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Non è tutto oro quel che luccica. “Squali al tempo dei salvatori” di Kawai Strong Washburn

Non è tutto oro quel che luccica. “Squali al tempo dei salvatori” di Kawai Strong WashburnGran brutta cosa le aspettative. Sono trappole silenziose in cui la maggior parte delle volte ci si ritrova vittime inconsapevoli e senza possibilità di ritorno. Quante volte ci siamo fatti influenzare dalle opinioni altrui, salvo poi ritrovarci a pensare “Ma chi me lo ha fatto fare”? Certo non va sempre male, anzi. Ci sono casi in cui aspettative molto basse hanno portato a piacevoli sorprese. Purtroppo, però, non è il nostro caso: Squali al tempo dei salvatori di Kawai Strong Washburn è il classico esempio di come il dare troppo retta alle opinioni altrui non porta ad altro che guai e delusioni. Sia a noi, in quanto lettori, sia ai personaggi di questa curiosa e strana vicenda.

Finalista al PEN/Jean Stein Book Award 2020 e al PEN/Hemingway Award for Debut Novel, Squali al tempo dei salvatori è il romanzo d’esordio di Kawai Strong Washburn, autore hawaiano che dopo aver lavorato nel campo dell’informatica, si è dedicato alla letteratura e alla lotta contro il cambiamento climatico. Questo suo primo romanzo, pubblicato negli Stati Uniti il 3 marzo 2020, ha riscosso consensi pressoché immediati, tanto che è stato definito uno dei migliori libri del 2020 dal «New York Times» (che lo colloca in trentesima posizione), dal «Guardian», «Barnes and Noble» e «BBC Culture», per citarne alcuni. Viene, addirittura, annoverato tra i libri preferiti di Barack Obama. Nel nostro paese è arrivato nel gennaio scorso, tradotto da Martina Testa e pubblicato da Edizioni e/o.

Le aspettative, dunque, erano tantissime ed elevatissime, ma come dice, giustamente, il proverbio, “Non è tutto oro quel che luccica”. Squali al tempo dei salvatori, pur rivelandosi una lettura piacevole e scorrevole, non riesce completamente a dimostrarsi all’altezza di tutti questi elogi internazionali.

Non è tutto oro quel che luccica. “Squali al tempo dei salvatori” di Kawai Strong Washburn

Eppure, le premesse erano ottime. Stando alla quarta di copertina e alle varie recensioni pubblicate qua e là, ci troviamo di fronte a un’opera in grado di unire la grande tradizione del romanzo familiare americano con quella del realismo magico, il tutto in un’ambientazione, per certi versi, insolita come possono essere le isole Hawaii – di cui non sentiamo parlare troppo spesso. La trama, infatti, si presenta come oltremodo avvincente.

 

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Tutto comincia nel 1995 a Kailua-Kona, Hawaii, quando, durante una rara vacanza in famiglia su una nave da crociera, Nainoa Flores, sette anni, cade nell'Oceano Pacifico. Quando un gruppo di squali appare nell’acqua, tutti temono il peggio. Invece accade l’incedibile: uno degli squali prende Nainoa tra le fauci e lo riporta sano e salvo, e con estrema delicatezza, a sua madre. Da questo momento in poi, la vita di Nainoa diventa materia di leggenda, ma è da qui che iniziano anche i problemi.

La sua famiglia, in difficoltà nel mezzo del crollo dell'industria della canna da zucchero, saluta il suo salvataggio come un segno di favore da parte di antiche divinità hawaiane – una credenza che appare convalidata dopo che il ragazzo esibisce nuove capacità sconcertanti. Ma col passare del tempo, questo presunto favore divino diventa forza disgregante nel nucleo famigliare: Nainoa, che ora lavora come paramedico per le strade di Portland, lotta per comprendere la piena misura delle sue capacità in espansione; più a nord, a Washington, suo fratello maggiore Dean si lancia nel mondo dell'atletica d'elite del college, ossessionato dalla ricchezza e dalla fama; mentre in California, la sorella minore Kaui, ossessionata dal rischio, affronta un carico di lavoro accademico che non perdona, nel tentativo di forgiare la sua indipendenza dall'eredità della famiglia. Tutti sembrano fuggire l’uno dall’altro senza possibilità di ritorno.

