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“Non respirare” di Elisabetta Pastore, un noir dai ritmi serrati

“Non respirare” di Elisabetta Pastore, un noir dai ritmi serratiNon respirare è il romanzo d’esordio di Elisabetta Pastore, edito da Frassinelli. È un volume avvincente, sensuale, triste, grottesco e serrato allo stesso tempo. È un libro che racconta una storia carica di morali: etiche grigie di un’esistenza concepita dalla fantasia, ma che si avvicina, ahinoi, troppo spesso alla realtà tragica della quotidianità. È un testo carnale e claustrofobico, concepito per trascinare il lettore, in poco tempo, fino in fondo alle 252 pagine che lo compongono. È il ritratto di una generazione allo sbando, di una donna ai limiti della sopportazione, di un intreccio di personaggi negativi ma teneri. È l’immagine di una metropoli ostile in cui i giovani sono chiamati a combattere i loro demoni e dell’emarginazione economica che attanaglia la vita di città.

Il titolo, Non respirare, sembra sia stato scelto direttamente dall’autrice come riferimento all’assenza di una suddivisione in capitoli e della possibilità, quindi, di leggerlo senza mai fermarsi. “Non respirare”, appunto. Due parole che riassumono egregiamente questo testo...

La storia è quella di Veronica, avvocatessa trentenne del Sud che vive a Roma insieme a Marco, un eroinomane. Una giovane professionista che, per pagare l’affitto e mantenere il suo fidanzato, decide di trovarsi un secondo lavoro. Così, di giorno fa l’avvocato in un importante studio della città e di notte si trasforma in Jasmine, la perversa e calda voce di una hot line: si rintana tra i sudici muri di una bettola anni Settanta e si confronta con la solitudine di una moltitudine di voci assetate di sesso ed emozioni forti. Subisce vessazioni e offese, umiliazioni e mortificazioni. È costretta a spogliarsi davanti a una webcam.

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“Non respirare” di Elisabetta Pastore, un noir dai ritmi serratiProva vergogna e si dispera. Piange. Non riesce a dormire. Si sposta da una parte all’altra della città. E non è capace di tenere separate le sue due vite. Ma ha bisogno di soldi e si fa forza. Finché, lentamente, non riesce a superare e a sopportare tutto: chi la molesta, chi predente di poter fare del sesso virtuale con lei, chi la prende in giro. Diventa più forte: si trasforma in un’abile ammaliatrice di notte e in un freddo avvocato di giorno. Due vite in un sol corpo. Ma il destino le riserverà qualcosa che non si sarebbe mai aspettata. Qualcosa con cui non aveva ancora fatto i conti: la tossicodipendenza di Marco. Il costo, non solo finanziario, della droga che l’uomo di cui è innamorata si inietta in vena.

La struttura narrativa del libro scritto da Elisabetta Pastore è pressoché lineare. Non presenta voli pindarici di nessun tipo, vuoti, flashback o flashforward. Inizia semplicemente con una nuova situazione: Jasmine e la sua prima serata da centralinista hot line. Per raccontare poi, pagina dopo pagina, le giornate e le nottate della protagonista.

L’ambientazione è quella della Capitale e della periferia romana. In particolare, della sede della linea erotica, delle aule fredde ma colme di avvocati e giudici del tribunale, della casa di Veronica e dell’ospedale, in cui si troverà costretta ad andare più volte.

Il libro è scritto con una voce narrante in prima persona, al presente, che riporta i fatti in maniera diretta e senza fronzoli, con un linguaggio duro e realistico. Cosa che rende ancora più coinvolgente la lettura, già di per sé carica di suspense per i fatti descritti.

I personaggi sono quasi tutti degli stereotipi, anche se con sfaccettature lavorate con efficacia, soprattutto per quando riguarda la protagonista.

Un romanzo, Non respirare di Elisabetta Pastore, consigliato soprattutto a un lettore adulto. A un lettore amante dei ritmi noir e serrati. E che non si fa impressionare dalla vita quotidiana di una metropoli in cui convivono droga, oppressioni, sesso, passione e violenza.

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