Come scrivere un romanzo in 100 giorni

Conoscere l'editing

Interviste scrittori

Consigli di lettura

Maurizio de Giovanni e gli “Angeli”, una nuova storia dei Bastardi di Pizzofalcone

Maurizio de Giovanni e gli “Angeli”, una nuova storia dei Bastardi di PizzofalconeAngeli è l’undicesimo volume che Maurizio De Giovanni dedica alla fortunata saga dei Bastardi di Pizzofalcone, di cui è da poco stata trasmessa su Rai 1 la terza serie liberamente ispirata ai precedenti romanzi.

Ancora una volta seguiamo, secondo lo schema abituale di questa saga, sia la risoluzione di un caso complesso di omicidio, sia gli sviluppi delle vicende personali e familiari dei vari poliziotti impegnati a lavorare nel commissariato di Pizzofalcone, dove sotto la guida del vicequestore Luigi Palma operano la vicecommissaria Elsa Martini, l’ispettore Giuseppe Lojacono, l’assistente capo Francesco Romano, la vicesovrintendente Ottavia Calabrese, e gli agenti Alessandra di Nardo e Marco Aragona. Giorgio Pisanelli è andato in pensione, ma si rivela incapace di restare a lungo lontano dal commissariato e dai vecchi colleghi, ai quali finirà per dare una mano nell’indagine riguardante la misteriosa morte di un vecchio meccanico e restauratore di auto d’epoca, trovato assassinato all’interno della sua officina.

Come sempre, Maurizio de Giovanni ama confrontarsi con i blogger per commentare insieme questo suo nuovo libro.

 

Come autore di romanzi seriali, non le capita mai di sentirsi qualche volta prigioniero dei suoi personaggi, nel senso che dopo averli creati con certe caratteristiche si trova il qualche modo obbligato a farli procedere sempre nello stesso modo? Non ha la tentazione di effettuare dei cambiamenti bruschi, di scombinare le carte?

No, prima di tutto perché ho tante serie. Questo forse potrebbe capitarmi se fossi legato a un unico personaggio. Conan Doyle, ad esempio, è noto che ebbe a un certo punto una sorta di rigetto nei confronti del suo personaggio Sherlock Holmes. Avendo tante serie, i personaggi diventano per me come dei luoghi da visitare, e alternandoli non risento particolarmente di questo tipo di oppressione.

C’è poi un altro fattore: io non utilizzo i personaggi come oggetto della narrazione, non racconto in modo primario le loro vite, ma ne faccio dei veicoli per raccontare vicende di altri personaggi che nascono e muoiono nell’arco di un solo romanzo. Mi è stato chiesto molte volte, ad esempio, di scrivere il seguito di Buio, romanzo in cui c’era un bambino che scompariva, lasciando i lettori nell’incertezza sulla sua sorte, ma mi sono ben guardato dal dargli una continuazione.

Certo, potrei immaginare dei cambiamenti drastici dei personaggi, ma per me non avrebbe senso perché li ho immaginati proprio con le caratteristiche che presentano. Al limite trovo più semplice inventare un nuovo personaggio e inserire quello. Pizzofalcone, in ogni caso, è una serie che racconta un luogo prima che delle persone: il fatto che Pisanelli sia andato in pensione e che sia entrata Elsa fa capire che io potrei sostituire tutti i personaggi principali senza alterare il senso della serie.

 

Desideri migliorare il tuo inedito? Scegli il nostro servizio di Editing

 

Il titolo richiama il candore e la purezza, ma in copertina troviamo una serie di chiavi inglesi, tra cui una insanguinata. Mi ha fatto pensare a Lucifero, l’angelo che è caduto e si è sporcato. Il male nasce dal bene? E i Bastardi hanno forse più che mai bisogno di angeli per sconfiggere tutti i loro demoni personali?

In un mondo che è cambiato radicalmente in pochi decenni, mi sembra che gli angeli siano passati da protettori a vittime, e questo è il concetto di fondo del romanzo. Da un mondo costruito su rigidi punti di riferimento, tra cui la gentilezza, siamo passati a un mondo in cui se non urli non ti esprimi, se non sei prevaricatore sei meno ascoltato, e se ti esprimi con troppe sfumature non sei compreso: gli angeli sono diventati a volte un peso, perché rappresentano le cose che sentiamo di dover fare e le persone a cui dovremmo assomigliare, cose che non ci va più di fare. Li avvertiamo come noiosi.

