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Scrittori da (ri)scoprire – Antonio Pizzuto

Scrittori da (ri)scoprire – Antonio PizzutoAntonio Pizzuto (Palermo, 1893 – Roma, 1976), poliziotto e scrittore siciliano, è stato un autore originalissimo, ma la sua grande sperimentazione letteraria non è servita a fargli guadagnare il posto che avrebbe meritato nella storia della letteratura italiana.

Nasce in una famiglia benestante e colta della Palermo di fine Ottocento: il padre è uno stimato avvocato, la madre, Maria Amico, musicista e poetessa, è figlia di Ugo Antonio Amico, docente universitario di lettere, poeta e grande fautore dell’unità d’Italia. Studia nelle migliori scuole di Palermo, si laurea in giurisprudenza e successivamente in filosofia, ma nel 1918, a seguito di problemi economici della famiglia, si arruola nella Polizia di Stato, dove inizia una brillante carriera.

 

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Nel 1930 è chiamato a Roma, presso il Ministero dell’Interno, dove gli viene affidato un incarico nella costituenda Polizia Internazionale (che diventerà poi l’Interpol): questo lo porta a viaggiare molto sia in Europa, sia negli Stati Uniti. L’impegno lavorativo non impedisce a Pizzuto di dedicarsi al mondo delle lettere, da cui è fortemente attratto: traduce autori dal greco e dal latino, ma anche dall’inglese e dal tedesco, scrive racconti e nel 1938 pubblica, sotto pseudonimo, il romanzo Sul ponte di Avignone.

Scrittori da (ri)scoprire – Antonio Pizzuto

Dopo la Seconda guerra mondiale, Pizzuto diventa questore a Bolzano e poi ad Arezzo, ma nel 1950 decide di andare in pensione, si stabilisce definitivamente a Roma e si dedica solo alla scrittura.

Il suo esordio ufficiale avviene nel 1956 con Signorina Rosina, un romanzo del tutto anticonvenzionale, in cui la storia di un amore improbabile fra personaggi surreali si mescola con altre vicende e si modifica in continuazione, raccontata da una prosa musicale e avveniristica. Seguono Si riparano bambole (1960) e Ravenna (1962), che vanno a formare col romanzo precedente una sorta di trilogia, almeno a livello stilistico, ma già nei successivi Paginette (1964) Sinfonia (1966) e Testamento (1969) Pizzuto approda a una formula narrativa ancora personale, che si allontana in modo deciso dal romanzo classico e dalle forme narrative tradizionali: la sua scrittura si fa sempre più asciutta e frammentaria, spesso anche piuttosto criptica e divisa in capitoli molto brevi, mentre trame e personaggi si fanno ancora più vaghi che nei libri precedenti. Abbonda l’uso del flusso di coscienza e il lettore è chiamato a un ruolo molto attivo, perché deve spesso impegnarsi a decifrare correttamente il linguaggio criptico e rarefatto dello scrittore e soprattutto a sopperire alla mancanza di una linea temporale uniforme.

Scrittori da (ri)scoprire – Antonio Pizzuto

Una terza trilogia di opere è costituita dalle Pagelle I (1973) Pagelle II (1975) e Ultime e penultime (1978), in cui lo sperimentalismo tocca il suo punto più alto: ogni “pagella” diventa un componimento breve o brevissimo, senza un legame apparente con il resto della raccolta e con un uso particolare e spericolato della grammatica, a partire dalla scelta diridurre l’uso dei verbi fin quasi all’eliminazione dei modi finiti, per lasciare spazio solo a infiniti, participi e gerundi.

 

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Antonio Pizzuto muore a Roma nel 1976. Negli anni successivi vengono pubblicati altri suoi lavori, che riscuotono un discreto interesse anche in Francia, ma nonostante l’apprezzamento di critici del calibro di Gianfranco Contini, Angelo Guglielmi o Cesare Segre, o di scrittori come Mario Luzi e Romano Bilenchi, le sue opere non vengono ristampate da molti anni e risultano pressoché introvabili.

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