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Lo scandalo della libertà. “Italiana” di Giuseppe Catozzella

Lo scandalo della libertà. “Italiana” di Giuseppe CatozzellaSe non sai che l’ha scritto un uomo, Italiana, per la forza dei sentimenti provati dalle donne che popolano il romanzo, si ha la sensazione che si tratti di una mente femminile. Poi, il vigore di alcune scelte lessicali fa sorgere il dubbio e – se non avevi ancora afferrato del tutto il nome dell’autore – ti spinge a girare le pagine, cercare il titolo e chi lo ha scritto. Dalla copertina emerge che Italiana è l’ultimo romanzo di Giuseppe Catozzella, uscito per Mondadori, mentre dalle pagine prende vita una storia travolgente, intensa, insolita, che parla del passato per parlare dell’oggi, poiché ogni presente ha radici lontane.

Protagonista di questa vicenda è Maria, Maria che diventerà Ciccilla, la prima e unica donna a guidare una brigata. Che sia speciale, lo si capisce sin da subito: c’è uno scintillio nel suo essere, una fiammella che la fa tendere verso la libertà. È una ragazza storta, per dirla con le parole di suo padre, perché alla libertà pensano solo i pazzi o i ricchi. Lei ricca non è. Avrebbe potuto. Come la sorella, Teresa, ma non era quello il suo destino.

Di quale fosse il destino di Maria, di come sia nata l’idea del romanzo e quale sia la difficoltà a essere donna, ne abbiamo parlato con Giuseppe Catozzella.

 

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L’immagine iniziale è molto forte. La terribile Ciccilla, capelli tagliati, vestita da uomo, si è trasformata in altro, ma non lo ha fatto per somigliare agli uomini bensì per non essere più Maria. Un gesto simbolico, per diventare chi?

Nel momento in cui Maria abbraccia la sua parte più selvaggia, si abbandona all’idea che la parte vera è quella che si manifesta nel bosco, in cui combatte per la libertà personale e per quella di un’Italia più giusta.

Giunta a questo punto, nulla può intromettersi tra lei e il suo obiettivo. Infatti, può diventare tutto, può comportarsi come un animale o come un uomo. Ogni mezzo è valido.

Lo scandalo della libertà. “Italiana” di Giuseppe Catozzella

«Questa è nata libera», dice il padre riferito alla figlia, intendendo che fosse storta…

La libertà è uno scandalo, nella seconda metà dell’800 e nel 2021. La libertà di una donna, poi, è ancora più scandalosa. Il padre, nel descriverla come storta, sta cercando di tarparle le ali. Ci vorranno anni perché Maria decida di abbandonarsi al proprio sé originale.

 

Di madre in figlia: il destino pare volersi ripetere a prescindere dal desiderio della figlia di non somigliare alla madre. È quasi un incantesimo. Come lo si può spezzare, secondo lei?

Lo si può raggiungere con grande fatica, anzi la cosa più difficile nella vita è la rivolta. La rivolta, in primis, come diceva Camus, è un processo personale. È la fiammella indistruttibile che ci anima, ci aiuta a vedere un’invincibile estate anche nell’inverno. Di solito, siamo circondati da persone non libere e noi vogliamo essere apprezzati. Ecco perché diventare chi siamo destinati a essere è difficile.

 

Teresa, che parla con accento di città, che era stata venerata come un fantasma nella mente di Maria, è una ragazza piena di dolore e rancore. Quanto in fretta ci si abitua agli agi e come questi incidono sull’animo delle persone?

Teresa disprezza le sue origini. È abituata a vivere nell’agio, in mezzo alla nobiltà e disprezza se stessa all’interno della propria famiglia. Maria, in questa equazione di rancore, è il capro espiatorio, è la responsabile delle sciagure che sono capitate a Teresa; se non fosse stato per la sorellina, lei sarebbe stata ancora tra la nobiltà. Maria le ha rovinato l’esistenza.

È un rapporto di amore-odio che segna inevitabilmente il destino di Maria, in un certo senso la sprona verso la rivolta. 

Lo scandalo della libertà. “Italiana” di Giuseppe Catozzella

«Siamo donne Marì», un lamento, un dato di fatto. Personalmente, da donna mi è capitato di esprimere lo stesso tipo di pensiero. Com’è possibile, secondo lei, che sentirsi donna, a tratti, sia percepito ancora come un fardello?

Di certo stiamo facendo passi avanti, anche in questi giorni. La condizione della donna resta di disparità e questo è vero soprattutto nel nostro paese; altrove la situazione è più equilibrata.

Da questo punto di vista, la storia di Maria fa emergere il meccanismo di corruzione secondo cui tutti i rappresentanti delle categorie deboli vadano estromessi. La donna fa ancora parte di questi gruppi.

Tuttavia, sono convinto che la situazione si smuoverà, anche se viviamo in un paese immobile dal punto di vista delle rivoluzioni. Siamo un paese a cui, in fondo, non gliene frega niente.

 

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Italiana è un romanzo molto ricco e profondo, mescola documentazione storica e immaginazione. In che modo è nata l’idea e come ha lavorato nel cucire i vari scampoli delle due dimensioni?

Il nucleo centrale arriva da molto lontano, da un racconto fatto da mia nonna riguardante una nostra ava brigantessa. Ero rimasto molto affascinato da questa figura per la quale mia nonna provava un misto di ammirazione e vergogna. L’idea è nata lì, poi ha impiegato anni per prendere una forma più concreta.

Per la documentazione: è stata la parte più difficile. Tutto ciò che si sa su Ciccilla l’ho estratto dai faldoni del processo tenutosi contro di lei tra il 1864 e il 1865.

La scelta di adottare il suo punto di vista, invece, è nata in modo spontaneo. Sapevo che doveva essere lei a raccontare la sua storia.

Per me, scrivere, corrisponde all’annullamento del proprio io che percepisco come un ostacolo. A me una letteratura che parli del vissuto dell’autore non interessa molto. Mi piace invece annullarmi, farmi da tramite per una storia nell’ottica di un processo di scrittura che è mistero, ma anche meditazione e transfert.


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Per la prima foto, copyright: Jyotirmoy Gupta su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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