Gli artigiani, come il meccanico di cui si parla, sono in fondo una categoria di angeli pronti ad aiutarci, e sono nemici dell’economia contemporanea, che vorrebbe farci buttare via e ricomprare tutto. Chi aggiusta le cose rotte e le mantiene in uso viene visto come qualcosa di vecchio e di superato, o solo per poveracci: se non compri scarpe nuove ma aggiusti quelle vecchie sei un poveraccio. Tanti oggetti, in realtà, li vorremmo aggiustare perché ci siamo affezionati e hanno per noi un valore affettivo, eppure spesso non lo facciamo.

In questo romanzo ci sono dei personaggi che rappresentano gli angeli contemporanei. Mi ricordo in un vecchio film di Luciano De Crescenzo il personaggio di Bellavista che sosteneva che gli angeli avessero tutti un’ala sola perché soltanto abbracciandone un altro avrebbero potuto volare. Quest’immagine mi è sempre sembrata bellissima: la necessità dell’altro. Anche in un noir si possono dire cose dolci.

Maurizio de Giovanni e gli “Angeli”, una nuova storia dei Bastardi di Pizzofalcone

Quali sono le caratteristiche dei suoi personaggi che preferisce?

I Bastardi in realtà sono personaggi non del tutto positivi, e questa è la loro caratteristica che mi piace di più. Sono antieroi, imperfetti e consapevoli di esserlo, assorbono molto delle vicende in cui vengono coinvolti, soprattutto del male con cui si confrontano. Non restano mai indifferenti, a differenza di altri personaggi di romanzi noir che mantengono una loro imperturbabilità. Io penso che gli effetti del crimine ricadano anche su chi cerca di contrastarlo: se il tuo lavoro consiste nel cercare assassini, non puoi pretendere di vivere senza esserne toccato.

 

Il romanzo è dedicato a sua madre, recentemente scomparsa, «Angelo prima, angelo adesso». Ci sono stati altri angeli nella sua vita?

Scrivo storie proprio perché ho avuto lei come madre, per cui dedicarle i miei libri mi sembra il minimo.

Gli angeli che si possono incontrare sono tanti, sono quelli che al loro passaggio ti lasciano una cicatrice bella da accarezzare. Se una storia finisce c’è un dolore, chi rimane e vede l’altro andarsene sconta questo dolore, ma questo non significa che la storia non abbia avuto una sua bellezza, che non si siano stati momenti meravigliosi di felicità.

Gli angeli che ho incontrato me li ricordo tutti e mi tengo ben stretti questi ricordi.

 

Mi piace immaginarla che passeggia per Napoli e vede cose che le danno spunto per le sue storie. Dove pensa che potrebbe trovare uno spunto per la prossima storia di Pizzofalcone?

Noi non raccontiamo trame e personaggi, ma relazioni. I racconti non sono fatti di personaggi, ma delle relazioni che nascono tra loro, come le linee che uniscono i puntini in quel gioco della «Settimana enigmistica»: alla fine quello che conta sono le linee che creano la figura, non i puntini, che corrispondono ai personaggi. I cambiamenti delle persone quando s’incontrano, i dialoghi. Un uomo solo in una stanza non significa nulla: non puoi sapere se è triste, allegro, buono o cattivo.

Il luogo di elezione per raccontare le relazioni è il vicolo, uno spazio ristretto e molto affollato, in cui è impossibile che i contatti continui non producano storie.

Paradossalmente, anche i social sono come dei vicoli virtuali. Twitter è fatto di gente che urla del deserto e non crea relazioni, ma Facebook sì, addirittura crea fin troppe interazioni. I luoghi perfetti dove nascono le storie sono quelli disomogenei, popolati da gente diversa.

 

Nei suoi romanzi precedenti c’erano spesso delle pause, delle pagine in cui lei raccontava delle storie secondarie che non c’entravano nulla col resto della trama anche se magari la inquadravano all’interno di un contesto. Questa cosa manca in Angeli. Si tratta di una scelta precisa o mancavano delle storie in tema?

No, di storie riguardanti angeli ne avevo e ne avrei potute inserire. Il punto è che in questo romanzo c’è una seconda storia abbastanza forte quasi quanto la prima, che mi rendeva difficile inserire altro. Magari le storie che ho raccolto le racconterò un’altra volta.

 

Se i Bastardi non fossero così osteggiati dai vertici avrebbero perso parte del loro fascino?

