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Quando si perde il senso di tutto. “Guerra e guerra” di László Krasznahorkai

Quando si perde il senso di tutto. “Guerra e guerra” di László KrasznahorkaiPuntata n. 125 della rubrica La bellezza nascosta

 

«Erano ormai lunghi anni che vive da solo, raccontò ai sette ragazzi mentre si accovacciava anche lui appoggiando la schiena al parapetto nel vento di novembre che sibilava sopra il ponte ferroviario, solo, disse, perché il suo matrimonio era andato in rovina in precedenza, a causa del caso Ermes (e fece giusto un cenno con la mano per dire che avrebbe raccontato più avanti di cosa si trattasse), mente poi si era a tal punto «scottato di un amore particolarmente impetuoso» da decidere: mai più, mai più si sarebbe avvicinato a una donna, il che ovviamente non significava vivere in totale isolamento, perché c’erano sempre stare delle donne per una o l’latra delle sue notti difficili, disse Korin guardando i ragazzi…»

 

Si arriva a un punto in cui quello che abbiamo non ci basta più, ci si guarda intorno, magari nella nostra stanza, nel nostro salotto, ci si guarda intorno posando gli occhi sulle foto, sugli oggetti, sulle pareti e sui colori, e si apre dentro lo stomaco una voragine, come se si fosse spezzato qualcosa, come se qualcosa di vitale fosse andato perduto.

Quando si perde il senso di tutto. “Guerra e guerra” di László Krasznahorkai

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Si arriva a un punto, un punto di totale rottura con la nostra vita e allora si cerca un senso, un appiglio, si cerca un movimento, un gesto che possa dare ancora ragionevolezza alla nostra esistenza, che ancora possa rendere le nostre ore terrene qualcosa di più che semplice passività. Si arriva, in determinate circostanze, a spingere talmente forte sull’acceleratore, da andare continuamente a sbattere, e ci si ritrova pieni di ferite e ammaccature, se lo scopo è stato sposato così tanto fortemente non ci saranno graffi né i lividi, e si va vanti, avanti fino a quando in gioco non resta null’altro che la vita.

Quando si perde il senso di tutto. “Guerra e guerra” di László Krasznahorkai

László Krasznahorkai è nato in Ungheria nel 1954, Guerra e guerra è stato pubblicato da Bompiani con la traduzione a cura di Dòra Vàrnai.

L’archivista Gyorgy Korin, che vive in un piccolo paese dell’Ungheria, scopre un manoscritto antico, tra le pagine si narra la storia di quattro uomini che viaggiano attraverso delle differenti epoche storiche, epoche che hanno in comune uno stato perpetuo di guerra. Korin diventa ossessionato dal manoscritto e decide di portarlo a New York, secondo lui il vero centro del mondo. Vuole portarlo nella Grande mela per trascriverlo in rete e renderlo disponibile al mondo intero.

 

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Guerra e guerra di László Krasznahorkai è un romanzo che racconta un’ossessione e lo fa con una lingua funambolica, una lingua fluida che a tratti sembra vivere di vita propria. Seguiamo le vicende dell’archivista Korin, uomo che passa inosservato, con una vita povera e vissuta in solitudine, seguiamo la sua scoperta del manoscritto e la sua tragicomica avventura per raggiungere New York e per donare al mondo intero quelle righe che per lui sono diventate la sola e vera ragione di vita. Lascia tutto (anche se di base non ha nulla) per inoltrarsi in un viaggio che diventa soprattutto interiore, un viaggio che si svolge anche e con forza dentro la sua mente, dove il bene e il male si danno battaglia e dove l’unico faro restano le esistenze e i dialoghi dei personaggi del manoscritto.

Quando si perde il senso di tutto. “Guerra e guerra” di László Krasznahorkai

«Korin era seduto in camera sua ed era palesemente in difficoltà: non sapeva cosa fare, non sapeva cosa pensare, né cosa dedurre da quanto era accaduto nell’appartamento da quella mattina in poi, e la sua indecisione faceva sì che quasi ogni minuto scattasse in piedi, per poi sedersi di nuovo dopo aver camminato nervosamente su e giù per la stanza, poi riscattava in piedi di nuovo e si risiedeva ancora, andava avanti così da circa un’ora, d’altra parte il motivo era piuttosto evidente e non necessitava di spiegazioni, già il modo in cui tutto era iniziato l’aveva molto spaventato, e cioè quando intorno alle nove e un quarto improvvisamente l’interprete aveva spalancato la sua porta e lo aveva spinto fuori fino alla cucina, che aveva tutto l’aspetto di un campo di battaglia…»

 

Una missione, quindi, quella di Korin, che diventa l’unica cosa che lo tiene in vita, l’ultimo movimento utile a se stesso e, secondo lui, all’intera umanità.

 

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In alcuni tratti, questo libro somiglia a una caccia al tesoro, dove ciò che deve essere scovato è qualcosa che va al di là della materia, qualcosa che si nasconde tra le righe, qualcosa che ha a che fare con lo spirito.

«Le frasi avevano una loro struttura, ogni parola stava al proprio posto, c’erano punti, virgole, puntini, eppure, disse Korin mentre iniziava di nuovo a ruotare la testa, quel che succedeva nell’ultima parte del manoscritto era definibile in un solo e unico modo: rovina, rovina e rovina…»

 

Quando si perde il senso di tutto si prova a costruire una propria ragione e per non soccombere quella costruzione si protegge a costo della vita stessa.


Per la prima foto, copyright: chester wade su Unsplash.

Per la quarta foto, la fonte è qui.

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