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Scrittori da riscoprire – Antonio Delfini

Scrittori da riscoprire – Antonio DelfiniAntonio Delfini (Modena, 1907 – Modena, 1963) è senz’altro uno scrittore di nicchia, dalla vita breve ma intensa, durante la quale ha scritto e pubblicato un numero relativamente esiguo di opere.

Nasce a Modena in una famiglia di ricchi proprietari terrieri, le cui condizioni economiche gli permettono, nonostante resti orfano di padre da piccolissimo, di combinare ben poco a scuola ma di utilizzare la vasta biblioteca paterna per costruirsi una cultura da autodidatta.

Ad appena tredici anni si iscrive all’avanguardia giovanile fascista, e in seguito al PNF, anche se le sue idee politiche resteranno sempre piuttosto ondivaghe.

A metà degli anni Venti inizia a scrivere poesie e brevi prose. Grande amico di Ugo Guandalini, futuro ideatore e proprietario della casa editrice Guanda, fonda con lui una rivista letteraria che viene subito sequestrata dal regime, poi inizia a collaborare con numerose altre testate, e per tutta la vita scriverà molto sui giornali.

Nel 1931 pubblica Ritorno in città, una raccolta di brevi prose che si richiamano a Baudelaire. L’anno seguente si reca a Parigi, dove entra in contatto con i surrealisti, da cui rimane fortemente influenzato. L’amico giornalista Mario Pannuzio, futuro fondatore della rivista «Il mondo» che avrà molta importanza nel dopoguerra, lo porta con sé a Roma e lo introduce negli ambienti letterari della capitale: insieme fondano due riviste di breve durata, «Caratteri» e «Oggi».

 

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Scrittori da riscoprire – Antonio Delfini

Nel 1935 Delfini, che continua a vivere senza lavorare consumando il patrimonio ereditato dal padre, è costretto a vendere la grande villa di famiglia a Modena e da quel momento inizia a condurre una vita inquieta ed errabonda, spostandosi spesso da una città all’altra: Firenze, Viareggio, Roma.

Negli anni che trascorre a Firenze frequenta gli scrittori che si ritrovano al famoso caffè delle Giubbe Rosse: Gadda, Montale, Landolfi, Bilenchi. In questo periodo scrive la sua opera più importante, Il ricordo della basca (1938), una raccolta di dieci racconti ambientati nella città di M***, che è una Modena un po’ reale e un po’ immaginaria, città di provincia da cui si desidera fuggire ma a cui si rimane inesorabilmente legati. Segue nel 1940 Il fanalino della Battimonda, scritto secondo il modello di scrittura automatica dei surrealisti francesi. Grazie a questi racconti Delfini viene spesso etichettato come surrealista, ma la sua appartenenza a questo movimento è breve, discontinua e quindi poco significativa.

Alla fine della guerra, Delfini fa vari tentativi per impegnarsi in politica, ma il suo approccio appare sempre abbastanza velleitario e non troppo serio: nel 1946 vota monarchia al referendum e nel 1951 pubblica il Manifesto per un partito conservatore e comunista, in cui svolge soprattutto una difesa appassionata della proprietà terriera. Più tardi arriverà a definirsi “anarchico di destra” ma nel 1951 fonda il giornale «Il liberale».

Nel 1956 esce una nuova edizione de Il ricordo della basca, preceduta da una lunga introduzione intitolata Una storia, che costituisce di per sé uno dei suoi testi più interessanti, in cui traccia un ironico autoritratto letterario. Seguono nuovi racconti con La Rosina perduta (1957) e poi le Poesie della fine del mondo (1960), edite da Feltrinelli grazie all’interessamento di Giorgio Bassani e frutto di una dolorosa vicenda sentimentale finita male.

Scrittori da riscoprire – Antonio Delfini

Gli ultimi anni di vita dello scrittore sono segnati dalla morte della madre e della sorella, da cui non riesce a riprendersi, sprofondando nella depressione: si sente anche tradito dall’amico Guandalini, che abbandona Modena per andare a fondare a Parma la sua casa editrice. L’ultima opera pubblicata, Modena 1831 città della Chartreuse (1962) è anche un piccolo testamento letterario: Antonio Delfini muore infatti a Modena nel 1963, a soli cinquantasei anni.

 

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Quasi vent’anni dopo, nel 1982, Natalia Ginzburg riesce a far pubblicare i suoi Diari, mentre nel 1992 la città di Modena gli intitola la sua Biblioteca Civica.

Negli ambienti letterari fiorentini e romani frequentati per tanti anni, Antonio Delfini è stato spesso considerato un dilettante e gli sono state rimproverate, tutto sommato a ragione, la mancanza di una formazione universitaria e un maggiore impegno nella scrittura. In realtà, il rifiuto dell’impegno è una scelta precisa che lo accompagna per tutta la vita e ne fa uno scrittore atipico, un “irregolare” fuori dagli schemi del suo tempo.

Scrittori da (ri)scoprire – Riccardo Bacchelli

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