La polizia di stato, così come i carabinieri e altre istituzioni, è una struttura piramidale, in cui lavorano esseri umani la cui promozione dipende dalla valutazione dei superiori. Qui incidono molti fattori, ed è stupido pensare che ci siano istituzioni esenti dalle raccomandazioni e dalla disponibilità a compiacere, per cui non è nemmeno detto che i capi siano migliori dei sottoposti. Può esserci un giovane pubblico ministero, magari bravissimo negli studi, ma che si trova ad affrontare la vita, a gestire sentimenti ed emozioni, potendo ovviamente sbagliare, ed escludere questi aspetti dal racconto significherebbe edulcorare la realtà. Quindi tra i superiori dei Bastardi ci sono persone intelligenti e persone stupide, proprio come nella realtà. Senza dei nemici, effettivamente i Bastardi non sarebbero quelli che sono, di sicuro sarebbero meno motivati a compattarsi e a reagire in un certo modo.

Maurizio de Giovanni e gli “Angeli”, una nuova storia dei Bastardi di Pizzofalcone

In Angeli c’è una rivalutazione delle persone anziane, a partire da Pisanelli. È intenzionale?

Con la pandemia abbiamo perso la generazione degli anziani in maniera violenta e dolorosa, e con loro abbiamo perso tanta memoria collettiva. Questo è stato poco considerato, mentre per me gli anziani danno ancora molto a tutti. Raccontarli mi è sembrato giusto per sottolineare che sono ancora una parte importante della società

Pisanelli riveste il ruolo di memoria del quartiere e la bassa età degli altri lo fa apparire più vecchio di quanto sia in realtà, perché non sarebbe poi così anziano.

 

Ed è mai capitato che un suo personaggio non fosse apprezzato dal pubblico?

Non ho mai investito in personaggi che non siano piaciuti. Non credo di avere un particolare talento per la scrittura, mi sento anche un po’ cialtrone perché uso un linguaggio diretto, ma non scrivo mai in modo freddo e superficiale, sono sempre coinvolto e credo che questo si trasferisca nel lettore.

Ho lasciato da parte solo I guardiani, una storia fatta di tre cerchi concentrici di cui ho scritto solo il primo, perché il successo di Sara ha comportato che la necessità di scrivere una sua storia ogni anno me li facesse sacrificare, ma prima o poi li riprenderò.

 

Nei noir gli omicidi sono spesso commessi dalle persone di cui ci si dovrebbe fidare e questo ha una connotazione pesantissima a livello emotivo, ma mi sembra che non sempre venga considerato. Non ha la sensazione che il lato noir delle storie venga spesso un po’ addolcito dal contesto?

Ci sono storie prese dai telegiornali in cui troviamo elementi ancora peggiori di quelli presenti nei noir, dove noi autori cerchiamo almeno di inserire dei significati che diano profondità. Spesso la realtà è molto più tristemente banale e vuota di significati. Se avessi raccontato in un romanzo la vicenda recente di quella madre uccisa dalle sue due figlie con la complicità dell’amante di entrambe, con tutti i dettagli assurdi che sono emersi, me l’avrebbero bocciata come improbabile, e invece è successa davvero.

Spesso quando arrivo al capitolo che spiega ciò che è accaduto mi capita di sorprendermi anche se si tratta di una storia che ho immaginato così fin dall’inizio. Le implicazioni di un personaggio escono solo alla fine e l’umanità, o sostanziale normalità, di un assassino, diventa l’elemento più sconvolgente.

 

Perché il Covid non è ancora comparso nei suoi romanzi?

Non parlo del Covid perché la trovo una situazione così assurda che andrebbe raccontato come tema principale di un libro. Farne solo un’ambientazione mi sembra una forzatura claustrofobica.

 

Vuoi collaborare con noi? Clicca per sapere come fare

 

E perché in Angeli si parla tanto di solitudine?

Credo che questa sia l’epoca più solitaria di tutte, anche se viviamo credendoci perennemente connessi al mondo. La comunicazione mediata uccide la comunicazione diretta. Io trovo assurdo che i miei figli si scambino in continuazione messaggi vocali anziché telefonarsi, anche se non voglio diventare come quelli che dicono sempre “ai miei tempi”, preferirei morire prima. Però quando partivo per le vacanze da giovane potevo sparire per quindici giorni senza che nessuno si preoccupasse del mio silenzio, e quando mi congedavo dagli amici al bar potevano non avere idea di dove stessi andando, senza seguirmi sui social…

Oggi viviamo in un mondo di solitudini strutturali e di minoranze. Se sei povero, disoccupato, anziano, finisci isolato. Non so se la solitudine di oggi sia un bene o un male, ma ritengo che vada raccontata.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori e scrittrici.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (2 voti)
Tag:

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.