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“Mamma voglio fare l'artista” di Francesco Bonami

Francesco Bonami, Mamma voglio fare l'artista«Mamma, babbo, voglio fare il prete! A nessun genitore verrebbe in mente di dire: “Ma dove trovi lavoro?” o magari “speriamo diventi Papa o anche solo cardinale”. No. Quando uno decide di diventare prete nessuno pensa alla carriera. Ma quando un povero ragazzo vuol fare l’artista tutti gli si mettono contro. Un figlio artista è guardato con sospetto, come uno che sostanzialmente non ha tanta voglia di lavorare».
Eppure fare l'artista è una vocazione come tutte le altre.

Francesco Bonami con Mamma voglio fare l'artista (Electa, 2013) indica le linee guida per un aspirante artista. Critico d'arte e curatore italiano di mostre, Bonami sa benissimo che cosa significa assaporare l'odore del successo come espositore. Lui che quella strada l'ha tentata, ne conosce le dinamiche che si incontrano intraprendendo questo mestiere.
Nel momento in cui una persona decide di buttarsi a capofitto nella tortuosa carriera dell’artista dovrebbe conoscere in anticipo a cosa andrà incontro.
Si sa, confidare a qualcuno di voler lavorare nel mondo dell'arte, in qualsiasi campo sia, dal pittore al ballerino, dal gallerista alla guida turistica, produce una smorfia sul volto della persona che si ha di fronte:
«Perfetto: ma che lavoro vuoi fare?» Questa la risposta. Oppure ancora: «Bravo, complimenti. E come fai a guadagnarti da vivere?»
Insomma, l'entusiasmo che scaturisce dalle parole dei vostri interlocutori risulterebbe in ogni caso sconcertante.
Fu Pasino Canova a accorgersi del talento artistico del nipote Antonio; fu Ser Piero da Vinci a condurre il figlio Leonardo nella bottega dell'amico maestro d'arte Andrea Verrocchio; fu il padre di Monet a chiedere al Municipio di Le Havre una borsa di studio che permettesse al piccolo Claude di studiare a Parigi.
Genitori che aiutarono i figli a far esplodere il loro talento artistico. Esempi per la maggior parte dei casi lontani da quelli che potrebbero presentarsi oggigiorno.

Come ha dichiarato Bonami in una recente intervista:
«In Italia abbiamo il massimo del patrimonio artistico, ma anche il massimo della diffidenza».
Parole sante, se si pensa che in Italia un diploma all'Accademia di Belle Arti o una Laurea in Storia dell'Arte non valgono quasi più nulla e delusi giovani aspiranti artisti, critici e storici dell'arte scelgono disillusi altre attività.

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Francesco Bonami, Mamma voglio fare l'artistaMamma voglio fare l'artista ha, da un lato, il sapore di monito, di avvertenza per tutti coloro i quali si sentono, in modo imprudente, dei nuovi Dalì, Matisse e Picasso, ma dall'altro di manuale di istruzione per tutti coloro che vorrebbero, partendo in modo cauto, tentare la strada del successo.

Per Francesco Bonami è indispensabile:

  1. «Sognare già alla partenza, di arrivare primi», senza lasciare calpestare il proprio entusiasmo;
  2. «Essere in grado di sopportare la solitudine» perché «il mondo dell'arte è una giungla dove sopravvive il più forte» e in quanto, come insegnava Paul Gauguin «non è consigliabile a tutti, bisogna essere forti per sopportarla»;
  3. «Mantenere una propria dignità» perché il successo può trasformare le persone;
  4. «Andare a lezione di ambizione» perché accontentarsi è sinonimo di fallimento e debolezza e di mancanza di rispetto verso quello che si fa;
  5. «La Biennale non è un toccasana» perché gli artisti invitati spesso cadranno pian piano nell'anonimato.

Un manuale dal taglio ironico e dal linguaggio semplice quello di Francesco Bonami, per affrontare al meglio le situazioni che potrebbero presentarsi di chi intende diventare un nuovo Picasso o Cattelan.

Un libro che invita a essere prudenti, a non farsi troppe illusioni pur non rinunciando a mantenere una buona dose di ambizione ed entusiasmo.
Fare gli artisti oggi non è chiaramente semplice: troppo malsano a volte tale mondo che pullula di coloro che si credono “già arrivati”, degli “artistoidi” come si suol definire chi si crede tale, ma non lo è affatto.
Un testo, però, che insegna a non perdere la fiducia poiché, dopotutto, ricordiamo, pare che Vincent Van Gogh vendette solo un quadro in vita (Il vigneto rosso) e fu riscoperto solo dopo la sua scomparsa.

Una possibilità per tutti, ma che dev'essere sfruttata al meglio perché come scrive l'autore: «Questo libro […] vuole aiutarvi a cercare, se c'è, l'artista dentro di voi. Ricordandovi sempre che se non riuscite a trovarlo può darsi che non ci sia. […] Se scoprirete di non essere artisti sicuramente avrete scoperto lo spirito dell'arte e questo già sarà un bel successo».

Ognuno nel futuro vuol essere famoso anche per quindici minuti. Andy Warhol docet.

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