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Sandro Pertini e lo struggente ricordo di sua madre

Sandro Pertini e lo struggente ricordo di sua madreSiamo nel 1980 – mancano dieci anni alla morte di Sandro Pertini che avverrà il 24 febbraio 1990 – quando l’allora Presidente della Repubblica Italiana rilasciò questo struggente e commovente ricordo di sua madre, Maria Giovanna Adelaide Muzio.

Si tratta di una testimonianza insieme semplice e intensa, com’era solito essere lo stesso Pertini, scritta per «Annabella» e pubblicata il 6 giugno 1980 con il titolo Mamma sarebbe orgogliosa di me.

 

Serbo di mia madre un ricordo dolcissimo: era lei il perno della nostra famiglia. Noi vivevamo allora in un paese vicino a Savona e precisamente a Stella Ligure. La mia infanzia trascorse serena con i miei genitori e i fratelli Eugenio, Marion e Pippo. Eugenio conobbe una tragica fine: fu crudelmente ucciso nel lager nazista di Flossenbürg. C’era molta unità nella nostra famiglia. Io vivevo a contatto con i figli dei contadini.

[…]

Mio padre morì che era ancora giovane e il patrimonio paterno fu amministrato da mia madre, che visse sempre a Stella circondata dall’affetto di tutti. Mia madre era una vera credente, parlava direttamente con Dio, ma mi lasciò libero nelle mie scelte politiche e ideologiche.

 

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Quando una domenica mattina – avevo circa diciotto anni – mia madre mi invitò ad andare in chiesa con lei, io le risposi con una certa amarezza, consapevole di darle dolore, che non sentivo più la necessità di andarci perché non credevo più. Mia madre accolse la mia risposta indubbiamente con pena, ma non cercò di influire minimamente sulla mia decisione.

Sandro Pertini e lo struggente ricordo di sua madre

Poi partii per la guerra ed una volta tornato ripresi i miei studi a Genova con mia sorella Marion, legata a me da grande affetto. È inutile ripercorrere tutte le mie vicissitudini politiche a partire dagli anni ’20. Mia madre naturalmente non condivideva la mia idea socialista; ma approvava la mia posizione di antifascista e seguì da lontano con viva solidarietà le mie traversie: la mia evasione dall’Italia, l’esilio in Francia, la mia attività di manovale-muratore, poi il mio rientro clandestino in Italia, il mio arresto e il tribunale speciale. Mia madre venne a trovarmi a Roma prima del processo e mi feci promettere che mai avrebbe commesso un atto di debolezza pur di alleviare la mia situazione di detenuto. Ripeto: era una donna credente che non condivideva la mia idea socialista, ma orgogliosa di come io mi comportavo contro il fascismo. Bramava dire: «Se Sandro fosse un credente, sarebbe un fiero soldato di Cristo».

 

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Vi è un particolare, ancor oggi per me penoso, che debbo ricordare di quel mio passato. Al carcere di Pianosa io caddi ammalato gravemente e la notizia giunse ai miei amici di Savona che indussero mia madre a presentare domanda di grazia. Una madre, pur di salvare la vita di un figlio, si aggrapperebbe anche ad un ferro rovente! Quando il direttore del carcere di Pianosa mi comunicò che mia madre aveva presentato la domanda di grazia e mi chiese se a quella domanda mi associavo, io rifiutai sdegnosamente e scrissi una lettera crudele: ancor oggi ne sento il rimorso! Le rimproveravo di essere venuta meno alla parola che ella mi aveva dato a Regina Coeli e di aver offeso con la sua domanda di grazia la mia fede politica. Commisi la crudeltà di non scriverle per due mesi, finché venni a sapere che la colpa della domanda di grazia non doveva essere attribuita a mia madre ma ai miei amici. Ed allora ripresi a scrivere alla povera donna.

Sandro Pertini e lo struggente ricordo di sua madre

Dopo tanti anni, e cioè dopo circa sedici anni, io rividi mia madre a Stella nella casa paterna. Era invecchiata, ma ancora forte di fisico e lucida di mente, orgogliosa di me. Poi venne la guerra di liberazione e terminata la Resistenza (io mi trovavo allora a Milano) vennero un mattino nel mio studio, e mi diedero la triste notizia della sua morte. Provai un dolore immenso. Rimpiangevo di non averle potuto dare l’ultimo saluto; ma se per ipotesi, sapendo che ella era gravemente ammalata, fossi corso a Stella, come mi avrebbe spinto il grande amore per lei, sarei caduto nelle mani dei soldati tedeschi che, in odio a me, avevano trasformato la casa paterna in un loro bivacco.

Spesso torno al mio paese, dove sono nato e ho vissuto giorni sereni, e vado a raccogliermi sulla tomba dei miei cari e soprattutto penso a mia madre. Se fosse viva come sarebbe orgogliosa di me! Se nella vita sono riuscito a fare qualcosa di buono lo debbo al suo insegnamento e al carattere che lei mi ha formato. Ho l’orgoglio di pensare che io le assomiglio molto: per temperamento, per devozione alla fede scelta, per volontà nel sopportare sacrifici e rinunce e per fierezza.

 

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Questo è il ricordo che serbo di mia madre quando attraverso momenti difficili, penso a lei intensamente, quasi a chiederle aiuto, lo stesso aiuto che le chiedevo bambino, quando in campagna trovavamo ostacoli sulla strada che ci conduceva a visitare i contadini.

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