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“Lizzie” di Shirley Jackson: la scrittrice che ispirò Stephen King

Shirley Jackson, LizzieAmatissima da Stephen King, Shirley Jackson è l'autrice del bellissimo Lizzie, da qualche mese proposto in Italia da Adelphi, nella traduzione diLaura Noulian. Si tratta del primo, grande romanzo dedicato alle personalità multiple, incentrato sulla figura di questa apparentemente anonima impiegata di nome Elizabeth Richmond, ventitré anni e orfana, il cui unico vincolo affettivo è rappresentato dalla zia Morgen, sorella della defunta madre. A voler essere onesti, zia Morgen non è la sola presenza nella vita di Elizabeth: infatti, ci sono anche Beth, Betsy e Bess. Peccato che Elizabeth, Beth, Betsy e Bess siano, in realtà, la stessa persona. O no?

Tutto ha inizio con una forte emicrania, amnesie ed episodi di insonnia che costringono la ragazza a consultare uno specialista, tale dottor Wright, il quale prende particolarmente a cuore la paziente, se non altro per un forte interesse medico e scientifico nei confronti del caso. Il dottor Wright sottopone Elizabeth a lunghe sedute di ipnosi, ed è proprio in questi frangenti che le personalità della giovane si alternano, emergendo una dopo l'altra, mettendo in luce vari aspetti, fino a quel momento latenti, del carattere della Richmond: da una parte c'è lei, Elizabeth, forse la più equilibrata, anche se un po' noiosa e mediocre; al contrario, Beth è socievole, ben educata, una creatura deliziosa. Poi c'è Betsy, insolente, cinica, dispettosa, il cui unico scopo è quello di distruggere Elizabeth e Beth: questo finché non compare anche Bess, la personalità più pedante e interessata al denaro. Al dottor Wright spetta l'arduo compito di ricomporre l'Io di una Elizabeth Richmond che pare non esistere più. O meglio, chi è veramente Elizabeth? Quella manifestatasi per più di vent'anni o una delle altre tre donne che, nel tempo, si sono risvegliate in lei?

Lizzie è un romanzo che fa riflettere sulle varie sfaccettature caratteriali insite in ognuno di noi: c'è un po' di Elizabeth Richmond in ciascun individuo, il cui Essere difficilmente può essere definito dentro confini netti. Ma non è tutto, perché la risoluzione del bizzarro caso clinico, curato con perizia e, pare, con successo, lascia aperti numerosi interrogativi circa le sorti di Elizabeth, la cui dichiarazione «sono felice, so chi sono» sembra annunciare una serenità provvisoria più che definitiva. Da una parte, nel libro realtà e finzione s'intrecciano e si confondono, creando un clima ambiguo, precario, a tratti spaventoso; dall'altra, Shirley Jackson non rinuncia a delle sfumature ironiche, quasi comiche, soprattutto nelle diatribe che contrappongono Betsy e Bess, oltre che nella descrizione della prima la quale, nel corso dell'opera, gode, più delle altre, della simpatia del lettore. In Lizzie si assiste a una sorta di via crucis della protagonista, che culmina in un metaforico sacrificio umano (ma lo è davvero, “metaforico”?) in cui la vittima sacrificale è una parte importante di Elizabeth, che necessariamente deve morire per evitare l'auto-distruzione totale del proprio Io.

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Shirley Jackson, LizzieLa Jackson scrisse il romanzo nel '54: sei anni prima aveva pubblicato sul «New Yorker» un racconto, intitolato La lotteria, incentrato, appunto, su una lotteria presso un piccolo centro rurale, il cui premio finale, però, non corrispondeva esattamente a una ricca vincita. L'epilogo dello scritto provocò l'indignazione generale – non lo sveleremo, per non rovinare il piacere di un'eventuale lettura –, ma decretò anche la fama della Jackson, poi autrice di L'incubo di Hill House (la successiva influenza nelle opere di King è qui palese) e Abbiamo sempre vissuto nel castello (entrambi i romanzi, così come La lotteria, sono stati pubblicati in Italia sempre da Adelphi). Con Lizzie è impossibile non pensare pure a Una stanza piena di gente di Daniel Keyes, in cui veniva narrato il caso estremo di Billy Milligan, nel quale convivevano ventiquattro diverse personalità: gli episodi di cui Billy fu protagonista, realmente accaduti negli anni Settanta, sono stati descritti circa due decenni dopo che la Jackson ha presentato al mondo intero la sua Elizabeth Richmond, personaggio fittizio, ma il cui disturbo mentale, narrato con abilità nelle trecento pagine di questo piccolo capolavoro, è stato poi ripreso più volte negli anni da altri scrittori (oltre che da registi nella settima arte) attraverso nuove trame e nuovi personaggi. Se siete alla ricerca di una lettura coinvolgente e di una storia ben scritta, Lizzie di Shirley Jackson fa senza dubbio al caso vostro.

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