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Scrittori da (ri)scoprire – Goliarda Sapienza

Scrittori da (ri)scoprire – Goliarda SapienzaA differenza di coloro che si avvicinano presto alla scrittura, Goliarda Sapienza (Catania, 1924 – Gaeta, 1996) non nasce scrittrice, ma attrice. La sua infanzia è decisamente anticonformista: il padre, Giuseppe Sapienza, è un avvocato socialista e la madre, Maria Giudice, è un’appassionata sindacalista. I due, entrambi vedovi e con numerosi figli a carico dai precedenti matrimoni (tre il padre e sette la madre), dirigono un giornale e partecipano alle lotte per l’esproprio delle terre in Sicilia al principio degli anni Venti.

Goliarda eredita il nome dal fratellastro Goliardo Sapienza, il primogenito del padre, morto annegato in mare nel 1921, presumibilmente per ordine della mafia che difendeva i proprietari terrieri dagli espropri con cui si voleva fare una grande riforma agraria. Cresce in un ambiente ben poco ortodosso, con un padre “avvocato del popolo” e donnaiolo e una madre presto vittima di una pesante depressione, ma nessuno dei due ostacola le sue doti precoci di attrice, cantante e ballerina. È infatti la madre ad accompagnarla a Roma nel 1943 per iscriverla all’Accademia d’Arte Drammatica, diretta dal celebre Silvio D’amico.

 

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Per quanto ami recitare, Goliarda non apprezza del tutto il mondo dello spettacolo e considera anche arretrati i metodi di studio dell’Accademia, che lascia senza conseguire il diploma per costituire insieme ad altri studenti ribelli una compagnia teatrale che intende applicare il metodo Stanislavskj, basato su un approfondimento psicologico del personaggio e sulla ricerca di una corrispondenza tra il suo mondo interiore e quello dell’autore che lo deve interpretare.

Nel 1947 Goliarda Sapienza incontra Citto Maselli, giovanissimo assistente regista di Luigi Chiarini e poi di Michelangelo Antonioni, e ha con lui una lunga relazione. Recita in qualche compagnia teatrale, soprattutto in testi pirandelliani, e in diversi film negli anni del Neorealismo, ma sempre in ruoli secondari, senza mai arrivare alle parti principali.

Scrittori da (ri)scoprire – Goliarda Sapienza

La svolta letteraria nella sua vita avviene al principio degli anni Sessanta, quando l’insoddisfazione per la vita in un ambiente che percepisce come falso la porta a due tentativi di suicidio, a cui seguono un periodo di coma e trattamenti con elettroshock: ripresasi da queste esperienze traumatiche, Sapienza lascia il mondo dello spettacolo e si dedica alla scrittura e poi all’insegnamento nel centro sperimentale di cinematografia di Roma. Il suo primo libro, Lettera aperta, esce nel 1967 e racconta la sua infanzia siciliana. Seguono Il filo di mezzogiorno (1969), diario di una terapia psicoanalitica, L’università di Rebibbia (1983), scritto dopo la permanenza in carcere per un’accusa di furto, e Le certezze del dubbio (1987): sono tutti romanzi autobiografici, pubblicati quasi sempre con case editrici minori e destinati a passare pressoché inosservati.

Scrittori da (ri)scoprire – Goliarda Sapienza

Il capolavoro di Goliarda Sapienza, L’arte della gioia (1994 e 2008) ha una vita travagliata: l’autrice lo scrive a metà degli anni Settanta, ma solo nel 1994 riesce a farne pubblicare la prima parte. Il romanzo, che racconta la vita completamente fuori dagli schemi della protagonista Modesta, viene giudicato troppo sperimentale e immorale.

 

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Dopo la morte di Goliarda Sapienza, avvenuta nel 1996, il giovane marito Angelo Pellegrino si impegna per riuscire a pubblicarne a proprie spese un’edizione completa nel 1998, ma negli anni successive riesce anche a venderlo ad alcuni editori stranieri: è a  seguito del grande successo ottenuto dall’edizione francese e da quella tedesca, uscite tra il 2005 e il 2006, che  nel 2008 arriva finalmente anche un’edizione completa italiana, ben trentadue anni dopo la stesura del romanzo da parte dell’autrice.

Goliarda Sapienza è stata un’attrice di scarso successo, ha avuto una vita irregolare e non è nemmeno riuscita ad affermarsi come scrittrice: solo diversi anni dopo la sua morte i critici hanno classificato L’arte della gioia come uno dei maggiori romanzi del Novecento italiano.

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