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“Lockdown”, il thriller profetico di Peter May

“Lockdown”, il thriller profetico di Peter MayUn nome, una garanzia: Peter May, autore di Lockdown, un thriller attualmente in auge che ha intercettato, quasi come una “profezia”, gli accadimenti della pandemia da coronavirus con ampio anticipo sui tempi. Quindici anni prima, il romanzo non vide la luce perché «giudicato dagli editori troppo inverosimile», come si legge nella seconda di copertina. Il thriller, edito da Einaudi e tradotto da Alessandra Montrucchio e Carla Palmieri, è ambientato in una Londra in quarantena per un misterioso virus e che fa da sfondo a una storia densa di suspense nelle 310 pagine del libro.

Un investigatore chiamato a sciogliere l’enigma dell’uccisione di una bambina cinese, macabre scoperte come indizi, un virus che circola e mette in ginocchio una metropoli in completo panico, killer senza scrupoli che sanno il fatto loro e tanti colpi di scena sono il mix geniale di un libro mozzafiato. Ne abbiamo parlato con lo scrittore scozzese, classe 1951, natio di Glasgow ed ex giornalista. L’intervista che Peter May ha gentilmente concesso ha toccato vari temi di attualità, dando ai lettori spunti di riflessione oltre che condividere alcune curiosità su questo thriller dai ritmi serrati, che non tradirà le aspettative dei lettori. Inoltre lo scrittore, già autore di romanzi dello stesso genere, ha voluto informarci con dovizia di particolari anche sui suoi futuri progetti letterari.

 

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Signor May, sembra davvero incredibile che la parola "lockdown" sia una delle più ricercate in Google, proprio come il titolo del suo avvincente romanzo. Che ne pensa in merito? Solo una coincidenza o una predizione basata su un’accurata analisi dei dati?

“Lockdown” è una parola che si utilizza per descrivere qualsiasi situazione in cui il corso normale o la sequenza di eventi vengono fermati. Si applica particolarmente bene alla linea d'azione intrapresa dai governi quando i loro paesi sono afflitti da epidemie/pandemie. Quindi era un titolo naturale per il mio libro, dato che la storia si svolge a Londra durante una pandemia, quando la vita normale ha quasi cessato di esistere a causa del confinamento.

“Lockdown”, il thriller profetico di Peter May

Potrebbe spiegare brevemente la genesi della trama del suo thriller e che tipo di messaggio voleva dare ai lettori?

Volevo scrivere un thriller frenetico, ambientato sullo sfondo di una grande capitale occidentale che fosse stata effettivamente chiusa a causa di un virus. Ero ispirato da ricerche precedenti che avevo fatto per un altro libro, relativamente all'ultima pandemia mondiale – l'influenza spagnola del 1918. Da lì ho proiettato ciò che una città moderna avrebbe vissuto di fronte a una nuova pandemia e ho scelto l’influenza aviaria perché questa era ciò che tutti gli esperti stavano prevedendo come prossima.

 

Nella prefazione del libro, ho letto che ha svolto svariate ricerche riguardanti l'influenza aviaria e le pandemie. Quanto crede che molte questioni siano ancora sconosciute nella lotta contro i virus in generale? Che tipo di problemi il futuro ci nasconde ancora, dal suo punto di vista?

Ogni virus è diverso. Il coronavirus è altamente infettivo/contagioso, ma il tasso di mortalità è relativamente basso – tra l'1 e il 2 per cento. L'influenza aviaria è meno infettiva, ma il tasso di mortalità è molto più alto – tra il 60 e l’80 per cento. Qualunque sia la prossima pandemia – e per certo ce ne sarà una – non sappiamo ancora quanto pericolosa potrebbe essere. Quello che dobbiamo fare è applicare le lezioni apprese per il Covid-19 su come affrontare qualsiasi pandemia futura. Evidentemente non siamo riusciti a imparare le lezioni dell'influenza spagnola nel modo in cui abbiamo trattato con il Covid – è stato un fallimento collettivo della maggior parte dei governi mondiali.

 

Ha scelto Londra come ambientazione del romanzo: perché?

Originariamente avevo programmato di impostare questa storia a Pechino, come parte della mia serie di thriller cinesi. Ma quando il mio editore di allora ha sospeso quella serie, ho deciso di ambientarlo in una grande capitale occidentale, e ho scelto Londra perché è probabilmente quella che conosco meglio, anche se sono stato tentato, almeno una volta, di ambientarlo a Parigi.

