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Rivivere la vita di un padre morto. “Il teorema dell’incompletezza” di Valerio Callieri

Rivivere la vita di un padre morto. “Il teorema dell’incompletezza” di Valerio CallieriL’unico modo per tentare di venire e capo di stragi, delitti e abusi commessi in Italia dagli anni Sessanta fino a Bolzaneto è sviluppare a un tratto, misteriosamente, la capacità di rivivere frammenti della vita di un morto ammazzato. A questo scopo però è necessario un profondo legame affettivo col morto, un legame di stretta parentela. È più o meno quanto accade al protagonista del Teorema dell’incompletezza, romanzo d’esordio di Valerio Callieri (Feltrinelli 2017), che è valso all’autore romano il Premio Italo Calvino.

Il romanzo comincia a Roma nel 2011, nel quartiere periferico e ruspante di Centocelle. I fatti narrati si svolgono nell’arco di appena venti giorni, ma i ricordi dei personaggi e le pagine di diario inserite nella narrazione ci portano avanti e indietro nel tempo: dal G8 di Genova, agli anni delle proteste operaie e del terrorismo, ai tentati colpi di Stato, e più indietro, al dopoguerra e alla Resistenza. Da Roma, i personaggi si spostano a Torino, a Genova e in Val di Susa.

 

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Dunque a luglio 2011, il protagonista del romanzo, un ragazzo (più che un uomo) sulla trentina, comincia ad avere visioni improvvise e vivide di alcuni momenti della vita del padre, ucciso sette anni prima nel corso di una rapina nel bar di sua proprietà. Tutto ha inizio quando il ragazzo entra casualmente in possesso di un oggetto appartenuto al padre, e andato perduto durante la rapina fatale: si tratta di una cornice che custodisce tre monete celebrative di altrettanti scudetti della Roma, nonché, nascosto sul retro, un messaggio in codice da parte di una certa Clelia. Il rinnovato possesso della cornice innesca le strane visioni del ragazzo, che ripercorre suo malgrado tappe sconosciute della vita del padre: lo vede da ragazzetto a Centocelle, amico dei «fornaciari» e degli ex partigiani del quartiere, poi operaio della FIAT a Torino, al tempo delle proteste operaie e del terrorismo. Lo vede con la misteriosa Clelia e infine di ritorno a Roma, dove ha messo su famiglia e gestisce un bar sport. Le visioni però sono incomplete, frammentarie, e il ragazzo non riesce a mettere insieme la storia del padre.

 

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Rivivere la vita di un padre morto. “Il teorema dell’incompletezza” di Valerio Callieri

Né il padre né il figlio nel romanzo hanno un nome. Forse perché il figlio sente di non avere carattere, di vivacchiare al di sotto delle proprie possibilità, e perché, dopo l’assassinio al bar, ha cercato di cancellare il ricordo del padre. In realtà, lo tormentano il senso di colpa e un desiderio insoddisfatto di vendetta per quella morte insensata. Dopo sette anni, le visioni lo costringono a scoprire chi fosse davvero suo padre, a risolvere il mistero della sua morte. Nello stesso tempo, la sua ricerca lo aiuta a scovare le proprie potenzialità, a venire allo scoperto, come in un romanzo di formazione.

Tanto l’eroe si descrive come «gobbo e fiacco e titubante», quanto i personaggi che gli stanno attorno sono decisi e definiti. Gli amici Sirio e Luca, un po’ tossici, un po’ spacciatori, con cui il nostro eroe condivide il disprezzo per la vita piccolo borghese; Elena, bella e saggia vicina di casa, hacker appassionata di matematica, amata da tempo in silenzio. Infine il fratello Tito, che è tutto il suo opposto: poliziotto a Torino, convinto assertore dell’ordine e torturatore nella caserma di Bolzaneto. Tito è il fidato collaboratore di Pierpaolo, una specie di superpoliziotto dai non tanto oscuri legami con il potere, amico di gioventù del padre. E ancora, un paio di vecchi partigiani. I rapporti tra i personaggi sono complessi, come la trama del romanzo: la finzione si intreccia alle vicende degli ultimi sessant’anni per raccontare dei cadaveri insepolti che «ancora vibrano appesi sull’albero della Storia Italiana». Queste vicende sono riassunte nel diario in codice di Tito, che interrompe ulteriormente, accanto ai ricordi e ai flashback, il flusso della narrazione.

 

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Il titolo del romanzo, Il teorema dell’incompletezza, fa riferimento a un omonimo teorema del logico e matematico Kurt Gödel, secondo il quale esistono proposizioni che non si possono dimostrare come vere dall’interno di un sistema logico chiuso, autoreferenziale. Elena si serve di questa teoria come una metafora per far capire all’amico – alle prese con un rompicapo irrisolvibile – che forse uno sguardo «da fuori» può aiutarlo a capire la storia di suo padre. In questo modo lo scuote dalla sua paralisi e lo spinge ad agire in maniera inusuale.

Nella ricomposizione del mistero, e nell’indagine della storia d’Italia, il romanzo presenta diversi sguardi, diverse informazioni incomplete: quelle dei ragazzi pestati a Genova e dei poliziotti torturatori, o della terrorista irriducibile e del terrorista pentito; lo sguardo dei vecchi partigiani e lo sguardo «da fuori» di Elena e dell’eroe del romanzo.

Rivivere la vita di un padre morto. “Il teorema dell’incompletezza” di Valerio Callieri

Ai diversi sguardi corrispondono diversi linguaggi: quello di Sirio, «anticapitalista fantasioso» che parla di «tecniche di ribaltamento del mondo» ma poi di «catene, reticoli di potere che disegnano le possibilità reali nel nostro immaginario». Poi il romanesco da piccolo malavitoso di Luca, e il linguaggio di Tito, torturatore mistico, che crede in «un fine ultimo» e attende «l’Ospite», parla e scrive per parabole. La lingua del protagonista invece è ironica e piena di pathos. L’indolente ragazzo sa servirsi di immagini ricorrenti e allusioni letterarie per dar forma al suo pensiero.

 

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Le parabole di Tito, la fantasia di Sirio non bastano a dar loro ragione. Tutti i personaggi alla fine devono fare i conti con la sconfitta. Un dettaglio, il caso, la morte, mandano all’aria i loro piani. Così la vendetta dei due fratelli è incompleta, il poliziotto Pierpaolo non riesce a portare a termine il suo disegno, e altrettanto succede a Clelia, mentre Sirio, schiacciato definitivamente dall’esperienza di Genova, lascia Roma per l’India. L’eroe del romanzo, il più incerto tra tutti fin dall’inizio, con l’aiuto di Elena continua a coltivare il suo sguardo «da fuori».

Con la sua struttura composita e la trama complessa, Il teorema dell’incompletezza di Valerio Callieri mette il lettore davanti a un po’ di ostacoli, ma finisce per divertire con guizzi fantastici, coincidenze, punti di vista obliqui, e appassiona come un giallo irrisolvibile.

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