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“Romulus”, dalla serie Tv al libro. Intervista a Luca Azzolini

“Romulus”, dalla serie Tv al libro. Intervista a Luca AzzoliniRomulus, la serie Tv targata Sky e nata da un’idea di Matteo Rovere, è al centro di un’operazione cross-mediale in grande stile che culmina nella pubblicazione di una trilogia di libri a opera di Luca Azzolini e pubblicata da HarperCollins Italia. I primi due volumi, Il sangue della lupae La regina delle battaglie, sono stati pubblicati rispettivamente il 29 ottobre e il 26 novembre, mentre il terzo volume sarà disponibile a breve.

Con Luca Azzolini abbiamo provato a entrare nel merito di quest’azione e di come lui stesso ha lavorato per passare dalla serie Tv al romanzo.

 

La sua trilogia è ispirata all’omonima serie tv trasmessa su Sky per la regia di Mattea Rovere. Com’è nata l’idea di quest’operazione? E come la definirebbe dal momento che non si può parlare di semplice trasposizione?

È un’operazione cross-mediale nata da Matteo Rovere che ha avuto l’idea di raccontare la nascita di Roma. Quando mi è stato chiesto di sviluppare una storia che ampliasse il mondo di Romulus, mi è stata data anche la piena libertà di inventare personaggi e percorsi inediti. Ho capito subito che un solo romanzo non sarebbe bastato per narrare l’origine di un impero che, ancora oggi, detta il nostro tempo. Può sembrare lontano da noi l’VIII secolo a.C., ma non è così, siamo legati a quelle donne e a quegli uomini, a quei re e a quelle regine che hanno fatto la Storia. Con l’editore, HarperCollins, abbiamo capito che una trilogia avrebbe accolto meglio le spinte narrative, le voci e tutte le storie che sentivo avrebbero avuto un ruolo centrale. Ho avuto così la possibilità di narrare il passato di personaggi secondari, di inventarne di nuovi, di cambiare i percorsi narrativi: serie TV e trilogia, insomma, viaggiano in parallelo, arricchendosi e integrandosi a vicenda.

 

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“Romulus”, dalla serie Tv al libro. Intervista a Luca Azzolini

Come si lavora per tradurre in un romanzo il linguaggio della serialità televisiva?

Ricordando che si sta lavorando a una storia che deve avere un peso letterario, e che quindi deve essere godibile per tutti, anche per chi non conosce le vicende della serie TV. Ho ragionato “per vuoti”, come dico io. La serie TV – che usa un linguaggio diverso, un media altro – può andare in scuro, in nero, staccare, e mostrarci i personaggi altrove dando per scontato che quel passaggio non servirà allo spettatore. Io questo non lo potevo fare. Ogni vuoto andava riempito, e giustificato, e narrato. Il passato dei personaggi ha avuto una cura speciale per quel che mi riguarda. Ho dato una genealogia a ciascun protagonista e a ogni personaggio secondario. Per me era vitale sapere chi aveva fatto cosa, dove e quando. Dovevo sapere cosa avevano vissuto i gemelli, Enitos e Yemos, fin dalla loro infanzia. Mi sono chiesto chi fosse la madre di Amulius e cosa le fosse successo, e chi fosse invece la donna che generò un personaggio sfaccettato come Gala, che nei romanzi ha un ruolo cardine. È stato entusiasmante lavorare in questo modo, in piena liberà, perché ogni scelta è sempre stata giustificata. Così facendo, la trilogia è cresciuta fra le mie mani, pagina dopo pagina.

 

Nel caso specifico di Romulus in che modo l’esperienza di lettura integra quella di visione della serie? Per renderla più immediata: cosa risponderebbe a chi si dovesse chiedere perché leggere il libro se ha già visto la serie?

Risponderei che leggere il libro serve per capire tutto quel mondo. Serve per avere un quadro completo su tutto il progetto. Serve per entrare in altre stanze, in altri luoghi, e per conoscere davvero la complessità dell’antica Roma alle sue origini. Un autore non ha limiti di budget, solo d’inventiva o d’immaginazione. Le scene descritte nei romanzi indagano il passato e, per certi versi, anche il futuro che va oltre la serie TV. Ho voluto per questo ampliare ancora di più i luoghi e le scene, cercando di articolare la storia oltre il tempo dei fatti narrati dal media televisivo. Un esempio evidente è Gala. Nella serie TV, per tempistiche e narrato, ha un ruolo suggestivo ma marginale, quello del potere dietro al trono di Amulius. Io ho preso questa donna forte, selvaggia, ambiziosa, e ne ho fatto uno dei punti di vista privilegiati della storia. Volevo si raccontasse di più al pubblico dei lettori. È un personaggio incredibile già nella serie, nei romanzi le ho dato più tempo e voce. Ho ampliato, ho accresciuto, ho costruito. Per me era importante raccontare quel passato e farlo al meglio.

