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Pietro Germi: cento anni e non li dimostra

Pietro GermiHo pensato a lungo alla maniera di cominciare questo articolo che ricordasse Pietro Germi in occasione delle celebrazioni per i cento anni dalla sua nascita.

E a lungo non ho potuto che lasciarmi influenzare dal ricordo della sequenza iniziale di uno dei suoi film. C’è Marcello Mastroianni, baffetti e sigaretta col bocchino, che cerca posto sul treno, poi si siede e guarda il paesaggio fuori dal finestrino; musica d’orchestra; ecco la voce narrante, la sua: «Le serenate del sud, le calde, dolci, snervanti notti di Sicilia». Forse la maggior parte dei lettori saprà riconoscere di che film si tratti, probabilmente il più celebre di Pietro Germi: ma sì, Divorzio all’italiana, premio Oscar nel 1963 per la migliore sceneggiatura originale. La pellicola, dove si fa notare, oltre al Marcello nazionale, una giovanissima e sensuale Stefania Sandrelli, fa il paio con Sedotta e abbandonata, nelle sale tre anni più tardi e con la Sandrelli ancora come protagonista femminile.

Ma sarebbe un errore da dilettanti citare il regista genovese soltanto per questa coppia di film di successo, trascurando tutta la sua prima produzione e, perché no, anche l’ultima, magari qualitativamente inferiore rispetto agli anni d’oro ma comunque più che dignitosa. Ripercorriamo allora la sua brillante carriera, toccando le tappe del suo viaggio nel mondo del cinema a partire fin da primi anni.

Gli esordi risalgono alla metà dei Quaranta, quando, nell’immediato dopoguerra, realizza Il testimone, nel quale mostra già una miscela personale tra giallo e certi temi neorealisti (con il contributo alla sceneggiatura di Cesare Zavattini, che diventerà poi fedele collaboratore di Vittorio De Sica): non è un’opera completamente riuscita, ma ne rivela le indiscutibili doti registiche.

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Marcello Mastroianni, Divorzio all'italianaNegli anni successivi, con sceneggiature firmate tra gli altri da Monicelli e Fellini, insiste sul genere poliziesco, ed ecco Gioventù perduta (storia di una giovane banda di rapinatori, sul modello americano, con atmosfere da noir) e In nome della legge (precursore film sulla mafia, vincitore di tre nastri d’argento). Negli anni 50 si cimenta in più di un’occasione col dramma e si afferma in via definitiva affrontando tematiche calde come l’emigrazione (Il cammino della speranza), il proletariato (Il ferroviere), i tumulti familiari (L’uomo di paglia). Nel mezzo ci sono esempi minori della sua filmografia, ma anche il prototipo del poliziottesco italiano (La città si difende) e un film a episodi (Amori di mezzo secolo, che vede anche la partecipazione di Roberto Rossellini). Il decennio si chiude con la trasposizione cinematografica di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda: è un noir palpitante e d’ambientazione, che lo vede impegnato anche nelle vesti di attore a interpretare il Commissario Ingravallo.

Negli anni Sessanta poi la svolta verso la commedia a tratti grottesca, nella quale impasta elementi di satira, il contesto popolare della provincia, le caricature borghesi, l’ironia feroce: sono gli ingredienti che ne faranno la definizione di “commedia all’italiana”. Dopo i due film già citati a inizio articolo, Signore e signori ottiene la palma d’oro a Cannes, ed è ancora successo. Nel filmL’immorale elegge ad attrice feticcio nuovamente Stefania Sandrelli, qui accompagnata da Ugo Tognazzi, e in seguito dirige rispettivamente i cantanti Adriano Celentano e Gianni Morandi in Serafino e Le castagne sono buone, per poi ritrovare la Sandrelli (e il tema del divorzio) nell’ultima opera a inizio anni Settanta: Alfredo, Alfredo, con l’ormai star hollywoodiana Dustin Hoffman.

Tra le collaborazioni agli script spiccano anche i nomi di Age & Scarpelli, Ennio Flaiano, Luigi Comencini, Alfredo Giannetti. Ma Germi, oltre che impegnato nella scrittura, nella regia e nella produzione, nei suoi sessant’anni di vita fu anche attore per colleghi come Damiano Damiani, Mauro Bolognini, Ermanno Olmi. Figura poliedrica e innovativa, sapeva essere intimista o dissacrante, crudo o sentimentale, spaziando tra generi e forme. Scomparso da quarant’anni (il prossimo dicembre), in quest’Italietta rappresentata nelle sale per la maggior parte da commedie frivole e disimpegnate, dallo schema logoro e abusato, ci mancano più che mai il talento e la versatilità di Pietro Germi

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