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Piccoli scrittori crescono – Seconda parte

Piccoli scrittori cresconoDietro le quinte di un laboratorio di scrittura creativa per la seconda elementare.

La scorsa settimana abbiamo introdotto un corso di scrittura creativa per bambini. Oggi, vorrei entrare più nel merito dell’organizzazione delle lezioni.

Il primo incontro è stato dedicato al soggetto, alla costruzione dei personaggi, alle interviste e all’incipit della storia. Nella presentazione del laboratorio ho cercato di sottolineare come «La scrittura creativa non è fare il tema o il dettato, anche se ne riprende alcuni aspetti. Scrivere in questo laboratorio sarà divertente e fantasioso come raccontare una fiaba o una storia avvincente. Con la differenza che la storia che racconterete l’avrete scritta tutta voi!».

Ho invitato tutti gli alunni a presentarsi. Dalla scatola delle idee ciascun partecipante ha estratto un cartellino colorato e vi ha scritto sopra il suo nome; accanto al nome una parola che, secondo lui, lo connota, o un’immagine che lo rappresenti. Io, per esempio, mi sono chiamato «Alberto – Occhio di lince» (perché porto gli occhiali e sono miope, ma mi piacerebbe vedere bene come una lince!). Ciascun cartellino è stato appuntato al petto del partecipante.

Il soggetto per la nostra storia: Astrolabio (“Colui che cattura le stelle”) è un bimbo curioso di un lontano pianeta. Un giorno, incautamente, smanetta sull’astronave dei suoi genitori e la mette in moto. L’astronave, con una rotta inserita a casaccio, lo porta sulla terra. Astrolabio atterra in una valletta, accanto ad un agriturismo, dove sta giocando una classe di bambini di seconda elementare, la 2^ B della Scuola “Zanella” di Vicenza, riunitasi coi genitori per festeggiare la fine dell’anno scolastico.

A caccia di idee. Per realizzare una storia è importante avere delle buone idee. Per spiegare questo concetto mi sono focalizzato su alcune immagini. Ci sono idee sorprendenti che vengono a pochi; questo genere di idee sono come i colibrì, minuscoli uccelli che stanno sulla punta di una matita; oppure sono pesci guizzanti, o farfalle tropicali. Ma ci sono alcune idee che abbiamo sempre sotto gli occhi, che non sono appannaggio o specialità di pochi. Sono le idee-pietra. Facciamo una passeggiata nel bosco e incappiamo nelle pietre; con le pietre gli antichi hanno scoperto il fuoco, hanno eretto le piramidi e la Grande Muraglia Cinese. Basta solo sfruttarle, le pietre. Prendiamo una pietra e lanciamola in uno specchio d’acqua. Produrrà dei cerchi concentrici: i cerchi alterano l’immagine degli animali o della vegetazione sulla riva. Le rane diverranno mostri, le nostre facce riflesse subiranno metamorfosi; i cespugli si trasformeranno in piante carnivore. Magari una pietra sprofonda nel fondo del lago e rompe una finestra nel castello di Viviana, la Dama del Lago, che manderà le sue guarnigioni a punire i malfattori che hanno scagliato il sasso!

Il gruppo dei grafici ha disegnato le ambientazioni, le situazioni e gli oggetti della storia. Ciascun opinionista ha scritto una descrizione del bimbo alieno e i giurati si sono preparati a scegliere. Il gruppo dei giurati si è nel frattempo confezionato, col cartoncino, una paletta per votare (una per il SÌ e una per il NO). Le proposte degli opinionisti sono state messe ai voti e scelte per costruire il personaggio di Astrolabio.

Le interviste. Ai partecipanti è stato chiesto di intervistarsi in gruppi di due (uno intervista l’altro e viceversa): con poche righe dovevano descrivere il compagno e i suoi interessi, es. “Andrea è biondo e da grande vuole fare il paleontologo perché adora i dinosauri”). Le interviste hanno il duplice scopo di introdurre i bimbi all’interno della storia, farli divenire personaggi e attanti del racconto; in secondo luogo, ho sfruttato elementi del programma scolastico. Da qualche tempo, infatti, la maestra proponeva loro esercizi di descrizione che, in questa sede, sono stati ripresi e resi funzionali alla storia da costruire.

