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Libertinaggio, letteratura e filosofia – Il marchese de Sade

Libertinaggio, letteratura e filosofia – Il marchese de SadeSono passati secoli dalle sue opere, ma tutt’oggi, molto spesso, non ci si accosta alla particolare produzione letteraria del “divin marchese”, come lo definì Baudelaire. De Sade è ancora circondato da una ben poco lusinghevole fama, uno scrittore maledetto da cui fuggire a tutti i costi, dedito esclusivamente a vizi ed eccessi, che non a caso fanno derivare dal suo nome il termine “sadismo”, proprio per indicare un piacere perverso che deriva dall’infliggere dolore.

De Sade è certamente stato protagonista della corruzione morale del suo tempo, ma ciò non gli ha impedito di essere un prolifico autore, un filosofo, un viaggiatore e un marito affettuoso, come dimostrato nelle lettere inviate alla consorte.

Donatien-Alphonse-François marchese de Sade nasce a Parigi nel 1740 da una nobile famiglia provenzale, imparentata con i Condé dal ramo materno; tra gli antenati pare figurasse la Laura petrarchesca. Dopo il suo trascorso in un prestigioso collegio gesuita, tra il 1750 e 1754, entra nel collegio della Cavalleria reale, ed è presente con grado di capitano alla guerra dei Sette anni. Dopo il congedo, nel 1763 sposa Renée-Pelagie de Montreuil, che avrà sempre sincero affetto per il marito.

 

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Libertinaggio, letteratura e filosofia – Il marchese de Sade

Nel medesimo anno, il marchese viene colpito da un ordine di cattura per comportamenti depravati; sarà solo l’inizio di una serie di incarceramenti e accuse a causa del suo comportamento dissoluto e libertino. Gli storici moderni ritengono che i misfatti attribuiti al marchese siano stati esagerati, gonfiati in modo eccessivo, probabilmente grazie anche alle accuse rivoltegli dalla suocera, che nel 1774 gli valsero la prigionia a Vincennes. In realtà, i crimini contestati al marchese non erano diversi, né più gravi, da quelli commessi da moltissime altre persone in quel periodo, ma solo Sade è divenuto lo “scrittore maledetto”, e solo su di lui detta “maledizione” si è perpetuata nei secoli.

Dal 1784 comincia il suo passaggio carcerario più celebre, quello alla fortezza della Bastiglia, per poi essere spostato a Charenton: sarà in questa fase che scriverà due delle sue opere più celebri, Le cento venti giornate di Sodoma o la scuola del libertinaggio e Justine o le sventure della virtù.

Dopo altre traversie e detenzioni, dal 1795 pubblica La filosofia nel boudoir, Aline e Valcour, La nuova Justine, I crimini dell’amore. Dopo aver rischiato la ghigliottina durante il periodo del Terrore, viene liberato a seguito dell’esecuzione di Robespierre, ma nuovamente internato nel manicomio di Charenton all’ascesa di Napoleone; qui morirà nel 1814.

Libertinaggio, letteratura e filosofia – Il marchese de Sade

Le opere del marchese sono state accantonate per molto tempo, se non proibite, e hanno dovuto attendere il XX secolo per essere rivalutate, sebbene la loro influenza avesse già toccato la produzione poetica di Baudelaire e Rimbaud; nel ‘900 saranno Apollinaire, i surrealisti, e altri autori e avanguardie a riportare l’attenzione sulla produzione dell’autore maledetto per antonomasia, scorgendo non più solo lo scandalo, ma cogliendo nei romanzi l’affrancamento dalla censura, dalle convenzioni razionaliste e sociali, realizzato attraverso i temi delle pulsioni sessuali e distruttrici che saranno materia della nascente psicanalisi. Oltre ai romanzi, Sade scriverà anche Viaggio in Italia, memoria del soggiorno durato un anno durante il secondo viaggio del marchese nella penisola. Il nostro autore si mostra qui affamato di cultura, e visita musei, chiese, città, compiendo anche un’indagine di tipo storico secondo i dettami fondati sulla razionalità illuminista.

