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Reagire al bullismo con la boxe. La storia di Petra

Reagire al bullismo con la boxe. La storia di PetraEsce per Edizioni Paoline il romanzo di Riccardo Mauri, Non fate arrabbiare Petra, e apre le porte, anzi le spalanca, non solo sul mondo interiore di Petra, la protagonista, ma anche su uno sport considerato fino a poco tempo fa prerogativa degli uomini, e non qualsiasi, ma quelli duri e puri. Quando si pensa al pugilato, una delle prime immagini che si presentano alla mente è Mike Tyson, gigantesco e spaventoso, aggressivo e pronto a staccare a morsi l’orecchio dell’avversario.

Ma poi incontri Petra, il suo modo schivo e introverso di porsi davanti al mondo, ai suoi coetanei che non la capiscono e non la accolgono come si dovrebbe, ma al contrario, la sfruttano per piccoli favori personali, e soprattutto la bullizzano.

Fa tenerezza Petra: a chi non è capitato almeno una volta di non essere ricambiato in amore? Chi, da adolescente, non ha accettato almeno una volta di fare un favore a un ragazzo che ti piaceva e questo – in buona o, come nel caso di Petra, cattiva fede – puntava un’altra?

A differenza di molte ragazze – del passato e del presente –, Petra s’imbatte in qualcosa di speciale. In uno sport che le permette di diventare ciò che già era, ma non lo sapeva. Scopre il pugilato che non è più rappresentato da Mike Tyson sudato e aggressivo. L’immaginario collettivo sta cambiando. Le palestre stanno cambiando. La boxe sta assumendo nuovi connotati e si sta aprendo alle donne. Una di queste, la cui storia si apprende in una nota introduttiva del romanzo, è Irma Testa, la prima pugile italiana a disputare un’Olimpiade in occasione dei Giochi di Rio, del 2016. Dal 2019 è campionessa europea categoria pesi leggeri.

 

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Petra e Irma condividono qualcosa, qualcosa di importante, e non è semplicemente il pugilato. Di cosa condividano e di come sia cambiato il mondo della boxe abbiamo parlato direttamente con Riccardo Mauri.

 

Come nasce l’idea di Non fatte arrabbiare Petra?

Il romanzo nasce da un mix di esperienze personali vissute frequentando palestre di pugilato. Ho scoperto che si tratta di uno sport molto sorprendente e allora mi sono domandando in che modo sarebbe cambiata la mia vita se avessi fatto boxe in adolescenza.

 

La boxe è cambiata negli ultimi anni…

Vero, è un fenomeno abbastanza recente, risale a quindici o venti anni fa. È questo il momento in cui le ragazze hanno iniziato a frequentare le palestre di pugilato. Quello che è cambiato è anche lo spirito con cui viene affrontato. Cioè: è uno sport che può essere praticato da chiunque. Anche dal punto di vista della struttura fisica, non di rado ho incontrato nelle palestre anche donne di cinquant’anni che si allenavano. Questo è il risultato di un piccolo cambiamento culturale.

Con Non fatte arrabbiare Petra volevo rafforzare questo concetto perché sono certo che il pugilato faccia bene all’autostima e al coraggio. Può essere uno sport molto formativo.

Reagire al bullismo con la boxe. La storia di Petra

Quindi è uno sport che può aiutare ad attraversare meglio l’adolescenza?

Durante l’adolescenza si avverte con forza la polarità tra coraggio e paura. L’adolescenza enfatizza questa polarità e premia socialmente determinate attitudini. Coloro che non le possiedono, passano in sordina, slittano verso i margini. Il fenomeno non è propriamente positivo.

La boxe mette in scena in modo quasi teatrale lo scontro fisico, il conflitto, ponendo in evidenza come la forza fisica sia nulla senza quella mentale.

Inoltre, risulta essere uno sport anche particolarmente formativo poiché allontana la violenza dalle strade. Lo stereotipo del pugile che combatte senza regole non rappresenta il modo in cui lo si vive nelle palestre. Il pugilato è uno sport legato al combattimento, non alla violenza.

 

Cosa condividono Irma e Petra?

Irma Testa è il pugile più forte che abbiamo e tifo per lei. Alle spalle, ha una storia particolare nella quale si immedesimano moltissimi giovani, anche perché l’idea della boxe come scatto sociale è superata.

Cosa hanno in comune Petra e Irma? Beh, entrambe sono due persone normali ed entrambe vanno contro gli stereotipi sociali.

 

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C’è una scena nel libro che mi ha molto colpito. Si tratta di una scena in cui vediamo come lo spazio fisico, dilatato dallo spazio virtuale, diventi sconfinato ed eventi circoscritti strabordino oltre la stanza in cui una ragazza sta ballando con un ragazzo, convinta stia per vivere un’esperienza romantica. Come lo spazio, così il dolore si espande oltre la stanza, attraverso le nuove tecnologie?

Il cyberbullismo aumenta la solitudine delle vittime. E quando penso a loro, mi rendo conto che la maggior parte di esse sono ragazze. Diventano così vittime due volte, dei bulli e del sessismo. Non ne parlo nel romanzo, ma mi viene in mente il revenge porn che colpisce le donne rendendole vulnerabili.

Nella scena a cui si riferisce troviamo Tommaso che finge a favore di telecamera un interesse nei confronti di Petra per poi umiliarla con un rifiuto solo per fare bella figura. Ha anche un nome questo comportamento, picking.

Credo, però, che a volte nemmeno i bulli siano consapevoli dei loro gesti, infatti, l’interesse che abbiamo rivolto verso queste situazioni negli ultimi anni ci aiuta a dare loro un nome, anche perché è solo così che le cose cominciano a esistere.

 

Avvilita, umiliata, Petra prova a sottrarsi a questo «spazio» sconfinato e cerca un luogo in cui poter tornare anonima. Sorprendentemente, lo trova perdendosi tra le strade della città, in mezzo alle persone. Oggi ci si può sottrarre alla nostra identità solo in mezzo alla moltitudine?

Una volta, per nascondersi ci si chiudeva in camera, rifiutavi di rispondere al telefono e ricreavi i confini di cui avevi bisogno. Ora questi confini non ci sono più, non puoi più nasconderti nemmeno in casa tua. Infatti, Petra trova riparo in mezzo alla strada, tra gli sconosciuti, ritrova uno stato di invisibilità.

Inoltre, la questione dell’anonimato è ambigua. Petra vive nell’anonimato anche a scuola, ma quello ha altre connotazioni.

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Per la prima foto, copyright: Matheus Ferrero su Unsplash.

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