“Romulus”, dalla serie Tv al libro. Intervista a Luca Azzolini

Romulus segna il suo debutto nella narrativa per adulti. Cosa ha dovuto lasciare delle sue esperienze di autore per ragazzi e cosa invece ha voluto portare con sé?

La narrativa per ragazzi richiede la stessa cura e dedizione della narrativa per adulti. Non c’è differenza. Si fanno delle scelte specifiche, ovviamente, ma so bene che i piccoli lettori siano molto accorti ed esigenti. Sono critici infallibili e con delle richieste autentiche. Sanno cosa vogliono da un libro, sempre. Da quel mondo, quindi, spero di aver preso e portato con me solo il meglio. Per me era fondamentale che, proprio come i ragazzini, anche gli adulti con Romulus si lasciassero affascinare e trascinare senza freni in questa storia fatta di spade, intrighi dietro i troni, guerre sanguinarie, vestali, lupi che corrono nei boschi e Dei che sussurrano verità nei sogni degli uomini. È in fin dei conti la grande epica del nostro Paese e volevo renderle onore. Spero di aver portato nei libri l’autenticità delle cose scritte con passione e raccontate per pura necessità.

“Romulus”, dalla serie Tv al libro. Intervista a Luca Azzolini

Lei è uno dei più prolifici autori di fantasy in Italia. Qual è lo stato dell’arte del genere nel nostro paese? E quali sono gli autori fantasy imprescindibili per il lettore che vi si avvicinasse per la prima volta?

Mi piacerebbe poter dire che in Italia il genere gode di buona salute, come all’estero, ma mentirei a me stesso e a chi ci legge. Mentre negli USA proprio in questi giorni un libro di Brandon Sanderson svetta in cima alle classifiche dei libri più venduti (prendendosi un meritato primo posto), qui da noi lo stesso non succede. E non è mai successo, nemmeno in passato. Ci sono splendide voci, autrici e autori italiani che fanno un lavoro encomiabile, ma la narrativa nostrana non sembra riconoscersi in questo genere che invece ha illustri progenitori. Uno su tutti? Ludovico Ariosto, a mio avviso ricordato troppo poco. Servirebbe coraggio e visione, soprattutto di questi tempi. Fra gli imprescindibili, io cito sempre un nome, Marion Zimmer Bradley, perché a lei devo il mio percorso di scrittore e nei suoi romanzi (basti pensare al Ciclo di Avalon), convivono due elementi fondamentali quando si parla di buona letteratura: uno stile felice ma mai banale, e la capacità di connettersi al proprio tempo così da riuscire a raccontarlo anche quando si narrano vicende ambientate in un’altra epoca. La sua narrativa non fu mai solo uno sfoggio di trama e bella scrittura, ma fu un coerente e vivido percorso letterario. In questo, lasciatemelo dire, è ancora oggi un’indiscussa maestra.

“Romulus”, dalla serie Tv al libro. Intervista a Luca Azzolini

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Il suo primo libro risale al 2009, quando aveva ventisei anni. A distanza di poco più di dieci anni ha pubblicato oltre trenta titoli. Com’è cambiata nel frattempo la sua scrittura?

Credo – ma non dovrei essere io a dirlo – che si sia fatta più asciutta ed essenziale. O mi piace crederlo, almeno. Come mi piace credere che si sia arricchita anche di tutte le letture che ho fatto in questi anni, prendendo dalle maestre e dai maestri che ho imparato ad amare. Ho, questo sì e lo vedo, più controllo sull’evoluzione delle storie. Riesco a connettermi meglio con certi personaggi che magari, un tempo, sentivo ostici, o forse capivo meno perché solo certe esperienze ti permettono di calarti nel dolore di qualcuno, o nella sua gioia. Amo molto di più i dialoghi e mi piace sentire i personaggi che si raccontano. Penso di avere acquisito in questi dieci anni una vivacità felice nello scrivere, che mi ha permesso di abbandonare ansie e paure; il timore di non essere capito o amato come narratore. Anche il lavoro come editor freelance mi aiuta in questo: sostenere giovani scrittrici e scrittori, curare i loro testi, aiutarli ad arrivare alla pubblicazione o consigliarli su quali passi compiere, ha rafforzato anche il mio modo di vivere i romanzi. E il lavoro, la scrittura, a oggi, mi ha davvero ripagato di tutti i sacrifici, permettendomi di affrontare generi nuovi e grandi storie.

 

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