Quando eventi soprannaturali tornano – con conseguenze tragiche – a dominare la vita della famiglia Flores alle Hawaii, tutti sono costretti a fare i conti con i legami di sangue, il retaggio culturale e spirituale, e con ciò che occorre fare per sopravvivere.

L’amore di Washburn per il pianeta traspare in tutto il romanzo, insieme a una sorta di nostalgia per un mondo e una natura che sembrano ormai perduti per sempre. Emerge chiaramente, infatti, il contrasto tra la realtà urbana e industriale – che appare sporca, corrotta e deviante – e la natura incontaminata in quanto fonte di pace e di equilibrio interiore. Ma non è per tutti, bisogna essere all’altezza, sembra dirci l’autore. E, in effetti, non è sempre chiaro quello che vuole trasmetterci, tanto che si arriva alla fine del romanzo con un grande punto interrogativo in testa che ci fa venire voglia di esclamare “E quindi?!”

Non è tutto oro quel che luccica. “Squali al tempo dei salvatori” di Kawai Strong Washburn

L’accostamento tra elementi appartenenti al mondo reale ed elementi del sovrannaturale fa sì pensare al realismo magico, ma non risulta soddisfacente. Troppe cose rimangono inspiegabili persino dal punto di vista magico o spirituale. Capiamo che in Nainoa c’è qualcosa, ma non sappiamo e non capiamo di che si tratta. Così come c’è qualcosa nei suoi genitori e nella sua famiglia. La storia delle isole Hawaii non è molto conosciuta, così come la storia dei suoi abitanti. Washburn ne offre un ritratto fedele seppur crudo, mettendo in evidenza tutte le problematiche legate all’industrializzazione e allo sfruttamento intensivo delle risorse naturali.

L’autore, inoltre, sceglie di raccontarci la storia della famiglia Flores con una tecnica che potremmo definire “corale”, in quanto ogni capitolo è affidato alla voce di un personaggio diverso. Questo conferisce agilità e piacevolezza al racconto, sebbene non si possa dire lo stesso riguardo all’empatia. Non è semplice capire cosa passa per la mente di Nainoa, Kaui o Dean, sebbene siano loro stessi in prima persona a raccontarcelo. Il romanzo è scritto in una prosa volutamente ruvida e grezza che mette in risalto la sofferenza dei personaggi, ma che, allo stesso tempo, si legge con facilità e velocità. Questa, però, può essere un’arma a doppio taglio: se da un lato, infatti, siamo invogliati a leggere sempre di più, dall’altro facciamo davvero fatica a concentrarci su tutto quello che accade nel romanzo. Ecco, allora, che la testa ci si affolla di domande che rimangono, ahimè, senza risposta.

 

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Cosa ci spinge, allora, a scegliere di leggere un romanzo come questo? Innanzitutto, il brivido della novità. Un romanzo d’esordio super acclamato, un titolo accattivante, una copertina interessante – perché è vero che non bisogna mai giudicare un libro dalla copertina, ma diciamocelo: anche l’occhio vuole la sua parte – un’ambientazione esotica e parole come “realismo magico” e “romanzo familiare” fanno sempre un bell’effetto. A nostra discolpa, dunque, possiamo dire che Squali al tempo dei salvatori prometteva bene. Era impossibile resistergli, ma, come accade anche nelle migliori relazioni, qualcosa è andato storto. Non per questo, però, merita di essere scartato a priori. Tutti meritiamo una chance e, magari qualcuno tra noi troverà in questo romanzo la spinta necessaria per iniziare qualcosa di nuovo e importante. Forse un piccolo sforzo in più ci può salvare da una cocente delusione. Un po’ come hanno fatto gli squali con Nainoa.


Per la prima foto, copyright: Dustin Belt su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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