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Scrittori da (ri)scoprire – Giorgio Scerbanenco

Scrittori da (ri)scoprire – Giorgio ScerbanencoConsiderato da molti il padre del genere giallo/noir italiano, Giorgio Scerbanenco (Kiev, 1911 – Milano, 1969) ci arriva in realtà dopo un percorso letterario molto variegato.

Nasce a Kiev come Volodymyr-Džordžo Ščerbanenko: il padre è un professore di greco e latino che, venuto in Italia per i suoi studi, ha sposato una ragazza romana, Leda Giulivi. Pochi mesi dopo la nascita del figlio, la coppia torna in Italia e si stabilisce a Roma, ma ben presto si separa. Il padre tornain patria e viene ucciso durante la Rivoluzione russa, mentre madre e figlio sopravvivono a fatica, trasferendosi a Milano quando Volodymyr ha sedici anni. Qui cambia il nome in Giorgio e italianizza il più possibile il cognome, per le difficoltà economiche non riesce a effettuare studi regolari anche se è fortemente attratto dalla scrittura e si arrangia facendo mille mestieri, fino ad approdare alla Rizzoli, dove diventa correttore di bozze e poi redattore. Sposa Teresa Bandini, corista alla Scala, dalla quale avrà quattro figli, mentre altre due figlie nasceranno in seguito dal secondo matrimonio con Cinzia Monanni.

Dopo aver pubblicato i primi racconti sulle riviste del gruppo Rizzoli, nel 1939 passa a lavorare per Mondadori, dove tiene sotto pseudonimo una rubrica di “posta del cuore” sul settimanale «Grazia».

 

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Nel 1940 esce il suo primo romanzo, Sei giorni di preavviso, che apre una serie di cinque volumi dedicati alle avventure di Arthur Jelling, archivista della polizia di Boston (altri due volumi verranno pubblicati postumi molti anni dopo):mentre anche in Italia si diffondeva, nonostante la censura fascista, una letteratura poliziesca ispirata agli scrittori americani hard-boiled, Scerbanenco ambienta i suoi romanzi in una Boston di fantasia e presenta un protagonista più attento allo studio delle inchieste che all’azione pura.

Scrittori da (ri)scoprire – Giorgio Scerbanenco

Durante la Seconda guerra mondiale Scerbanenco intensifica la sua attività giornalistica, scrivendo soprattutto per il «Corriere della Sera». Dopo l’8 settembre 1943 fugge in Svizzera, dove rimane fino al termine del conflitto scrivendo per alcuni giornali locali, su cui pubblica anche racconti e un romanzo breve di genere fantascientifico. Scrive un saggio, Patria mia. Riflessioni e confessioni sull’Italia, in cui esprime un punto di vista molto critico nei confronti del fascismo, ma verrà pubblicato solo molti anni più tardi: nello stesso periodo, il suo secondogenito viene arrestato e fucilato dal regime di Salò.

Tornato in Italia, Scerbanenco torna a lavorare alla Rizzoli, dove gli vengono affidate prima la condirezione della rivista «Novella», in seguito la fondazione di «Bella» e diverse rubriche di “posta del cuore”, tenute sotto pseudonimo. Da queste rubriche apprende la realtà di un’Italia spesso diversa da quella del boom economico, fatta anche di tanti drammi e miserie familiari e sociali che saranno poi fonte d’ispirazione per le ambientazioni dei romanzi successivi.

Negli stessi anni scrive moltissimi racconti e romanzi rosa, pubblicati a puntate sulle diverse testate Rizzoli ma spesso raccolti in volume, come Appuntamento a Trieste (1953), La ragazza dell’addio (1956), Europa molto amore (1967), oltre ad avventurarsi in altri generi come il western o la fantascienza.

Scrittori da (ri)scoprire – Giorgio Scerbanenco

La svolta decisa verso il genere noir avviene al principio degli anni Sessanta, quando Scerbanenco inizia a scrivere una serie di romanzi dedicati a un personaggio particolare, Duca Lamberti,un giovane medico che, dopo essere stato radiato dall’Ordine professionale per aver praticato l’eutanasia a un’anziana paziente, si trasforma in una sorta d’investigatore privato che collabora con Luigi Càrrua, commissario di polizia in forze alla Questura di Milano.

Al primo romanzo, Venere privata (1966), seguono Traditori di tutti (1966), I ragazzi del massacro (1968) e I milanesi ammazzano al sabato (1969). Questa serie ottiene un largo successo, consacrando l’autore come maestro del genere: la traduzione francese di Traditori di tutti viene premiata al prestigioso Grand Prix de littérature policière come miglior romanzo straniero dell’anno, mentre da tre dei quattro volumi nasceranno negli anni successivi delle versioni cinematografiche.

 

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La Milano di Duca Lamberti è la città inquieta della fine degli anni Sessanta, in cui alla fine del boom economico si mescolano forti tensioni sociali e la nascita di una nuova malavita.

Purtroppo lo scrittore non riesce a godersi a lungo il successo: colpito da una grave malattia, muore a Milano nel 1969, mentre si stava dedicando a una serie di sceneggiature per il cinema e la televisione.

Autore spesso considerato troppo “di genere”, Giorgio Scerbanenco è stato progressivamente rivalutato negli ultimi anni, soprattutto grazie a diverse case editrici che hanno ripubblicato una parte della sua vastissima produzione, compresi diversi romanzi che erano rimasti inediti.

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