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Quando anche le buone azioni ingannano

Quando anche le buone azioni ingannanoL’inganno delle buone azioni (Garzanti, 2021 – traduzione di Paola Bertante) è un interessante romanzo d’esordio. L’autrice, Kiley Reid, è una giovane neolaureata che lo ha scritto negli anni universitari e perfezionato frequentando una scuola di scrittura a Philadelphia, città dove vive attualmente e dove ha ambientato una storia a due voci: Alix ed Emira sono infatti le due protagoniste, due donne estremamente diverse tra loro.

Alix è la tipica donna di successo americana: bianca, benestante, sposata con un giornalista televisivo e autrice di un fortunato blog, da cui elargisce consigli sulla gestione della vita quotidiana ed esortazioni a credere nel valore delle buone azioni. Tuttavia, dietro la facciata scintillante di una vita quasi perfetta si nascondono alcune insoddisfazioni, tra cui il fatto di aver dovuto lasciare una vita più brillante a New York per seguire il marito Michael a Philadelphia.

Emira è la giovane baby sitter che Alix e Michael assumono perché si occupi per alcune ore alla settimana delle loro due figlie, una bimba di tre anni e un’altra di pochi mesi: da bravi liberal, non si fanno problemi del fatto che Emira sia una ragazza afroamericana, nonostante questo susciti qualche perplessità tra i loro amici.

 

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Anche Emira, a sua volta, ha qualche problema perché, a differenza del terzetto di amiche che frequenta abitualmente, non è ancora riuscita a trovare un’occupazione definitiva che le dia una certa sicurezza economica, e si barcamena con un paio di lavori occasionali senza prospettive: però le piace fare la babysitter e si affeziona molto a Briar, la figlia maggiore di Alix, soprattutto perché intuisce che la madre non le sta dando tutto l’affetto di cui una bimba di quell’età avrebbe bisogno.

Una sera, mentre si trova in un supermercato con Briar, Emira viene sospettata di aver rapito la bambina: non è possibile che una famiglia bianca e benestante affidi la propria figlia a una ragazza nera, per di più abbigliata in modo provocante, perché Alix ha chiesto il suo aiuto per un’emergenza mentre si trovava a una festa.

Nasce un caso, nonostante Michael si precipiti subito al negozio per chiarire la posizione di Emira, e questo episodio, in apparenza nemmeno così inconsueto nella società americana odierna, è destinato ad avere ripercussioni profonde nella vita di tutti.

Quando anche le buone azioni ingannano

Alix, che sembra battersi con tanta generosità contro i pregiudizi e cerca in tutti i modi di far sentire Emira come una persona di famiglia, in realtà si rivela a poco a poco una persona assai meno limpida e idealista di come vorrebbe mostrarsi, perché la sua vita attuale è il risultato di una laboriosa costruzione carica d’ipocrisia, sotto la quale si nascondono rancori mai sopiti e frustrazioni irrisolte che si trascina dietro da fin dai tempi della scuola superiore. Dall’altra parte, Emira deve affrontare tutte le proprie incertezze, anche riguardo alla vita sentimentale, prima di chiarire la natura del controverso rapporto che tende a legarla sempre di più alla famiglia di Alix.

Le protagoniste sono circondate da due gruppetti di amiche a loro affini, che si muovono come cori greci contrapposti per commentare, sostenere, guidare o contrastare le loro scelte, anche se i loro interventi, per quanto animati dalle migliori intenzioni, finiscono spesso per complicare inutilmente le cose.

 

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L’inganno delle buone azioni è un romanzo molto interessante perché racconta diversi aspetti della società americana contemporanea: ci mostra prima di tutto come i rapporti fra le sue diverse componenti siano tutt’altro che chiari e definiti, a partire da quel mondo benestante e privilegiato che ama dipingersi come progressista e antirazzista, che sosteneva Hilary Clinton contro Trump (la storia si svolge nel 2016, ai tempi del loro duello elettorale) e che quattro anni dopo ha sicuramente votato per Joe Biden, ma che conserva una diffidenza di fondo verso chi non ha la pelle bianca.

Se però Kiley Reid sa analizzare in modo impietoso questo mondo alto borghese, non manca nemmeno di sottolineare come anche dall’altra parte, fra i giovani afroamericani, abbondino i pregiudizi nei confronti dei bianchi. Il razzismo, in definitiva, serpeggia a vari livelli nella società americana, anche se non sempre nelle forme eclatanti e drammatiche che compaiono purtroppo di frequente nelle pagine di cronaca e nei notiziari televisivi, e la strada per sconfiggerlo appare ancora lunga, soprattutto quando l’inganno delle buone azioni altera il modo di decifrare la realtà.


Per la prima foto, copyright: Suad Kamardeen su Unsplash.

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