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Quella volta che Mark Twain affittò dei gatti

Quella volta che Mark Twain affittò dei gattiMark Twain ha legato il suo nome a una varietà di argomenti, tutti toccati nei suoi libri, dalla giovinezza alla leggenda di Re Artù, arrivando ai gatti, a proposito dei quali si spinse fino a scrivere:

«Se un uomo potesse essere trasformato in un gatto, questo migliorerebbe l’uomo, ma peggiorerebbe il gatto».

 

Twain non è stato l’unico scrittore ad amare i gatti: molti autori americani del diciannovesimo e del ventesimo secolo amano i nostri amici felici, come T.S. Eliot, Patricia Highsmith ed Ernest Hemingway, solo per citarne alcuni. Comunque l’interesse di Twain per i gatti si spinse fino a quanto segue.

 

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Diede loro nomi importanti

Twain ebbe fino a diciannove gatti contemporaneamente, scrive Livius Drusus su «Mental Floss», e «tutti furono amati e rispettati più di quanto avesse mai fatto per le persone. I suoi gatti avevano tutti nomi fantastici, tra questi: Appolinaire, Belzebù, Buffalo Bill, Satana, Peccato, Zoroastro, Pestilenza».

E Twain scrive di gatti anche nei suoi romanzi. «I gatti hanno dei piccoli camei in alcune delle sue più famose opere» scrivono su «National Portrait Gallery». Nelle Avventure di Tom Sawyer ad esempio c’è un gatto di nome Peter, ma è solo uno dei tanti esempi.

Quella volta che Mark Twain affittò dei gatti

Quando doveva allontanarsi dai suoi gatti, ne prendeva alcuni in affitto

Durante la sua vita, quando era in viaggio Twain fittava dei gatti che potessero sostituire quelli lasciati a casa. «L’episodio più famoso a questo proposito accadde a Dublino, nel New Hampshire, nel 1906» scrive Mack Hitch su «New England Today». «Il biografo di Twain, Albert Bigelow Paine, era lì quando l’autore affittò tre gattini per l’estate. Uno lo chiamò Sackcloth. Gli altri due erano identici e li chiamò entrami Ashes». Perché li fittava, vi chiederete? Non poteva viaggiare con i gatti, così li fittava e poi lasciava del denaro sufficiente a prendersi cura di ognuno per tutte le loro nove vite.

 

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«Una volta, mentre stava per entrare nella hall di un albergo, due gattini gli corsero incontro e si fermarono come in attesa» racconta Paine a Hitch. «Con grande educazione aprì la porta, fece un leggero inchino e un passo indietro dicendo: “Accomodatevi, signori. Do sempre la precedenza ai reali».

Quella volta che Mark Twain affittò dei gatti

Fece di tutto per trovare Bambino, il suo gatto smarrito

Forse il gatto che Twain amò di più fu Bambino, che in origine era appartenuto a sua figlia Clara. Dopo che Bambino si smarrì, Twain usò qualsiasi stratagemma pur di trovarlo. «Scrisse un annuncio per il “New York American” offrendo cinque dollari di ricompensa a chi gli avrebbe riportato il gatto a casa alle 21 sulla Quinta Strada a New York» scrive Hutchinson.

 

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Ecco la descrizione che Twain fece del suo amato animale: «Largo e intensamente nero; pelo spesso, di velluto; ha una frangia di peli bianchi sul petto; non è facile da trovare alla luce del giorno». Bambino tornò a casa da solo, scrive Drusus, ma non prima che molte persone si fossero recate a casa di Twain con gatti che potevano avvicinarsi alla sua artistica descrizione.

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