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RACCONTAMI (3) – “Fuori catalogo: storie di libri e librerie” di Rocco Pinto

Fuori catalogoDodici racconti sui libri e sulla professione di libraio

 

I racconti di Rocco Pinto pubblicati dalla Voland, Fuori catalogo: storie di libri e librerie, sono soprattutto un pretesto per parlare dei libri e della professione di libraio, per osservare e descrivere dall’interno un mondo in rapido mutamento, quello dell’editoria. Una tipografia in paradiso, ad esempio, diventa un inventario di nomi e di volti che il narratore vede emergere dalla stiva di una nave immaginaria: editori, scrittori e intellettuali che tra fine ’800 e per tutto il ’900 hanno pubblicato e diffuso capolavori inarrivabili. Ma il sentimento nostalgico si fa ancora più forte nella Leggenda del santo bevitore dove, a partire dal misterioso scambio di libri tra una donna e un senzatetto, si ripercorre la storia di uno storico chiosco-libreria torinese ormai chiuso; altrove il ricordo sembra legato soprattutto all’esperienza dell’autore, seppur letterariamente trasposta, come nel Nome della rosa, con la prima gavetta in libreria, o in Morte a Venezia, con il corso per librai nella città di Aldo Manuzio.

Ogni capitolo-racconto ha il titolo di un’opera più o meno celebre, che ha rappresentato una tappa importante nella formazione dell’autore, ed è certo la passione per il mondo della carta stampata il fil rouge di Fuori catalogo: storie di libri e librerie, insieme all’interessante commistione di realtà e finzione. Un desiderio di raccontare e raccontarsi dunque, attraverso uno stile piano e storie semplici, come se Rocco Pinto con umiltà non abbia mai voluto dismettere i panni del libraio per cimentarsi davvero in quelli di scrittore, ma abbia voluto soltanto ripercorrere con ironia la sua avventura trentennale tra testi e scaffali.

Nella Voce di un libro, si legge: «Provavo fastidio per la mole esagerata di titoli che ogni anno affollavano un mercato povero di lettori ma ricchissimo di scrittori. E di colpo era venuta anche a me la voglia di scrivere, di raccontare». Cosa ha fomentato allora questa voglia?

È vero, per tanti anni ho provato fastidio per la mole esagerata di titoli che invadeva il mercato editoriale dimenticandosi spesso di titoli importanti non più ripubblicati. Poi sono caduto anch’io in tentazione: l’idea del libro è nata dalla voglia di raccontare il mio mestiere e di raccontarlo in modo insolito, attraverso dei racconti. Dopo trent’anni in libreria prima come fattorino, magazziniere, commesso e poi come responsabile, una tesi sulla formazione del libraio dal titolo Le letture del libraio, e dopo aver scritto articoli su questa professione e sulla lettura in generale, ho iniziato a raccontare il mio smarrimento e le mie inquietudini alla soglia dei cinquant’anni.

Cinque anni fa, qualche giorno prima di Natale, iniziò a girarmi per la testa una storia che mi appassionava. Ho aspettato con ansia l’arrivo del 24 dicembre per utilizzare il riposo natalizio e raccontare di un libraio che vede mutare radicalmente il mestiere e prova grande smarrimento di fronte a cambiamenti che fa fatica a capire. Finito il capitolo che ha per protagonisti anche i miei colleghi l’ho imbustato e l’ho spedito a casa di ognuno di loro. La loro accoglienza positiva mi ha convinto a raccontare anche altre storie che avevo in mente, sempre legate al mestiere di libraio, ai libri e alla lettura.

Come pensiche si stia evolvendo il mestiere del libraio?

Non saprei: in Fuori catalogo ho raccontato il disagio di chi come me ha iniziato a lavorare in modo artigianale trent’anni fa, senza computer, e che adesso ha a disposizione dati, numeri, statistiche. Il mestiere è cambiato e ancora cambierà ma le macchine aiutano e non si sostituiscono alle persone.

In questo momento accusiamo la mancanza di regole certe, anche la nuova legge Levi viene interpretata e attuata in modo molto distorto. Vero è, però, che nell’ultimo anno il fatturato delle librerie di catena ha superato quello delle librerie indipendenti, che sempre più numerose vengono affiliate alle catene perché non riescono ad andare avanti. Va invece riconosciuto il ruolo sociale e culturale delle librerie al pari delle biblioteche. Se non si promulga una legge articolata sulla promozione del libro e della lettura che investe librerie, biblioteche, scuole e anche chi a vario titolo si occupa di libri e di lettura il divario tra catene e librerie indipendenti non può che aumentare. Se invece con politiche di promozione della lettura se ne allargasse la base e se ci fossero regole uguali per tutti gli operatori non è escluso che le librerie indipendenti potrebbero mantenere un ruolo di primo piano e iniziare anche a consorziarsi per meglio reagire alle catene.

«Da più di tre mesi la sera mi prendeva un attacco di facebook, con forti convulsioni. Avevo deciso di entrare nel mondo virtuale; […] il desiderio e la curiosità erano troppo forti» (Pensieri diversi). Quanto dell’odierno dibattito letterario passa dalla rete e in che modo ne viene influenzato il tuo lavoro?

La rete è uno strumento importante sia per la parte di informazioni legate al mondo editoriale sia per promuovere la libreria e le sue iniziative. Tanti sono i giornali online e di ogni libro si trovano recensioni, commenti, interviste. La rete in molti casi ha permesso di far conoscere libri ignorati dalla promozione e dalla distribuzione. Il ruolo del libraio è però ancora fondamentale: avere le antenne dritte significa anche capire per tempo i libri che stanno uscendo, seguire i dibattiti, conoscere le tendenze.

Per concludere, consigliaci due raccolte di racconti: una italiana e una straniera.

Tra quelle italiane consiglierei Dieci di Andrej Longo che ha l’intensità dei racconti e la forza di un romanzo. Per gli stranieri Pensare con i piedi di Osvaldo Soriano, dove l’autore parla del suo amore per il calcio raccontando anche spaccati della sua Argentina.

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