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Quanto pesa la paura di fallire. “La biblioteca di mezzanotte” di Matt Haig

Quanto pesa la paura di fallire. “La biblioteca di mezzanotte” di Matt HaigA distanza di tre anni dal suo romanzo Come fermare il tempo, storia di un uomo capace di vivere oltre quattrocento anni, sconfiggendo ogni legge naturale, solo per desiderare di morire in santa pace, Matt Haig ritorna con La biblioteca di mezzanotte (pubblicato in Italia da edizioni e/o e tradotto da Paola Novarese), storia altrettanto fantastica e distopica che ci porta a domandarci cosa sarebbe accaduto nella nostra vita se avessimo fatto scelte diverse.

La protagonista del romanzo di Haig si chiama Nora Seed, ossia Nora “Seme” (se traduciamo in italiano il cognome scelto dall’autore) e non è casuale. Nora ha infatti in sé, come noi tutti, semi di diversi talenti che sta a lei sviluppare nel corso della sua vita, ma quali scegliere? È questa la domanda che sta alla base di tutta la narrazione. Una domanda a cui spesso ci troviamo a rispondere senza esserci interrogati sui nostri reali bisogni, senza aver osato attraversare la maschera che indossiamo per difenderci da ciò che immaginiamo le persone potrebbero pensare di noi. Nora ne è ossessionata. Per il padre ha tentato di perseguire la carriera sportiva, rinunciando a un passo da un possibile successo olimpico, divorata dalla paura del fallimento; per il fratello ha deciso di provare a suonare prima e a cantare poi, facendo parte di un gruppo che ha abbandonato per paura del responso del pubblico; per il suo fidanzato ha provato a immaginarsi sposata a gestire un vecchio pub nelle campagne vicino a Oxford, abbandonando il malcapitato sull’altare; per un’amica ha deciso di trasferirsi in Australia a studiare le balene, lasciandola partire da sola e rovinando una storica amicizia. È questo che fa Nora, prova ad assecondare l’immagine che gli altri hanno di lei, i bisogni che attraverso di lei vogliono soddisfare, ma al momento di sposare quella vita come definitiva, fa un passo indietro, lasciandosi cadere nella depressione e nell’autolesionismo.

Quanto pesa la paura di fallire. “La biblioteca di mezzanotte” di Matt Haig

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Per questo la ritroviamo a trentacinque anni pronta a suicidarsi, dopo aver perso ogni legame con il mondo. Ed è qui che Matt Haig apre per lei uno spiraglio, anzi infiniti spiragli: Nora non va fino in fondo neanche con il suicidio, rimanendo sospesa in un limbo fra la vita e la morte, un limbo che ha la forma di una biblioteca, il luogo dove più di tutti si sente a casa, in una mezzanotte perenne in cui sceglie di vivere tutte le vite che le sarebbero toccate se avesse deciso di non mollare.

Dopo aver consultato il libro dei rimpianti per decidere da quali sliding doors partire per la sua avventura, la protagonista inizia a visitare la “Nora nuotatrice olimpica”, la “Nora proprietaria di un pub”, la “Nora cantante di successo” e persino l’improbabile “Nora glaciologa” che combatte gli orsi, nessuna però sembra soddisfarla appieno, nessun doppio sembra vincere la paura della vita che spaventa Nora («Nuotatrice. Musicista. Filosofa. Sposa. Viaggiatrice. Glaciologa. Felice. Amata. Niente. Non era neppure riuscita a essere padrona di un gatto. Oppure insegnante di pianoforte per un’ora a settimana. O essere umano in grado di sostenere una conversazione»).

Quanto pesa la paura di fallire. “La biblioteca di mezzanotte” di Matt Haig

Tra una citazione di D.H. Thoreau, autore amato da Nora e da Haig, e una riflessione sulla fisica teorica dei multiversi (universi coesistenti fuori dal nostro spazio-tempo che esistono contemporaneamente), Nora si abbandona a un viaggio fra diverse varianti di se stessa che non possono soddisfarla, poiché nate dalla certezza della protagonista di essere una persona di scarso valore. E se l’idea di fondo è interessante ed è piacevolmente necessario, all’inizio, seguire il replicarsi infinito delle dinamiche e delle domande esistenziali di Nora («Esistono davvero altre vite, o è soltanto l’arredo a cambiare di volta in volta?»), La biblioteca di mezzanotte perde in incisività per il bisogno dell’autore di intromettersi  nel flusso narrante pur di dimostrare la propria tesi, come se fosse necessario istruire il lettore sul pensiero che ci si aspetta da lui, facendogli perdere l’opportunità di creare i multiversi che preferisce. E spingendosi oltre: chi ci dice che la “nostra” Nora sia l’originale? Non potrebbe essere lei una delle possibili varianti della Nora felice e scanzonata che governa un universo parallelo? E ancora, chi ci dice che debba esistere una Nora originale? E se gli scenari di passato e di futuro che Haig crea, a volte troppo frettolosamente pur di passare al successivo, diventassero la base per un nuovo tipo di consapevolezza, magari una che si basi su un sistema di valori e regole morali che noi non abbiamo ancora inventato?

 

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Ecco, questo tipo di risvolto ci avrebbe messo in difficoltà e per questo ci sarebbe piaciuto, sostituendosi così alla rassicurante prevedibilità delle dinamiche narrative che Haig costruisce con la consueta abilità nel disegnare un protagonista, cui nostro malgrado ci affezioniamo, contornato da una miriade di personaggi satellite, spesso appena abbozzati, che in La biblioteca di mezzanotte divengono quasi un intralcio nel nostro desiderio di salvare la versione di Nora che abbiamo scelto e difendiamo.


Per la prima foto, copyright: Priscilla Du Preez su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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