso premio con Orfeo in Paradiso (1967): il protagonista, sconvolto dalla morte della madre come era accaduto in quel periodo a Santucci, sale in cima al Duomo di Milano con l’idea di suicidarsi lanciandosi nel vuoto, ma qui incontra un personaggio misterioso che gli propone di tornare nel passato per ripercorrere la giovinezza della madre, impresa che si rivela ovviamente complessa e insidiosa.

Scrittori da (ri)scoprire – Luigi Santucci

Padre di quattro figli all’epoca ormai adolescenti, Santucci segue con grande partecipazione il movimento studentesco del ’68, su cui costruisce il romanzo allegorico Non sparate sui narcisi (1971), poi per molti anni lascia da parte la narrativa per dedicarsi a poesia, saggistica e narrativa per bambini, ai quali dedica molti romanzi e racconti. L’ultimo romanzo Eschaton. Traguardo di un’anima (1999) è una specie di rivisitazione della Divina Commedia, in cui il protagonista compie un viaggio simbolico nei regni dell’aldilà, che diventa in realtà un viaggio introspettivo, guidato da un Virgilio che è voce della coscienza. Il libro esce poco prima della morte di Luigi Santucci, avvenuta a Milano nel 1999, e ne diventa quindi il suo testamento spirituale.

 

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La letteratura etichettata come cattolica non ha avuto una grande fortuna in Italia, ma Santucci non va ricordato solo per i suoi libri di argomento religioso, anche perché le sue posizioni al riguardo non sono sempre del tutto ortodosse. A distanza di vent’anni dalla morte nessuna casa editrice ha più ripubblicato le sue opere, nonostante sia considerato da buona parte della critica il maggior scrittore milanese della seconda metà del Novecento: eppure, romanzi comeIl velocifero rappresentano al meglio un certo umorismo lombardo, spesso un po’ surreale, ma sempre piacevole da leggere anche al giorno d’oggi.

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