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Palahniuk è tornato e fa del dolore una merce in “L’invenzione del suono”

Palahniuk è tornato e fa del dolore una merce in “L’invenzione del suono”Palahniuk è tornato. Si intitola L’invenzione del suono (Mondadori, traduzione di Gianni Pannofino)il romanzo che segna il ritorno alla narrativa del celebre autore di Fight Club dopo due anni da Il libro di Talbott in cui aveva ipotizzato un ribaltamento dei ruoli tra proletari e classe dominante in un’America post apocalittica.

Questa volta siamo all’incirca nei giorni nostri, anno più anno meno, e non ci sono fini del mondo all’orizzonte, non volute quantomeno… La storia ruota intorno a due protagonisti principali che pian piano si avvicinano, come in una danza a cerchi concentrici che si fanno via via più stretti. Gates Foster ha perso sua figlia Lucy diciassette anni prima dell’inizio di questo racconto, giocavano insieme e a un certo punto lei non c’era più, sparita tra un ascensore e l’altro. Da quel momento Foster non ha mai smesso di cercarla, prima attraverso i canali ufficiali e poi insozzandosi le mani, e gli occhi, nel dark web, vagliando ore e ore di filmati agghiaccianti alla ricerca di un indizio e di un colpevole, perché deve essere per forza lì, tra quelle vittime bambine; dove altro se no? Nel frattempo ha perso anche la moglie, e dopotutto come biasimarla per essersene andata in seguito a una simile tragedia? Così a Foster non resta altro che questa ricerca spasmodica diventata infine un’ossessione che lo porta a individuare orchi in uomini comuni sugli aerei e in allenatori barbuti.

 

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Nel frattempo, la giovane Mitzi Ives si è guadagnata una grande fama tra i rumoristi, quegli artisti che, foggiando suoni sempre più coinvolgenti, conferiscono ai film di Hollywood la loro autenticità. Usando le stesse tecniche segrete di suo padre prima di lei, è diventata un’esperta nel settore dei suoni che si accompagnano alla violenza e all’orrore, e ora è ricercatissima nel mondo degli studios proprio per questa sua straordinaria capacità di creare urla tanto agghiaccianti da sembrare reali. Com’è inevitabile, trattandosi di un libro di Chuck Palahniuk, anche Mitzi porta sulle spalle un passato oscuro e un presente annebbiato dall’alcol e dai farmaci che si svela un urlo dopo l’altro. Ed è proprio un urlo a fornire all’improvviso a Foster uno scioccante indizio sulla scomparsa della sua figlioletta e ad avvicinarlo così alla verità, oltre che alla migliore rumorista del Paese.

«Il grido era risuonato, e si era verificato lo smottamento. Il capovolgimento. Il produttore si era ridotto a mero corpo. La bocca si era spalancata per mimare il suono. Era la reazione tipica ai gesti o agli slogan migliori. Come un amo da pesca, conficcava artigli nel pubblico e diventava parte di loro. Un parassita era quel grido.»

Palahniuk è tornato e fa del dolore una merce in “L’invenzione del suono”

A colpo d’occhio potrebbe sembrare una trama semplice e anche un po’ banale ma ricordiamoci che stiamo parlando di un romanzo uscito dalla mente di Chuck Palahniuk perciò godetevi il viaggio e lasciatevi stupire dalle involuzioni di cui solo un genio del male può essere capace. Sopportate l’apparente linearità della prima parte del libro e aspettatevi di affondare in un pantano di mezze verità, violenza e inganni. Insomma, date fiducia a Palahniuk.

Con una prosa fatta di frasi brevi, a volte brevissime, assistiamo all’esibizione continua del dolore al fine di ottenere successo, siamo messi a confronto con una realtà macabra eppure accettata dai “grandi” di Hollywood, scoviamo, dietro i lustrini e le camere da presa, corpi e anime marcescenti, non per forza innocenti. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, ma in questo romanzo non ci sono buoni, ogni personaggio cammina in bilico tra giusto e sbagliato, completamente indifferente al bene collettivo.

Palahniuk è tornato e fa del dolore una merce in “L’invenzione del suono”

L’invenzione del suono, come tutti i romanzi di Palahniuk, nasconde però una riflessione sulla società in cui viviamo, in particolare sulla mercificazione della sofferenza e sui pericoli che si nascondono nel volere fare arte a tutti i costi.

 

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Un romanzo sopra le righe che non disattende alle aspettative, dissacrante e politicamente scorretto che potrebbe mettere a dura prova gli stomaci più sensibili perché niente è mai troppo né viene nascosto all’occhio ipnotizzato del lettore che si ritrova lurido e complice. I veri fan, però, ritroveranno anche quelle piccole ridondanze tra un libro e l’altro che fanno sentire in qualche modo al sicuro: il gruppo di sostegno, la doppiezza degli aiutanti, le star in declino, i rapimenti… Per chi ne avrà il coraggio, sarà un bel viaggio.


Per la prima foto, copyright: Noah Buscher su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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