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Scrittori da (ri)scoprire – Alberto Bevilacqua

Scrittori da (ri)scoprire – Alberto BevilacquaAlberto Bevilacqua (Parma, 1934 – Roma, 2013) è riuscito a personificare al meglio il connubio tra scrittore e regista cinematografico, una combinazione riuscita altrettanto bene, nell’ambito del mondo letterario italiano, solo a Pier Paolo Pasolini e a Mario Soldati.

Nato a Parma da un aviatore di famiglia borghese che aveva partecipato a molte avventure aeronautiche di Italo Balbo e da una ragazza cresciuta nel popolare quartiere di Oltretorrente, tradizionale territorio anarchico e socialista, Bevilacqua studia al liceo e inizia molto presto a scrivere poesie e racconti, pubblicando nel 1955 la raccolta di prose La polvere sull’erba. I problemi psichici della madre, curata con l’elettroshock e infine ricoverata in una clinica psichiatrica, lo segnano profondamente e influenzeranno molti suoi scritti, soprattutto poetici. Nel 1957 si laurea in giurisprudenza con una tesi sul lavoro subordinato lungo il fiume Po, un altro tema presente in seguito nei romanzi ambientati a Parma.

Un anno dopo Bevilacqua si trasferisce a Roma, dove viene assunto come redattore di cronaca dal quotidiano «Il Messaggero» e contemporaneamente inizia a lavorare nel mondo del cinema presso la casa di produzione di Dino De Laurentiis.

 

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Nel 1962 esce il suo primo romanzo, Una città in amore, basato sulle vicende reali di Guido Picelli, un anarchico parmense che nel 1922 era stato a capo della resistenza della città alle incursioni dei fascisti capeggiati da Balbo (il libro è stato poi riscritto quasi completamente dall’autore e ripubblicato nel 1970). Seguono La Califfa (1964), Questa specie d’amore (1966) che vince il Premio Campiello e L’occhio del gatto (1968), vincitore del Premio Strega (anche questo riscritto e ripubblicato nel 1990).

Scrittori da (ri)scoprire – Alberto Bevilacqua

Tutti questi romanzi ottengono un grande successo di pubblico, vengono tradotti in molte lingue e sono considerati ancora oggi le prove migliori del Bevilacqua romanziere, nonostante un’abbondante produzione successiva.

Nel decennio successivo inizia però la seconda, brillante carriera di Bevilacqua, che dopo anni di lavoro come sceneggiatore e aiuto-registaesordisce alla regia firmando la trasposizione sullo schermo del suo romanzo La Califfa, storia del tormentato rapporto tra una ragazza operaia di Oltretorrente e un ricco industriale, magistralmente interpretata da Romy Schneider e Ugo Tognazzi, che sarà protagonista, accanto a Jean Seberg, anche di Questa specie d’amore, girato due anni dopo. Seguiranno diversi altri film, tra cuiAttenti al buffone (1975) e Le rose di Danzica (1979), fino a La donna delle meraviglie (1985) e Gialloparma (1999), questi ultimi ancora tratti da suoi romanzi.

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Tutti i film diretti da Bevilacqua, sempre interpretati da attori di richiamo, ottengono un largo successo e lo classificano come uno dei registi più popolari del periodo, ma nonostante l’intensa attività cinematografica lo scrittore non abbandona il mondo letterario e pubblica, tra l’altro, alcune importanti raccolte poetiche, oltre a collaborare a lungo con numerosi giornali, tra cui il «Corriere della Sera».

 

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Anche la produzione narrativa continua ed è molto prolifica: fino alla fine degli anni Novanta Bevilacqua scrive una lunga serie di romanzi, tra cui quelli di maggior successo sono Una scandalosa giovinezza (1978), Il curioso delle donne (1983), La Grande Giò (1986), Una misteriosa felicità (1988) I sensi incantati (1991), Lettera alla madre sulla felicità (1995) e Gialloparma (1997), ma al costante favore del pubblico non corrisponde un uguale apprezzamento da parte dei critici, per i quali la stagione migliore dello scrittore resta quella degli anni Sessanta e Settanta.

Al principio del nuovo secolo viene pubblicata anche una nuova edizione del primo libro La polvere sull’erba, che torna in libreria nel 2009, trasformato in una profonda rilettura della Resistenza che diventa anche una sorta di testamento spirituale dell’autore. Dopo aver pubblicato ancora alcune raccolte poetiche, infatti, Bevilacqua subisce una lunga e dolorosa degenza ospedaliera a causa di un grave scompenso cardiaco e muore a Roma nel 2013.

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