Sade si forma con la filosofia illuminista, si avvicina al pensiero radicale dei philosophes, ma la sua riflessione va oltre il materialismo e l’ateismo; ciò ben si vede in un’opera del 1782 destinata alla rappresentazione teatrale, Dialogo fra un prete e un moribondo: sul letto di morte, un orgoglioso libertino tenta di convincere il sacerdote che non vi è senso nella morale religiosa, e dunque anche lui dovrebbe votarsi a una vita viziosa. Naturalmente il testo è sarcastico, un ribaltamento della convenzione. Sade prende le mosse dalla filosofia naturalista di Rousseau e Diderot, ma la rende illimitata, tutta incentrata sull’individuo, e porta all’esasperazione anche la concezione atea del barone d’Holbach, che certamente voleva liberare la morale dalla religione, ma non intendendo con ciò che tutto fosse permesso, erano comunque necessari limiti. Sade li supera, la sua filosofia nichilista si cala nell’erotismo dei suoi romanzi, liberi da qualsiasi morale, e perfino la pratica puramente carnale risulta per nulla libera e portatrice di gioia. Sade non accetta neppure il limite del deismo, o quello rivoluzionario di Robespierre: la Rivoluzione deve essere, per il marchese, totale, coinvolgendo anche i costumi, non finalizzata a un nuovo ordine morale, ma a un completo “non-ordine” in modo che non possa essere mitigata.

Libertinaggio, letteratura e filosofia – Il marchese de Sade

Nelle sue pagine dominano crudeltà, vizio illimitato, pratiche erotiche che sfociano nella pornografia, ma sempre costruita teatralmente, che più che provocare sdegno, non di rado provoca terrore e repulsione. È proprio in questa costruzione che si annidano le ossessioni, le inquietudini, i fantasmi interiori del marchese, quasi un trattato pronto per essere analizzato psicologicamente, e dove terapeuti e specialisti possono contemplare sotto forma di letteratura psicosi e stati mentali.

 

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Nei romanzi di Sade sono i protagonisti negativi ad avere fortuna, mentre chi vuole conservare la virtù e seguire i precetti della morale viene travolto, non ha pace, dunque conviene assecondare gli istinti naturali, anche malvagi, e abbandonarsi al vizio senza troppa coscienza. In questo punto avviene una netta rottura anche con i prosatori della letteratura erotica in genere, poiché essi dipingono l’abbandono al piacere come naturale, senza alcuna condanna di lascivia, in quanto le componenti affettive e sessuali sono proprie dell’essere umano; Sade ribalta tutto, non ci sono affetto né positività in lui, e non ci sono passionali innamorati alla luce del sole, ma pratiche e rituali licenziosi eseguiti nell’ombra, in qualche camera segreta, mai all’aperto, sempre avvolti dal male, spesso accompagnati da excursus filosofici dove i protagonisti provano a spiegare la crudeltà con la ragione, e dove la pratica erotica descritta è del tutto inverosimile, distaccata totalmente dalla realtà.

Libertinaggio, letteratura e filosofia – Il marchese de Sade

È innegabile che molti videro nel marchese la vera idea di uomo libero, libero soprattutto da censure e consuetudini, il promotore di una rivoluzione autentica, e certo le sue pratiche non valsero i tanti anni di carcere e l’aura maledetta che da sempre lo contraddistingue. A dircelo è proprio Sade, che in uno dei passi più celebri delle lettere indirizzate alla moglie scrive: «Sì, sono un libertino, lo riconosco: ho concepito tutto ciò che si può concepire in questo ambito, ma non ho certamente fatto tutto ciò che ho concepito e non lo farò certamente mai. Sono un libertino, ma non sono un criminale né un assassino».

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