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Scrittori da (ri)scoprire – Giuseppe Bonaviri

Scrittori da (ri)scoprire – Giuseppe BonaviriGiuseppe Bonaviri (Mineo, 1924 – Frosinone, 2009) è un altro esponente della grande scrittura siciliana.

Nasce come primogenito dei cinque figli di un sarto a Mineo, un paese in provincia di Catania, adagiato alle pendici dei Monti Iblei, che un secolo prima aveva dato i natali al grande Luigi Capuana: un luogo molto amato dai poeti siciliani, che usavano radunarsi periodicamente attorno a una pietra particolare, presso un villaggio preistorico, detta “pietra della poesia”, per recitare i propri versi. Anche il giovane Bonaviri inizia presto a comporre poesie, ma intanto studia medicina e svolge quindi il servizio militare come ufficiale medico a Casale Monferrato, allontanandosi dalla Sicilia.

Qui inizia a scrivere il suo primo romanzo, Il sarto della stradalunga (1954), che partendo dai ricordi della propria infanzia e dei personaggi familiari viene a costituire un grande affresco della vita rurale della Sicilia tra le due guerre.

 

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Il romanzo piace a Vittorini, che lo pubblica nella celebre collana “I gettoni” di Einaudi. Con questo esordio Bonaviri viene incluso nella narrativa neorealista, ma in realtà la sua produzione successiva è destinata a seguire un percorso completamente diverso.

Stabilitosi con la moglie a Frosinone nel 1958, dove eserciterà la professione medica, lo scrittore non tornerà più a vivere in Sicilia, a parte brevi periodi di vacanza, tuttavia il mondo isolano, e quello di Mineo in particolare, continua a ispirare la sua scrittura, sia per quanto riguarda le raccolte poetiche, sia nei numerosi romanzi che pubblica in un lungo arco temporale: La contrada degli ulivi (1958), Il fiume di pietra (1964), La divina foresta (1969), Notti sull’altura (1971), L’isola amorosa (1973), Le armi d’oro (1973), La beffaria (1975), L’enorme tempo (1976), Dolcissimo (1978), L’incominciamento (1983) e molti altri fino ai primi anni del ventunesimo secolo.

Se nei primi romanzi prevalgono i ricordi d’infanzia e la descrizione accurata di un mondo povero, quando non proprio miserabile e diseredato, insieme alla nostalgia per un passato ormai lontano e scomparso, col trascorrere del tempo la narrazione si arricchisce di molti altri elementi. Dalla propria formazione scientifica, Bonaviri ricava prima di tutto una grande attenzione al corpo umano, alle sue esigenze e alle sue debolezze, come ha dichiarato in un’intervista: «Non c’è rapporto tra la scrittura e il lavoro di medico. Il solo rapporto consiste nel fatto che come medico sono sceso – ho detto più di una volta – nei labirinti del dolore umano. Ho un’esperienza che tanti altri che sono scrittori qualificati, o tali si credono, non hanno assolutamente. Una vasta esperienza anche della gioia, della guarigione.»

Scrittori da (ri)scoprire – Giuseppe Bonaviri

In più, oltre che medico, lo scrittore si rivela anche studioso appassionato di svariate discipline, dall’astronomia alla letteratura, dalla mitologia alla storia delle religioni, che intervengono a vari livelli per influenzare le sue narrazioni.

La Sicilia che ci racconta diventa quindi un luogo misterioso e spesso indecifrabile, dove realtà e fantasia, natura e mito si fondono continuamente per costruire un universo fantastico, popolato da personaggi fiabeschi. Non a caso, tra le sue opere successive spiccano una raccolta di fiabe tradotte dal siciliano, studi sulla fiaba e i racconti fantastici della raccolta L’infinito lunare (1998).

 

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Giuseppe Bonaviri muore a Frosinone nel 2009. Nonostante le traduzioni in diverse lingue e la diffusione di molte sue opere in paesi dove sono stati addirittura organizzati convegni su di lui, tanto che si parlò più volte anche di una sua candidatura al Premio Nobel, la critica italiana continua a ignorarlo, così come spicca la mancanza di riconoscimenti ai suoi romanzi, nessuno dei quali è mai apparso tra i finalisti dei nostri maggiori premi letterari.

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