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Scrittori da (ri)scoprire – Giovanni Arpino

Scrittori da (ri)scoprire – Giovanni ArpinoPur essendo uno dei pochi autori italiani ad aver vinto sia il Premio Strega che il Premio Campiello, Giovanni Arpino (Pola, 1927 – Torino, 1987) fa parte da tempo della nutrita pattuglia degli scrittori dimenticati.

Di famiglia piemontese, Arpino nasce casualmente a Pola (oggi Pula, Croazia), capoluogo istriano che allora faceva parte del Regno d’Italia, dove il padre era stato inviato come militare di carriera. Pochi anni dopo la famiglia torna in Piemonte, prima a Bra, luogo natale della madre, dove Giovanni si sposa, e poi a Torino, dove vivrà per tutta la vita.

Nel 1951 Arpino si laurea in lettere e invia il suo primo romanzo Sei stato felice, Giovanni a Einaudi, dove viene apprezzato da Vittorini, che lo definisce «Neorealismo con parolacce» e lo pubblica l’anno successivo nella storica collana di esordienti “I gettoni”, nello stesso periodo in cui vi esordiscono Italo Calvino e Beppe Fenoglio, destinati entrambi a una importante carriera letteraria.

Dopo il servizio militare a Napoli, Arpino torna a Torino ma rifiuta di entrare a far parte della scuderia dei lettori di Vittorini, preferendo il più sicuro e redditizio impiego come venditore rateale per Einaudi: negli anni successivi viaggia dunque per gran parte del Piemonte, ma continua a scrivere racconti e romanzi.

 

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Nel 1958 esce il secondo romanzo Gli anni del giudizio, storia di una coppia di operai comunisti militanti e dei dubbi che scalfiscono le loro certezze ai tempi della cosiddetta “legge truffa”, tentativo di riforma della legge elettorale che scatenò scontri e feroci polemiche alla vigilia delle elezioni del 1953, poi abrogata l’anno successivo.

Scrittori da (ri)scoprire – Giovanni Arpino

Il 1959 è invece l’anno in cui viene pubblicato La suora giovane, storia di un idillio senza sbocco tra un quarantenne e una ragazza in procinto di prendere i voti, da molti considerato il suo libro migliore.

Pur essendo ritenuto uno degli autori Einaudi più promettenti, Arpino non condivide del tutto la pesante connotazione ideologica della casa editrice in quegli anni e se ne allontana. Nel 1960 è infatti Mondadori a pubblicare Delitto d’onore, da cui Pietro Germi trae tre anni dopo il fortunato film Divorzio all’italiana con Marcello Mastroianni e Stefania Sandrelli, che vince un Oscar per la migliore sceneggiatura (a cui collabora lo stesso Arpino).

Negli anni Sessanta Arpino è ormai uno scrittore popolare e tutti i suoi libri ottengono un buon successo: Una nuvola d’ira (1962), storia di un adulterio consumato in una coppia operaia che verrà messo all’indice dal PCI per ordine di Togliatti, L’ombra delle colline (1964) che racconta una storia della guerra partigiana e vince il Premio Strega, Ventisette racconti (1968), Il buio e il miele (1969) da cui verranno tratti ben due film, Profumo di donna (1974) di Dino Risi con Vittorio Gassman e Scent of a Woman di Martin Brest (1992) con Al Pacino, che per questa interpretazione vince l’Oscar. Il rapporto di Arpino con il cinema, per quanto abbia collaborato a diverse sceneggiature, rimane però controverso: tra l’altro, critica pesantemente l’interpretazione di Gassman nel film di Risi, giudicandola troppo istrionica.

Scrittori da (ri)scoprire – Giovanni Arpino

Nel 1969 Giovanni Arpino, grande appassionato di calcio, inizia a collaborare con il quotidiano «La Stampa» come giornalista sportivo, scelta che fa storcere il naso a molti, ma la sua firma, insieme a quella di Gianni Brera, imprimerà una svolta decisiva a questo genere, nobilitandolo parecchio. Inviato del quotidiano ai disastrosi mondiali di calcio del 1974, durante i quali la nazionale italiana viene eliminata al primo turno, Arpino ne fa il tema di un romanzo autobiografico, Azzurro tenebra (1977). Dal 1979 abbandona però il giornalismo sportivo e diventa editorialista del «Giornale» del grande amico Indro Montanelli, per il quale scrive articoli culturali e di costume.

 

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Seguono molti altri racconti, anche per ragazzi, testi teatrali e ancora romanzi, tra cui Randagio è l’eroe (1972), selezionato al Campiello nell’anno della vittoria di Mario Tobino, Il fratello italiano (1980) che invece il Campiello lo vince, La sposa segreta (1983). Colpito da un tumore, Arpino muore a Torino appena sessantenne, nel 1987.

Scrittore poliedrico, capace di spaziare dal neorealismo a storie decisamente surreali, ma anche giornalista colto ed eclettico, Giovanni Arpino non merita assolutamente di cadere nel dimenticatoio. Molti suoi romanzi sono stati fortunatamente ristampati nel corso degli anni e nel 2005 Mondadori gli ha dedicato un volume di Opere scelte nella collana dei Meridiani.

 

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