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Salviamo la Biblioteca Provinciale di Foggia, intervista al Direttore Mercurio

Salviamo la Biblioteca Provinciale di Foggia, intervista al Direttore MercurioProsegue ad oggi una situazione di pesante incertezza sul futuro della Biblioteca Provinciale “La Magna Capitana” di Foggia. Dopo la Legge Delrio (n.56/2014) che ha “congelato” le Province, riordinandone le funzioni, quella della cultura non risulta più rientrante tra le competenze di questi enti pubblici: di fatto la Biblioteca Provinciale è ancora in attesa che siano sciolti alcuni nodi fondamentali. Tra questi, quello del futuro dei dipendenti, attualmente inseriti negli elenchi di mobilità di un portale on line che incrocia la domanda con l’offerta di lavoro, un’opportunità di ricollocazione eventuale, in caso di chiusura o ridimensionamento. Dopo numerosi eventi e una mobilitazione della cittadinanza foggiana e la sensibilizzazione di alcuni esponenti politici e rappresentanti istituzionali del territorio, la Regione Puglia si è espressa in favore di una risoluzione, attraverso le parole del Presidente Michele Emiliano: «Non so ancora come, ma la salveremo». Per conoscere i termini di una questione particolarmente complessa che mette in ballo numerosi valori, abbiamo rivolto alcune domande al Direttore della Biblioteca, Franco Mercurio

 

Quanti volumi conta il patrimonio librario della Biblioteca “La Magna Capitana” e quanta popolazione raggiunge con i suoi servizi?

Parlare esclusivamente di “volumi” sarebbe riduttivo. In biblioteca abbiamo a disposizione dei lettori 360 mila monografie, di cui 18 mila stampate prima del 1831; 19 mila sono gli audiovisivi di diverso genere: andiamo dalle pellicole cinematografiche ai dischi in vinile per finire ai CD e DVD. 4.700 sono le riviste che conserviamo, di cui circa 1.300 sono quelle ancora in corso di pubblicazione. A queste si devono aggiungere 145 testate giornalistiche, di cui 16 in corso di pubblicazione. Oltre 34 mila sono i documenti grafici, principalmente riguardanti la collezione di manifesti cinematografici che vanno dagli anni Quaranta agli anni Ottanta. Completano le nostre raccolte circa un migliaio di manoscritti.

 

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Ma soprattutto conserviamo decine di fondi speciali, derivanti da donazioni, che danno profondità alla nostra funzione di raccolta e di conservazione della memoria storica del territorio.

Per quanto riguarda l’utenza registriamo una media decennale stabile di 100 mila presenze fisiche annue, a cui si aggiungono oltre 120 mila visite annue al nostro sito istituzionale.

Per le realtà più avanzate, e in rapporto alla popolazione, si tratta di dati “normali”, ma per la realtà meridionale stiamo parlando di dati assolutamente straordinari e di eccellenza che collocano la nostra biblioteca fra le primissime biblioteche pubbliche operanti nel Mezzogiorno continentale.

Salviamo la Biblioteca Provinciale di Foggia, intervista al Direttore Mercurio

Tutti i servizi sono regolarmente erogati, nonostante questa situazione vada avanti ormai da diversi mesi?

No. Purtroppo no! Progressivamente nel corso dell’ultimo triennio abbiamo con rammarico cominciato a sospendere alcuni servizi. Siamo partiti dal bibliobus che serviva le comunità montane prive di biblioteche pubbliche, le scuole di periferia, i quartieri più a rischio e, nel periodo estivo, la fascia costiera del Gargano settentrionale. Poi la sospensione ha riguardato il prestito interbibliotecario per interessare in seguito la fornitura di riviste e di quotidiani, attualmente fermi al 2014. Da tempo non riusciamo ad aggiornare le sezioni più attive, quali quella della narrativa contemporanea e dell’attualità per carenze assoluta di fondi.

È a rischio la stessa funzionalità del polo SBN di Foggia, che finora ha potuto continuare a funzionare grazie all’intervento di finanziamenti straordinari ed eccezionali da parte della Fondazione Banca del Monte, che non può essere in grado di sostituirsi alla cronica carenza di fondi ordinari. E, infine, dalla prossima settimana chiuderemo definitivamente tutti i servizi che fornivamo il sabato, perché i bibliotecari non sono stati autorizzati a effettuare il progetto di produttività specifico.

 

Numerose sono state le iniziative della cittadinanza per scongiurare la chiusura: avete formulato delle proposte alla Regione Puglia per una possibile soluzione?

