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Librerie italiane – Intervista alla Libreria Therese (Torino)

Libreria ThereseDopo Venezia e Palermo, andiamo a sentire che aria tira a Torino per i librai indipendenti con un’intervista a una delle più dinamiche librerieindie della città, la Libreria Therese. Dal suo quartier generale in zona Vanchiglietta, Therese anima il panorama culturale torinese dal 2007 con libri selezionati e voglia di raccontare.

Davide Ferraris, il quale ha battezzato la libreria con il nome di un suo amore letterario, ha risposto alle nostre domande.

 

L'ultima moda che arriva dagli USA sta già "salvando" le librerie indipendenti in loco: il consignment model. Il conto deposito applicato su larga scala può essere la svolta per i librai indipendenti anche in Italia o le priorità "commerciali" sono altre?

Non so se questo sia IL modo, ma certamente è UN modo. In questo senso ho molto apprezzato lo sforzo fatto da Mondadori e dal suo progetto indie. Ciò che consente l'adesione a questo progetto è molto simile al consignment model ma si applica solo sulle nuove uscite e solo per un periodo limitato di tempo: è certamente un modo per condividere il rischio insieme, avvicina. Nuove strade sono tutte da trovare, e da battere: il modello per come è stato portato avanti ormai non regge più, i libri sono troppi e spesso totalmente abbandonati al loro destino. Lavorare con l'editoria indipendente invece è diverso: quel modello trova già applicazione. Ormai gli editori di qualità amano allearsi con le librerie che possono far trovare loro spazi che difficilmente troverebbero nelle grandi librerie di catena e per fare questo portano avanti un dialogo continuo con i librai, in\formandoli in maniera diretta e dando vita a uno scambio che può essere schietto da ambo le parti. Difficilmente potrò avere accesso alla redazione di un editore di gruppo, sarà invece un piacere per un editore indipendente aprire le porta della propria “officina” e raccontare come lavora e in cosa crede. Da lì al trovare modi di collaborare concreti il passo è breve. Il pachiderma è la grande distribuzione: cambiare un modo di fare aggressivo ed invadente è difficile e richiede una disponibilità rara; per questo l'iniziativa di Mondadori è rilevante, è il primo tentativo concreto di cooperazione tra grande gruppo editoriale e piccole realtà.

 

Prima di aprire Therese si è fatto le ossa nelle "librerie di catena": quali sono le lezioni più utili che hai imparato dai supermarket dei libri?

Non ho lavorato molto per catene, ma per poco che io le abbia frequentate più che imparare qualcosa di nuovo ho capito come non avrei mai voluto lavorare. L'ossessione per la rotazione dei titoli, per le novità, per ilbestseller, il suddividere gli spazi a seconda di logiche che hanno più a vedere con il marketing che con la proposta non ha nulla in comune con il mio lavoro attuale, né con quello che avevo imparato nelle precedenti realtà, anche loro indipendenti. Per sintetizzare posso dire che nella libreria di catena in cui sono stato io, il fatto di conoscere un libro, non era considerato un valore. Molto semplicemente.

 

Quando la libreria d'essai incontra il cinema d'essai può nascere una buona amicizia? Ci racconta meglio come collaborate nel concreto in una città cinefila come Torino?

Entrare in un cinema a proporre libri significa portare storie all'interno di un mondo che è fatto di storie, ci sentiamo a casa. Abbiamo uno spazio all'interno del cinema Fratelli Marx che gestiamo attraverso la presenza di una selezione del nostro catalogo: è una reale appendice della libreria ma mentre noi manteniamo la nostra identità, i clienti ci usano in modo diverso. I gusti dei cinefili sono altri rispetto a quelli dei lettori che frequentano la libreria e questo ci consente di ampliare le nostre conoscenze ma anche di far incontrare a chi va al cinema dei libri che difficilmente troverebbe altrove. È uno scambio continuo.

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Libreria ThereseGli audiolibristanno vivendo un discreto momento di gloria. Il "libro parlato" è un progetto che porta avanti con diverse modalità da molti anni (spettacoli, storytelling, ecc.). C'è bisogno che il libraio esca un po’ dal ruolo di “recensore” per entrare in una dimensione narrativa?

Ogni libreria si narra, alcune lo fanno attraverso i titoli che stanno sui loro banchi, altre hanno bisogno di qualcuno che dia loro una voce. Noi siamo così, la necessità di un luogo si è sposata a un'esigenza, da parte mia, di fare un po' il cantastorie: ho iniziato per gioco e poi mi sono fatto prendere un po' la mano. Non so se questo modo sia una necessità per ogni libraio, certamente lo è per me. Il libraio secondo me non deve in nessun caso porsi come un recensore, il recensore parte dal libro, il libraio parte dai lettori: è una prospettiva che cambia significativamente il modo di guardare ad un contenuto editoriale. Noi consigliamo, non recensiamo. Un lettore difficilmente smette di comprare un giornale se vi legge una recensione che non risponde al libro che descrive, può invece capitare che decida di cambiare libreria se non è soddisfatto della proposta. Noi partiamo da ciò che ci chiede un cliente ed è a lui che rendiamo conto, direttamente.

 

Therese coinvolge spesso anche i bambini; del resto il suo percorso imprenditoriale somiglia molto a una fiaba, con sogni che si avverano e grandi avventure. C'è una “morale” che si sentirebbe di trasmettere a chi, oggi, vuole aprire una libreria indipendente?

La morale credo sia poco fiabesca. Questo è un mestiere per il quale bisogna studiare, almeno un po'. Maneggiare non solo il modo in cui un magazzino va gestito ma anche il mondo editoriale, avere un repertorio di conoscenze, non è cosa che riguarda i lettori ma la specifica figura del libraio: non basta essere lettori forti per essere librai, ci si deve formare ad una professione che è fatta di molto altro. Su quelle conoscenze si innestano le nostre caratteristiche, le nostre inclinazioni e la nostra passione, ma se mancano le basi si va poco lontano. All'avventura si deve andare corazzati e con qualche arma. Per chi ha tutto questo consiglio di concentrarsi sull'identità, su ciò che rende unico un luogo rispetto ad un altro. Credo che la libreria indipendente debba sempre più concentrarsi sulla propria specificità: non intendo dire che deve a tutti i costi essere una libreria specializzata, ma certamente che non può riprodurre la proposta della grande distribuzione in piccolo, finirebbe schiacciata. Unicità, formazione continua e voglia di avere le mani sporche a fine giornata. Poca fiaba, tanta realtà.

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