Come iniziare: ipotesi di incipit. Gli opinionisti estraevano dalla scatola delle idee alcuni inizi di storia o fiaba: “C’era una volta”, “Facciamo che…”, “Dovete sapere che…” “Quando…”, per disporre di una traccia; poi dovevano formulare l’inizio della storia che i giurati votavano, i grafici illustravano e gli scrittori ricopiavano. Va precisato che la funzione degli scrittori, in questo primo incontro, si è limitata a quella di “copisti”. In seguito, ho coordinato il gruppo degli scrittori nella realizzazione dell’asse portante della storia, mentre gli opinionisti li ho fatti scrivere su quelle che, con linguaggio da adulti, potremmo chiamare “sottotrame” o episodi collaterali all’intreccio principale. Faccio un esempio: nel secondo e nel terzo incontro gli scrittori hanno elaborato lo svolgimento della storia descrivendo l’incontro della classe con Astrolabio; poi hanno provato a descrivere aspetti della vita del piccolo alieno, a partire da domande pre-formulate: «Come sono i tuoi genitori? Ti mancano?», «Vai a una specie di Scuola?», «Ti sei fatto degli amici?», «Com’è il tuo pianeta?», «Come comprendi la nostra lingua?». Gli opinionisti hanno, invece, risposto a domande sui temi Amore, Amicizia, Gioco e Scuola (pescando a turno dei bigliettini da un sacchetto). Per ogni attività proposta ho fatto girare nei banchi dei libri a tema; la lettura di qualche passaggio poteva essere motivo di suggestione; lo stesso dicasi per le illustrazioni.

Tra le diverse attività ho creato dei momenti di raccordo. Rimanendo sul solco del programma ministeriale, la 2^ B ha illustrato il nostro mondo all’amico da un altro pianeta, prendendo spunto dai 4 elementi: Terra, Aria, Acqua e Fuoco. Parlando della Terra e dell’acqua abbiamo accennato alle problematiche dell’Ambiente, al riciclo dei rifiuti, al rispetto per la Natura e gli Animali. Il format utilizzato è aperto e offre un ricco ventaglio di possibilità; per parlare dell’acqua ho portato una bottiglia di minerale, modellata sulla sagoma del Signor Acqua di Agostino Traini. Ho richiamato con i bimbi il ciclo dell’acqua e ho avvelenato la nostra malcapitata creatura acquea (era colorante alimentare nero!) per far capire ai bimbi gli effetti dell’inquinamento dovuto agli scarichi delle petroliere. Parlando d’aria, abbiamo richiamato qualche nozione di fisiologia del respiro e della circolazione del sangue, ma pure della musica, che per mezzo dell’aria si propaga. Ad Astrolabio abbiamo cantato pure una strofa di Blackbird dei Beatles!

Il ruolo più sfumato è stato quello dei giurati, ai quali ho affidato delle attività principalmente manuali. Ad esempio, nel terzo incontro hanno disegnato e ritagliato maschere di Astrolabio nelle sue espressioni più diverse: contento, triste, sorpreso, impaurito e indifferente. Ma il loro compito precipuo è stato votare gli elaborati prodotti dagli opinionisti e dagli scrittori. Mi interessava capire quale giudizio di valore avrebbero attribuito alle scritture dei loro compagni. È stata un’esperienza curiosa: quando prestavano la dovuta attenzione alla lettura di un incipit o di un segmento della storia, votavano sulla base dell’abbondanza di descrizioni dell’autore, o se c’era uno sviluppo sorprendente. Capitava che si influenzassero a vicenda. Per questo e altri motivi, in fase di editing del racconto al fine di allestire una pubblicazione in proprio, frutto concreto del loro lavoro, ho cercato di conservare tutti i contributi, di sottolineare quelli più intriganti.

Il metodo del patchwork è valso anche per lo scioglimento della vicenda, nel corso dell’ultimo incontro. Mi premeva che gli scrittori riflettessero e proponessero dei finali alla storia, partendo da alcune mie sollecitazioni. Sono stati invitati a ordinare dei bigliettini con delle sequenze logiche, collegando i Se con gli Allora che avevo predisposto; esempio: il cartellino «Se Astrolabio deve rimanere per sempre sulla terra…» andava accoppiato al cartellino «Allora potrebbe essere adottato e cambiare forma in un bambino terrestre». E via così. Gli opinionisti dovevano trovare un titolo da dare alla storia. Nell’elaborare il testo per la pubblicazione ho tenuto conto del finale votato dai giurati, nella misura in cui questo tipo di finale era “aperto” e funzionalmente inclusivo per i finali degli altri opinionisti. Il risultato è stato piuttosto fluido in quanto il gruppetto degli scrittori, in linea generale, convergeva sulla scelta di un certo tipo di finale. Così per il titolo ho scelto Astrolabio combina guai! Perché mi è sembrato il più piacevole e immediato, più funzionale sul piano narrativo. Quello scelto dai giurati, Astrolabio arriva sulla Terra, più didascalico, è diventato il titolo del primo capitolo. La storia, per il resto, è frutto della freschezza e dell’inventiva di questi piccoli scrittori.

Nel complesso, l’esito di questo laboratorio di scrittura con i piccoli, sicuramente perfettibile, mi ha visto molto soddisfatto. Ho beneficiato del privilegio di uno scambio inedito e straordinario. Non sia mai che tra questi 20 piccoli scrittori ci sia, in potenza, un grande scrittore di domani. Chi lo può dire? Non è possibile insegnare la scrittura creativa come si insegna una materia comune. Si tratta di un abito mentale, una disposizione di coloro che praticano la scrittura con costanza, direi, giornaliera. E, ultimo ma non meno importante, di chi è forte lettore.

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