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Scrittori da (ri)scoprire – Giuseppe Dessì

Scrittori da (ri)scoprire – Giuseppe DessìTra i molti scrittori sardi, spicca sicuramente Giuseppe Dessì (Cagliari, 1909 – Roma, 1977), autore molto raffinato e forse anche per questo poco conosciuto dal grande pubblico. Nasce a Cagliari e trascorre un’infanzia e un’adolescenza irrequiete, tra i numerosi spostamenti di residenza dovuti alla professione del padre, ufficiale di carriera e le lunghe vacanze estive a Villacidro nella casa dei nonni. Qui scopre una “biblioteca murata” contenente i testi, perlopiù filosofici e considerati pericolosi, appartenuti a un antenato giacobino. Letture disordinate e problemi adolescenziali portano il giovane Dessì ad abbandonare la scuola e a manifestare turbe psichiche, che solo la fermezza del padre, ristabilitosi a Villacidro dopo la fine del primo conflitto mondiale, riesce a contenere.

Ripresosi da quel periodo buio Dessì riprende gli studi e approda ormai ventenne al liceo Dettori di Cagliari, dove il futuro storico e politico Delio Cantimori, suo professore di storia e filosofia, lo incoraggia a portare a termine gli studi, nonostante il disagio derivante dal fatto di essere molto più grande dei suoi compagni di scuola. Negli anni successivi Dessì si trasferisce a Pisa, dove si laurea in lettere frequentando ambienti letterari collegati alla celebre Scuola Normale e inizia a insegnare in varie città italiane, tra cui Ferrara dove fa amicizia con il giovane Giorgio Bassani.

 

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Nel 1939 escono la prima raccolta di racconti, La sposa in città e il romanzo San Silvano, una storia autobiografica a sfondo familiare che gli fa guadagnare il soprannome di “Proust sardo”. In Sardegna torna a vivere per un breve periodo due anni dopo, quando viene nominato provveditore agli studi di Sassari. Qui esce nel 1942 il secondo romanzo, Michele Buschino, storia della formazione di un giovane intellettuale. Il tema del ricordo in senso proustiano torna con i Racconti vecchi e nuovi (1945), a cui seguono Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo (1948), I passeri (1955) e L’isola dell’angelo (1957), in cui Dessì abbandona in parte il mondo dei ricordi per raccontare le nuove realtà contemporanee del dopoguerra, con tutti i problemi irrisolti tornati alla ribalta dopo la fine della dittatura fascista. Lo scrittore, trasferitosi a Roma come provveditore dell’Accademia dei Lincei, si dedica anche alla pittura e si avvicina al Partito Comunista, affrontando temi più legati all’impegno politico e sociale, ma rimane sempre vivo nella sua poetica il contrasto tra una Sardegna arcaica e apparentemente immutabile, oppressa dallo sfruttamento ma migliore di un “continente” descritto come un mondo violento e privo di valori.

Scrittori da (ri)scoprire – Giuseppe Dessì

Dopo Il disertore (1962) e varie opere teatrali, tra cui La trincea (che sarà trasmesso dalla RAI per inaugurare il secondo canale nel 1962) ed Eleonora d’Arborea (1964), Giuseppe Dessì pubblica nel 1972 quello che è considerato il suo capolavoro: il romanzo Paese d’ombre, trionfale vincitore del Premio Strega di quell’anno. In esso racconta tutta la vita del protagonista Angelo Uras, in un luogo chiamato Norbio Veronica ma che è in realtà Villacidro, dove partendo da una condizione modesta riesce a diventare uno dei maggiorenti e addirittura sindaco del paese, affrontando temi importanti come lo sfruttamento sfrenato delle terre e dei boschi e i rischi del dissesto idrogeologico dovuto a un consumo errato del territorio e celebrando una Sardegna rurale ormai scomparsa.

 

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Scrittori da (ri)scoprire – Giuseppe Dessì

Malato da tempo, Giuseppe Dessì muore a Roma nel 1977. La moglie e il figlio in seguito hanno creato una fondazione a suo nome, con sede a Villacidro nella casa appartenuta alla famiglia, dotata di una ricca biblioteca e organizzatrice ogni anno del “Premio Dessì” per opere di narrativa in lingua italiana.

Pur essendo uno dei maggiori scrittori che abbiano raccontato diffusamente la Sardegna nelle loro opere, Dessì non scrive in sardo ma in un italiano molto colto, anche se nei romanzi e nei racconti non manca d’inserire termini specifici presi dal lessico isolano.

 

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