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Musica e poesia su Radio Capital con Mario De Santis

Mario De SantisParole note è un progetto musicale in cui alcuni tra i migliori attori e attrici italiani leggono per i radioascoltatori poesie e monologhi, che si alternano, quasi fondendosi, ai brani musicali trasmessi. Parole note è diventata una fortunata trasmissione radiofonica in onda su Radio Capital. La regia è sapiente, la scelta delle poesie da far interpretare e delle canzoni da passare è sempre azzeccata, capace di richiamare l’attenzione anche dell’ascoltatore più sciatto e distratto, di evocare suggestioni profonde, di stimolare qualche riflessione, ma soprattutto di far capire che anche nella musica leggera si annida, più o meno nascosto, qualche guizzo di vera poesia. Per capire come sia possibile coniugare poesia e musica, e soprattutto come sia possibile far funzionare questo esperimento in radio, abbiamo intervistato Mario De Santis, speaker di Radio Capital, autore e poeta. Dopo diversi anni trascorsi nella scuderia di Radio Deejay, «scegliendo i contenuti giornalistici del programma ''Deejay Chiama Italia'' ed imparando a trasformarli in chiacchiera allegra ma mai banale», come lui stesso riporta nella sua biografia, approda all’altra celebre emittente del gruppo L’Espresso. Nel programma di Radio Capital Parole Note, curato da Maurizio Rossato, la musica non ha il semplice compito di accompagnare le letture, ma ne è parte integrante. Le letture sono affidate agli speaker con alcune speciali partecipazioni.

Che cos’è Parole note e come è nato questo progetto?

L’idea di Parole Note è di Maurizio Rossato, che decide di unire in questo progetto due delle sue più grandi passioni: la musica e la poesia. Aveva iniziato a sperimentare facendo la regia a Fabio Volo su Radio Deejay: via via il progetto è cresciuto grazie all’apporto dello stesso Volo, di attori e cantanti che si sono prestati a leggere dei testi che Maurizio si limitava a remixare. Negli ultimi tempi, questa trasmissione, che era soltanto registrata, insieme a Giancarlo Cattaneo, voce guida, e a Valerio Millefoglie, oltre a me che mi occupavo di coordinare un po’ il tutto, era diventata un live, una sorta di dj set, in cui il reading si basava su campionamenti: ogni serata aveva, ovviamente, un filo conduttore.

In fondo, si è trattato di un azzardo, di una scommessa, la proposta di un programma radiofonico basato sulla poesia che spesso viene legata, invece, ad un momento più intimo e personale che pubblico…

La poesia è nata in forma orale, e successivamente veniva musicata. Poi si trasformò in qualcosa di scritto, che noi certamente leghiamo ad un momento intimo e di introspezione, con Petrarca, specialmente. Basti pensare all’importanza di avere la parola scritta che ti permette alcuni giochi di parole come “Laura” e “L’aura”, con l’apostrofo. L’Italia ha avuto le canzoni, le ballate e la musica popolare: poi si è diffusa la moda, soprattutto a partire dall’Europa, che la poesia si legge in silenzio, per conto proprio, seguendo l’esempio di Sant’Agostino che fu il primo ad inventare la lettura silenziosa. Negli ultimi decenni abbiamo avuto il cantautorato, da Bob Dylan a Fabrizio De André, ma anche il rap, ovvero questa forma di ribellione che prova a coniugare poesia e musica. Io credo che il progetto di Parole Note sia una variante che proviene da questo processo, attingiamo alla grande poesia del Novecento, da Neruda a Prévert, cercando di trovare per loro una commistione di musica elettronica per farla diventare qualcosa di nuovo e di vivo all’interno del panorama.

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Radio CapitalIn che modo procedete per la selezione? Partite dalle poesie e cercate la giusta colonna sonora, oppure avviene il contrario?

Questa domanda è dello stesso tenore di quelle che si rivolgono ai cantautori, quando gli si chiede “Scrivi prima la musica o i testi?”. Rimarrò vago, come vaghi sono i cantautori quando rispondono: Maurizio Rossato sceglie le musiche, e insieme scegliamo i testi, in quest’esperienza che ci sta vedendo insieme con le performance live. Di solito proviamo quando ci piace un testo. La musica viene da sé, scelta, riarrangiata, remixata, nel computer inserisci le note e, alle volte, ti viene fuori una bella melodia.

Tra i personaggi che sono passati per la registrazione del programma, c’è qualcuno che ti ha colpito particolarmente o ti ha sorpreso?

Ti posso rispondere anche in base ai racconti di Maurizio Rossato: senza voler far torto a nessuno, naturalmente, tra tutti gli artisti eccezionali che hanno partecipato, anche al progetto discografico, una menzione speciale va a Filippo Timi che ha partecipato con grande slancio e generosità. Ma vorrei anche ricordare Giuseppe Battiston e Valerio Mastandrea, il quale ha scritto di suo pugno il testo da leggere.

Qual è lo stato di salute della poesia oggi in Italia?

Certamente c’è un gran numero di persone che scrive e c’è anche molta partecipazione anche i festival tematici. Siamo un popolo di poeti, ma la stragrande maggioranza non legge poesia. È vero, spesso si tratta di autodidatti che lo fanno per puro diletto, ma la poesia non ha grossi margini di diffusione verso il grande pubblico. I poeti che riescono a pubblicare raggiungono una tiratura massima di 1000 copie. I lettori forti, quei pochi che purtroppo abbiamo in Italia, che leggono una media di quattro libri al mese, per un totale di circa cinquanta libri all’anno, non leggono mai poesia.

Come mai?

La grandezza della poesia è quella di funzionare, quando è scritta bene, anche quando il lettore non se ne accorge perché crea quel mosaico di immagini capace di evocare emozioni. Il problema è che, nel corso degli anni, la scuola e i programmi scolastici hanno creato forzature, costringendo gli studenti a misurarsi con poesie molto difficili: lo studio, incasellato in certi schemi, ha prodotto l’allontanamento dal senso magico e misterioso di ogni poesia, e questo è certamente un peccato.

Quali sono i poeti emergenti da segnalare al pubblico di Sul Romanzo?

Tra tutti, Mariangela Gualtieri. È una grande poetessa, supera tutti ed è amata da tutti. Al teatro, poi, è in grado di creare una straordinaria tensione nella voce perché la poesia, come dicevamo all’inizio, è anche musica nella voce.

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