La questione del futuro della biblioteca è stata affacciata già dal lontano 2010, quando ci fu il primo tentativo, operato dal governo Monti, di ridimensionare, se non liquidare del tutto le Province. Nel corso di questi anni abbiamo provato ad avanzare diverse ipotesi, che non fossero di mera sopravvivenza.

Sono, infatti, sempre stato convinto che il ruolo regionale sia fondamentale per mettere a sistema le esperienze e le potenzialità delle quattro biblioteche provinciali pugliesi. La liquidazione delle Province poteva e può essere un’opportunità per risparmiare soldi, senza mortificare i servizi ai lettori, utilizzando le sinergie dell’architettura amministrativa vigente, ottimizzando la spesa e razionalizzando soprattutto i servizi di back office, centralizzando alcune funzioni.

In questo senso abbiamo proposto già dal 2014 la costituzione di un soggetto unico gestore del sistema bibliotecario regionale, imperniato sulle 4 biblioteche provinciali pugliesi, che ancora oggi sono il perno essenziale per il funzionamento di tutte le altre biblioteche: civiche, religiose, private, scolastiche e perfino universitarie, operanti in Puglia.

Vede, in questi ultimi 15 anni la Puglia ha fatto passi da gigante per quanto riguarda lo sviluppo dei sistemi bibliotecari a rete. La legge regionale del 2013 era non solo un traguardo, ma anche un punto di partenza per rafforzare la grande infrastruttura bibliotecaria pugliese, fondata sulle biblioteche provinciali, a costi di esercizio invariati. Purtroppo la riforma Delrio, il bisogno spasmodico di fare cassa da parte del Governo centrale e l’impostazione tutta avvitata sul “destino” dei dipendenti provinciali, priva di un respiro strategico circa il “destino” dei servizi forniti all’utenza ha nei fatti vanificato lo spirito e i presupposti della legge regionale.

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Anche la soluzione che si sta prospettando (quella di riaffidare le biblioteche alle Aree Vaste) finirà per “salvare” l’ordinarietà, senza riuscire a cogliere le opportunità che questo momento di crisi comunque ci sta prospettando. Il problema è capire se riusciamo a cogliere queste opportunità e a saperne fare tesoro. Mi rendo conto che i tempi stretti e la necessità di salvare il salvabile stia imponendo scelte dettate dall’urgenza. Mi auguro che successivamente, superata questa fase critica, ci si possa fermare per ragionare intorno a uno sviluppo e potenziamento del sistema bibliotecario regionale in termini totalmente innovativi che, secondo il mio modo di vedere, richiede solo interventi organizzativi e normativi, a risorse finanziarie invariate.

In questo senso un’architettura istituzionale innovativa, in sinergia magari con il MIBACT, che si dice molto interessato agli istituti culturali pugliesi ed è interessato a costruire e rafforzare la propria organizzazione di nuove soprintendenze in Puglia, potrebbe darci qualche novità interessante e positiva.

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Oltre alla Biblioteca Provinciale di Foggia, quali altre strutture sono a rischio?

È a rischio l’intero comparto della cultura e della conoscenza, che prima apparteneva alle Province pugliesi. L’attenzione dell’opinione pubblica pugliese e degli organi di informazione in questi mesi hanno tuttavia consentito al giovane governo regionale di formarsi con contezza una propria idea che abbiamo condiviso e apprezzato. Mi riferisco al fatto che fino allo scorso mese di dicembre la cultura era pressoché assente dall’agenda regionale. La straordinaria mobilitazione spontanea di tanti, senza distinzione di orientamento politico, di censo e di altro, ha contribuito a collocare al centro dell’attenzione regionale il reale pericolo che un approccio meramente ragionieristico alla questione avrebbe sfasciato biblioteche, musei, teatri, e altre strutture culturali.

La bozza di legge regionale attualmente in discussione è orientata a salvare tutto il comparto sia in termini di professionalità che in termini di servizi erogati. Ma nessuno si nasconde che le risorse a disposizione per la gestione siano risicate.

Sto pensando ad esempio ai musei provinciali di Foggia, dove l’intera gestione è esternalizzata. Senza una previsione di spesa adeguata, pari almeno a quella sostenuta dalla Provincia di Foggia negli anni passati, non sarà possibile procedere agli appalti dei servizi, lasciando nei fatti chiusi i musei e soprattutto in mezzo alla strada un nutrito gruppo di professionalità che da un quindicennio opera in quei musei.

Mi auguro che le rigide ragioni ragioneristiche e le aride tabelle numeriche non prevalgano sui servizi e sulle persone che assicurano quei servizi museali.

Ma sono fiducioso che in un modo o nell’altro la Regione sarà in grado di prospettare una qualche soluzione, cercando con attenzione nelle pieghe di bilancio, così come ha già fatto per le biblioteche.

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