 

La critica ha enfatizzato Lockdown come un thriller profetico. A distanza di tempo, potrebbe la sua storia essere battezzata con l’aggettivo "orwelliana" alla stregua di 1984 in virtù della sua potente “visione” ?

Non mi considero un profeta. Ho semplicemente ricercato la storia e la scienza, e con l'aiuto di piani di preparazione alla pandemia creati nei primi anni Duemila dal governo britannico e americano, ho proiettato ciò verso quegli aspetti per cui una pandemia moderna sarebbe stata simile. Sembra che l'abbia capito più o meno bene – strade vuote, persone che indossano mascherine e distanziamento sociale, luoghi di lavoro e tutti i negozi, tranne quelli essenziali, chiusi, ospedali affollati, reparti di emergenza costruiti ad alta velocità, il divieto di funerali, cremazioni di massa, anche raduni illegali di giovani ignorando il coprifuoco.

 

Leggendo il libro, alcune situazioni nate dalla sua fantasia si sono realmente avverate durante la pandemia, come la quarantena, le restrizioni per la popolazione, ecc. Quale potrebbe essere il ruolo della letteratura e degli scrittori per aiutare chi deve prendere decisioni come politici e scienziati?

Sfortunatamente, i politici non guardano ai fatti e alla storia nel processo che adottano per prendere le decisioni. Si occupano di cose come l'economia, la rielezione, la popolarità, e, in generale, non sono all'altezza del compito di affrontare le reali emergenze.

“Lockdown”, il thriller profetico di Peter May

La sfida dei due protagonisti del romanzo, il detective Jack MacNeil e il killer Pinkie, è la base per sostenere la suspense per tutta la storia: come nasce il processo di creazione del suo romanzo e dei personaggi principali? Ha seguito uno schema preciso?

Ho ricercato la mia storia e ho lasciato che la scienza guidasse il suo sviluppo. Ho creato i miei personaggi e ho cercato di caratterizzarli e renderli vivi nel corso della narrazione. Come ho sempre fatto, ho scritto una sinossi molto dettagliata che compendiasse il racconto dall'inizio alla fine. Poi, ho scritto il libro molto rapidamente – 5000 parole al giorno – e l’ho completato in circa tre settimane.

 

Ci sono scrittori di thriller del passato da cui prende ispirazione? E per quanto riguarda i suoi attuali colleghi, preferisce qualcuno in particolare e perché?

Naturalmente sì, sono un ammiratore di scrittori come Raymond Chandler e Georges Simenon, ma la maggior parte delle mie influenze provengono da alcuni dei grandi scrittori del ventesimo secolo come Ernest Hemingway, Graham Green, J.P Donleavy. Oggi sono un ammiratore della scrittura di Stephen King (anche se non del suo genere), e mi piace la scrittura satirica dello scrittore di spionaggio Mick Herron.

 

Lockdown potrebbe essere trasposto sul grande schermo come film o in TV come una serie?

Penso che si potrebbe fare un film molto avvincente, dal momento che è un thriller frenetico che si svolge nell’arco di ventiquattro ore, con gran parte degli avvenimenti che accadono di notte. Tuttavia, finora non ho ricevuto alcuna offerta per i diritti cinematografici o televisivi.

 

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Per i nostri lettori italiani, potrebbe condividere i suoi progetti letterari? Un altro thriller profetico su un potenziale problema per l'umanità?

Avevo programmato di scrivere un romanzo ambientato nelle Svalbard, nel Circolo Polare Artico, che avrebbe affrontato l'urgenza del cambiamento climatico, così come i nuovi virus. Sfortunatamente, a causa del Covid, ho dovuto annullare il mio viaggio di ricerca nell'Artico lo scorso maggio, e invece ho scritto un romanzo ambientato qui in Francia dove vivo – una storia che si svolge in due tempi: il primo impostato durante la Seconda guerra mondiale; il secondo che si svolge nel presente, in cui la scoperta di una tomba di settant’anni prima e l'omicidio di un critico d'arte francese hanno un nesso. Quale? La Gioconda!


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Per la prima foto, copyright: Mark Claus su Unsplash.

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