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Puglia Infelice – Bari, la sanguinosa attesa delle mafie di quartiere

Puglia Infelice – Bari, la sanguinosa attesa delle mafie di quartiereAnche il più recente rapporto della Direzione Nazionale Antimafia ha definito la galassia mafiosa barese come una consorteria senza cupola precisa, levantina, commerciale, non per questo meno pericolosa. E infatti le tante, troppe famiglie di mafia del capoluogo di regione sono spesso in guerra tra loro, per dividersi meglio un territorio economicamente e culturalmente depresso.

Quattro sono i grandi clan cittadini: Parisi, a sud e a est; Strisciuglio, a nord e a ovest; Di Cosola, a ovest, Diomede a ridosso della stazione e a nord-est.

Il primo, messo su da un self made man della mafia barese, quel Savino Parisi che non a torto è stato definito il boss più spietato e più capace, governa ancora dal quartiere Japigia – il suo feudo – gran parte del traffico di droga della città e della provincia. Savino Parisi è uomo capace, straordinariamente intelligente, il solo a fare affari con pezzi importanti della politica e del sistema professionistico cittadino. Forse per questa sua qualità e onnipresenza, di recente, dall’inizio dell’anno, ci sono stati tre omicidi nel territorio del clan Prudentino, suo sodale della prima ora, nella parte borghese del quartiere Japigia. Tre omicidi dalla non facile lettura, che possono essere interpretati come una strategia di fuoco a scopo ritardato.

 

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E infatti pare essere questa un po’ la caratteristica delle nuove esecuzioni mortali in città – al ritmo di una decina scarsa all’anno: omicidi apparentemente insignificanti, ma dentro una geografia più che significativa. Uccidere a Japigia è inviare un segnale al governo di questo quartiere in una città dove il crimine organizzato da un lato si internazionalizza (in virtù della presenza di due grandi clan georgiani in pieno centro, di almeno un clan albanese e di un pulviscolo di microclan nigeriani e, forse, bulgari), dall’altro si ripiega su se stesso, meditando quale salto fare.

Non pare esservi all’orizzonte la costituzione di un’unica consorteria, di una cupola barese, ma lo stato d’attesa che si percepisce in città è quello che prelude a una guerra.

I capi storici sono dentro. I Di Cosola, alleati degli Strisciuglio, si stanno pentendo proprio a danno del Parisi, magari alla ricerca di una protezione di qualche genere da parte dello Stato. I Diomede, decimati negli ultimi anni da un tentativo di scissione interno, giocano rozzamente al racket di quartiere in accordo con il Parisi, ma sono sempre pronti a far fuoco con le loro mitragliatrici Ak47.

 

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I giovani non stanno a guardare, ma non hanno la qualità dei vecchi, non ci sanno fare. Allora ecco che riemergono le mezze calzette della mafia locale: i Sedicina, i Campanale, gli Anaclerio, i Telegrafo, i Vavalle, i Mangione, i Montani… gente che non è niente senza i tre grandi clan. Famiglie che hanno contato quando contavano i barivecchiani, i Capriati sopra tutti gli altri, ma che ora contano solo quando si specializzano, come i Vavalle nelle slot machine o i Campanale nei parcheggi, o i Telegrafo nell’estorsione durante gli eventi dello stadio San Nicola.

 

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Ma la tendenza alla specializzazione non è che un retaggio, un ripiego dopo i decenni d’oro del contrabbando di sigarette e di armi, dopo lo spaccio della coca e dell’eroina. È come se la città mafiosa stesse aspettando l’arrivo di un fatto nuovo, di un nuovo business, per tornare a essere la grande e sanguinaria mafia del passato.


Per la foto, copyright: dmytrok.

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